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Informazioni Notizie dal territorio

Lupo Canis lupus, una corretta coabitazione: comunicato stampa a cura del Coordinamento Lipu Veneto

Il lupo (Canis lupus) è un mammifero appartenente all’ordine dei Carnivori comprendente la famiglia dei Canidi. Di questa famiglia fanno parte anche altri mammiferi della nostra fauna, quali la volpe (Vulpes vulpes) e lo sciacallo dorato (Canis aureus).

La sottospecie C. lupus italicus (Altobello, 1921), che abita la penisola italiana, presenta caratteristiche differenti rispetto al lupo transalpino. Esso è caratterizzato da dimensioni inferiori rispetto al lupo euroasiatico, mantello grigio rossastro variabile a seconda della stagione, stria nera su dorso e zampe anteriori, “mascherina” facciale bianca estesa alla gola e coda lunga al tallone con punta nera.

Il comportamento è caratterizzato da una spiccata vita sociale. Il gruppo è organizzato in un nucleo familiare, costituito dalla coppia riproduttiva, dai giovani dell’anno e da individui “helpers”, ovvero giovani che hanno superato l’anno di vita, ma che restano nel gruppo per aiutare la coppia dominante a crescere i cuccioli. L’attività di caccia si svolge in maniera organizzata ed è sostenuta dalla coppia dominante, a volte aiutata dagli helpers. L’estensione del territorio di caccia varia in maniera inversamente proporzionale alla quantità di prede presente in esso. Il territorio è in ogni caso difeso dal branco contro invasioni di individui estranei. Marcature con fatte e urine, ma anche gli ululati, servono a delimitarne i confini. Nel peggiore dei casi, l’invasore può essere aggredito e ucciso dal branco.

Prede elettive del lupo sono gli ungulati (cervi, cinghiali, caprioli, daini); la dieta, tuttavia, è onnivora, non disdegnando piccoli mammiferi (lepri, conigli selvatici, roditori) e uccelli. Anche frutti selvatici rientrano nell’alimentazione di questo canide.

Generalmente i giovani, superato l’anno di vita, vanno in dispersione percorrendo in alcuni casi anche centinaia di chilometri alla ricerca di un territorio dove stabilirsi e di un partner con cui costituire una coppia e riprodursi. Per effettuare questi spostamenti, gli individui possono utilizzare corridoi ecologici costituiti, ad esempio, dal corso dei fiumi (vedi il caso dell’estate 2024, riferito alla lupa diventata confidente e recuperata nel medio corso della Piave). Anche le strade asfaltate costituiscono linee preferenziali di spostamento. Ciò è causa di un alto numero di incidenti fatali per impatto con i veicoli (c.d. “road killing”).

Fig. 1 – Predazione di lupo su nutria in area di pianura. Foto archivio Lipu Treviso.

La riproduzione avviene per accoppiamento della femmina e del maschio dominanti tra gennaio e febbraio. I cuccioli nascono a maggio in una tana ben riparata dai disturbi, solitamente una cavità naturale o una tana abbandonata da altri animali. Nel corso dell’estate i cuccioli vengono trasferiti in luoghi appartati e tranquilli, chiamati siti di rendez-vous. Qui i cuccioli sono accuditi da uno dei fratelli nati nell’anno precedente, mentre i genitori sono impegnati nelle battute di caccia.

Intorno ai 4 mesi di età i cuccioli cominciano a seguire il resto del branco anche durante le battute di caccia.

Le dimensioni di un branco variano nel corso dell’anno: tra maggio e giugno, quando avvengono i parti, il branco raggiunge la sua numerosità massima che poi, nei mesi seguenti, si riduce per un naturale processo di mortalità e per la dispersione, che spingerà buona parte dei giovani che hanno raggiunto la maturità sessuale ad abbandonare il branco alla ricerca di un nuovo territorio e di un partner con cui formare una nuova coppia.

Quando un territorio è interamente colonizzato il numero dei branchi rimane stabile.

Il lupo svolge un ruolo ecologico importante, in quanto è in grado di regolare numericamente le prede (ungulati) presenti nel suo territorio di caccia. Ciò impedisce agli ungulati di ridurre eccessivamente la produzione primaria (piante), facendo sì che l’habitat si mantenga in equilibrio.

Il ritorno del lupo nell’arco alpino e nel territorio del Veneto è stato favorito dalla tutela legale riconosciuta alla specie, dall’abbandono delle aree montane da parte dell’uomo, con conseguente avanzamento del bosco e dall’aumento numerico degli ungulati.

In particolare, nella nostra regione l’incontro avvenuto nel 2012 in Lessinia tra la lupa Giulietta, proveniente dalle Alpi occidentali, ed il maschio Slavc, di origine dinarica, ha dato vita ad un primo branco la cui discendenza formata ha poi colonizzato l’Altopiano di Asiago,  I Colli Euganei, il Massiccio del Monte Grappa, le Prealpi trevigiane, il Cansiglio, il Bellunese. L’espansione dell’areale è avvenuta fino a raggiungere aree naturalistiche nella gronda della Città Metropolitana di Venezia, quali l’Oasi di Vallevecchia (Caorle) l’entroterra Sandonatese, nonché l’area del Rodigino, il sito del Delta del Po, nel Trevigiano, aree collinari più prossime alla pianura, quali il Montello e le Grave di Ciano (Crocetta del Montello). 

L’arrivo del lupo in aree di pianura conferisce a questa specie l’importante ruolo di ristabilire condizioni di equilibrio ecosistemico. Infatti, è documentato che la nutria (Myocastor coipus), roditore alloctono invasivo, è entrata nella catena alimentare del lupo, che così può regolarne le popolazioni finora rimaste prive di un predatore naturale. Questo servizio ecosistemico, naturale e gratuito, è di notevole supporto agli operatori, ai portatori di interessi, ai consorzi e agli enti che si occupano di gestione idraulica e tutela del territorio. 

Una delle criticità che possono emergere è l’ibridazione degli individui di lupo (Canis lupus) geneticamente puri con cani domestici (C. lupus familiaris). Ciò comporta un indebolimento della specie e un conseguente pericolo per la sopravvivenza della stessa. È opportuno, in tal senso, che le autorità preposte riducano i casi di randagismo e di cani vaganti, fenomeno che interessa anche alcune aree collinari e rurali dei nostri territori.

Più complessa è la questione che emerge dal rapporto tra il ritorno del lupo nei suoi antichi areali e le attività umane, in particolare la pastorizia e l’allevamento. Il potenziale conflitto che ne scaturisce, si risolve quasi completamente attraverso l’adozione di misure di prevenzione e di dissuasione incruente, come dimostrato, ad esempio, con esperimenti condotti nel Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi o nel Massiccio del Monte Grappa. Si è, infatti, dimostrato come l’impiego di reti elettrificate, l’utilizzo di cani da guardiania e la presenza umana (pastori) riducano notevolmente il tasso di predazioni da parte dei lupi su armenti e greggi al pascolo. Inoltre, politiche di indennizzo per danni da predazione, – soprattutto con modalità non farraginose ed in tempi celeri,- subiti dagli allevatori che abbiano adottato le suddette misure, costituiscono un valido supporto fornito dalla Regione e dagli Enti gestori delle aree protette.

Un ulteriore sistema di difesa incruenta è costituito dall’adozione di sistemi di gestione proattiva attraverso l’apposizione di radiocollari su individui di lupo appositamente catturati, come è stato sperimentato da uno studio finanziato dalla Regione Veneto e condotto dall’Università di Sassari sul Massiccio del Monte Grappa (vedi il docufilm “Lupo Uno” di B. Boz e I. Mazzon, 2023).

Individui di lupo geneticamente ibridati con cani domestici sono più propensi alla predazione sugli animali domestici. Anche alcuni contesti in cui gli ungulati selvatici sono numericamente ridotti a causa di attività venatoria troppo intensa, fanno sì che la frequenza di predazioni sui domestici aumenti.

È bene qui ricordare l’importanza delle prove genetiche, ricavate dalle autorità competenti e da personale specializzato, indispensabili per determinare se l’autore di predazione sia effettivamente da ricondurre alla specie lupo, o se invece si tratti di cane domestico o altro carnivoro.

È fondamentale tenere a mente che il lupo è un animale selvatico, che per sua natura teme l’uomo e che per questo cerca di tenersene lontano. L’uomo deve, quindi, evitare comportamenti errati che inducano il lupo ad avvicinarsi troppo agli insediamenti umani e a diventare confidente. Un lupo che venga alimentato dall’uomo, anche indirettamente (si pensi, ad esempio, al caso di rifiuti organici non correttamente gestiti e lasciati nei pressi delle abitazioni), perde la sua naturale diffidenza e può diventare potenzialmente pericoloso per l’uomo stesso.

Anche basilari accortezze nella corretta gestione degli animali domestici e di affezione è importante per ridurre il conflitto.

La riduzione del conflitto tra uomo e lupo (e la fauna selvatica in generale) è alla base degli obiettivi di conservazione della specie prefissati dalle normative varate dall’Unione Europea (Direttiva Habitat, Convenzione di Berna) e recepite dall’Italia (Legge n. 157/1992 sulla tutela della fauna selvatica e la regolamentazione dell’attività venatoria). In tal senso, Lipu e le altre associazioni ambientaliste sono impegnate da tempo in campagne di sensibilizzazione e corretta informazione rivolte ai cittadini, attraverso incontri a tema tenuti da relatori qualificati.

Le recenti modifiche alla Convenzione di Berna, che hanno portato la Commissione europea a declassare la specie lupo da “strettamente protetta” a “protetta” (dicembre 2024), hanno dato il via alla possibilità per le singole regioni di abbattere una quota percentuale di lupi, calcolata sui dati ufficiali della consistenza numerica delle popolazioni presenti nei rispettivi territori, previo parere positivo dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA).

Lipu ritiene che questa misura non soddisfi le effettive esigenze di conservazione della specie, né costituisca un metodo sostenibile per contenere le predazioni di bestiame. Infatti, studi condotti negli Stati Uniti e in Svizzera e Svezia hanno dimostrato che l’abbattimento di alcuni individui di lupo porta alla disgregazione dei branchi, ad un maggior tasso di riproduzione dei lupi e all’aumento del numero di predazioni sugli animali domestici. 

La disgregazione dei branchi, dovuta all’abbattimento di esemplari  dominanti e di femmine riproduttrici, porta alla dispersione dei componenti, nel caso delle femmine, costoro sono maggiormente propense all’accoppiamento con cani inselvatichiti, fatto che sarebbe contemplato quando il branco è completo, sarebbe impossibile solo l’avvicinamento di un cane selvatico. Tracce di ibridazione nel Centro – Sud Italia sono riscontrabili su circa il 65% degli esemplari di Lupo italico, di qui l’importanza della mappatura genetica per comprendere la reale entità e grado del fenomeno su scala nazionale.

Di fondamentale importanza, inoltre, è il “numero sommerso” di individui di lupo vittime di bracconaggio (abbattimenti illegali con armi da fuoco, lacci, tagliole, bocconi avvelenati), di road killing e di cause legate alla frammentazione dell’habitat. Questi numeri, che devono essere assolutamente fatti emergere, non sono stati presi in considerazione nella scelta di declassamento della specie e nella conseguente determinazione delle quote percentuali di abbattimento.

La rimozione deve quindi restare l’ultima opzione, da utilizzare solo dopo aver adottato tutti i metodi preventivi a disposizione e, in ogni caso, va applicata solo ed esclusivamente nei confronti di singoli individui problematici od eccessivamente confidenti probabilmente frutto di un errato comportamento da parte dell’uomo:  erché un abbattimento indiscriminato anziché prevenire potenziali problemi di convivenza, rischia di crearli, amplificando delle condotte sinora marginali e gestibili.

Il coordinatore regionale Lipu
Dr. Gianpaolo Pamio

Venezia, 11 marzo 2026

Fig. 2 – Resti di nutria predata. Foto archivio Lipu Venezia.
Fig. 3 – Impronta di lupo. Foto archivio Lipu Venezia.
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Notizie dal territorio Pubblica amministrazione

Cittadella (PD): i lavori presso il Duomo mettono a rischio rondini e rondoni in nidificazione

Venezia, lì 10 marzo 2026

Sig. sindaco del Comune di Cittadella PD
Via Indipendenza, 41
Cap 35013 – Cittadella PD
PEC cittadella.pd@cert.ip-veneto.net

Spett.le Omissis

Spett.le Diocesi di Padova
Via Dietro Duomo 15
Cap 35135 Padova
PEC beniculturali.direzione@pec.diocesipadova.it

Spett.le Omissis

Spett.le Regione del Veneto
Ufficio Biodiversità 
Calle Priuli 99
Cap 30121 – Cannaregio – Venezia
Indirizzo e mail turismo@regione.veneto.it

e, p.c.

Gruppo Carabinieri Forestali di Padova
Via Michelangelo Bonarroti, 11
Cap 35135 Padova
PEC fpd43665@pec.carabinieri.it

Oggetto: lavori di restauro e manutenzione straordinaria presso il Duomo dei Santi Prosdocimo e Donato sito in Via Guglielmo Marconi nr. 5 nel Comune di Cittadella (PD), criticità per la presenza di avifauna in nidificazione, cantiere in esecuzione, tempi di realizzazione opere.

Spett.li Enti in indirizzo, per le rispettive competenze, 

con la presente si vuole ringraziare per l’azione di tutela posta in essere nell’anno  2025,  al fine di tutelare le specie in argomento. 

Volontari Lipu hanno provveduto in questo periodo a svolgere un sopralluogo esterno al cantiere, finalizzato a verificare lo stati dei luoghi deputati  alla nidificazione di Rondoni comuni, Rondini montane, Chirotteri: nell’eseguire tale attività con l’ausilio di binocoli, hanno potuto  accertare che i lavori di consolidamento delle murate procedono con tempi non aderenti all’imminente stagione migratoria, quando, dall’Africa Subsahariana giungeranno nel Comune di Cittadella (Padova)  centinaia di Rondoni. Si rammenta che la specie del Rondone, soprattutto il riproduttore dimostra una particolare fedeltà al nido, costituito da fessure, buche pontaie, sottocoppi, ovunque ci sia una cavità retrostante ad uno spazio minimo per poter entrare e nidificare: percorrono circa 12.000 chilometri in volo continuo per ritornare fedelmente a quella cavità-nido.

Le migrazioni annuali del Rondone abitualmente che coincidono con la fine del mese di marzo, prima decade di aprile,  stanno subendo anticipi, causa cambiamenti i climatici in atto. Qualora per la seconda metà del mese di marzo, i lavori in corso non fossero conclusi, al fine di salvaguardare il processo di  nidificazione, si chiede che i ponteggi siano smontati in toto ed ogni attività di lavoro ed antropica in generale, sospesa.

In subordine,si richiede che i ponteggi siano lasciati in loco e liberati da ogni elemento ostativo come teli antipolveri, reti, cavi,  funi, stringhe, ecc, che i parapiedi  interni ai ponteggi non siano posizionati contro o coprenti le cavità, che le passerelle degli stessi non siano allineate contro le cavità, così pure che ancoraggi in parete e la posizione degli elementi afferenti non siano addossati alle cavità. 

Tutto ciò può costruire impedimento per le traiettorie di accesso dei Rondoni alle loro cavità-nido. 

Nel caso i ponteggi rimanessero sul posto, comunque ogni attività antropica deve essere interdetta sino al termine della nidificazione, stimata alla fine del mese di luglio e comunque da monitorare in loco.

Un  grazie anticipato per l’attenzione.

Cordialmente

Il Coordinatore Regionale Lipu Veneto
Dr. Gianpaolo Pamio

N.B.: per praticità, si inoltra in  calce, la missiva inoltrata in precedenza

Venezia, lì 22 maggio 2025

Sig. sindaco del Comune di Cittadella PD
Via Indipendenza, 41
Cap 35013 – Cittadella PD
PEC cittadella.pd@cert.ip-veneto.net

Spett.le Omissis

Spett.le Diocesi di Padova
Via Dietro Duomo 15
Cap 35135 Padova
PEC beniculturali.direzione@pec.diocesipadova.it

Spett.le Omissis

Spett.le Regione del Veneto
Ufficio Biodiversità 
Calle Priuli 99
Cap 30121 – Cannaregio – Venezia
Indirizzo e mail turismo@regione.veneto.it

e, p.c.

Gruppo Carabinieri Forestali di Padova
Via Michelangelo Bonarroti, 11
Cap 35135 Padova
PEC fpd43665@pec.carabinieri.it

Oggetto:  lavori di restauro e manutenzione straordinaria presso il Duomo dei Santi Prosdocimo e Donato sito in Via Guglielmo Marconi nr. 5 nel Comune di Cittadella (PD), criticità per la presenza di avifauna  in nidificazione.

Spett.li  in indirizzo, per le rispettive competenze,

è giunta alla scrivente Associazione la segnalazione di imminenti lavori di restauro  e manutenzione presso il Duomo dei Santi Prosdocimo e Donato sito in Via Guglielmo Marconi nr. 5 Cittadella (Padova).  Volontari dell’Associazione, dopo un attento esame esterno dell’area interessata, in orario diurno  e serale – notturno, hanno accertato la presenza di specie di uccelli oggetto di particolare tutela stante dei lavori di manutenzione 

Viene segnalato nello stabile in oggetto, la presenza in fase di nidificazione, di un  nutrito numero di esemplari di   Rondine montana (Ptyonoprogne rupestris ),  di Rondone  (Apus apus), nonché di Chirotteri, tra cui si annovera il Pipistrello Ferro di Cavallo Minore (Rhinolophus hipposideros) viene descritto che l’attività delle suddette specie  continua attivamente, soprattutto per quanto riguarda i Rondoni le cui coppie possono quantificarsi in almeno una ventina, per l’altra specie non è stato possibile un computo esatto se non per i Chirotteri quantificati in una dozzina.  

Tutte le specie suddette  si trovano in uno stato di conservazione precario, con trend di popolazione negativo. Tra le varie cause di questo declino, oltre alla sottrazione di habitat, all’uso intensivo dei pesticidi in agricoltura,  vi sono tutti quegli interventi edilizi che non tengono conto della loro conservazione.

E’ opportuno qui ricordare che i nidi degli uccelli sono tutelati da normativa vigente secondo quanto previsto dall’articolo 21, comma 1, lettera o), della Legge n. 157 del 11 febbraio 1992, nonché dall’articolo 635 del codice penale. E’ altresì indispensabile richiamare l’attenzione sulla Direttiva CE n. 43/1992, cosiddetta “Direttiva Habitat”, sulla Direttiva CE n. 147/2009, cosiddetta “Direttiva Uccelli”, e sulle Convenzioni internazionali (Convenzione di Bonn e Convenzione di Berna) 

Al fine di evitare ulteriori insorgenze di potenziali conflitti tra le esigenze di conservazione della biodiversità    – esigenze sempre più pressanti e inderogabili, data l’assodata, attuale e scientifica acquisizione dello stato di crisi della biodiversità su scala globale e locale  –   e gli interessi della collettività, si prendano concretamente ed efficacemente in considerazione i tempi di nidificazione e le esigenze biologiche delle specie in questione. 

Al fine di una più approfondita conoscenza, si rimanda all’articolo “Inquilini con le ali” pubblicato nella rivista “Natura” edita dai Carabinieri (numero 124, settembre-ottobre 2021, pagina 46): https://www.carabinieri.it/media—comunicazione/natura/la-rivista/archivio-natura/anno-2021/natura-n-124-settembre—ottobre

All’uopo si rammenta che i Chirotteri sono  tutelati da Leggi nazionali e da Direttive e Convenzioni Internazionali:

La Legge 11 febbraio 1992, n°157  “Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio“, la legge quadro in materia di fauna selvatica e attività venatoria, che identifica i Chirotteri come appartenenti alla fauna “particolarmente protetta”.

La Convenzione di Berna, “Convenzione per la conservazione della vita selvatica e dei suoi biotopi in Europa”, elaborata nel 1979 e resa esecutiva in Italia dalla Legge 5 agosto 1981, n°503. Per questa convenzione le specie “minacciate d’estinzione e vulnerabili” meritano particolari attenzioni di conservazione (art. 1, comma 2) e vengono individuate nell’Allegato II (“Specie di fauna rigorosamente protette”). In tale Allegato sono elencati tutti i Chirotteri europei ad eccezione di Pipistrellus pipistrellus.

La Convenzione di Bonn sulle specie migratrici appartenenti alla fauna selvatica, resa esecutiva in Italia dalla Legge 25 gennaio 1983, n. 42, che promuove la periodica valutazione dello stato di conservazione delle specie, le attività di monitoraggio e di approfondimento delle conoscenze sulle popolazioni.

Il Bat Agreement, “Accordo sulla conservazione delle popolazioni di pipistrelli europei – EUROBATS“, reso esecutivo in Italia con la Legge 27 maggio 2005, n. 104. È un testo normativo nato per concretizzare gli obiettivi della Convenzione di Bonn relativamente alle specie di Chirotteri europei, definite “seriamente minacciate dal degrado degli habitat, dal disturbo dei siti di rifugio e da determinati pesticidi”.

La Direttiva 92/43/CEE relativa alla “Conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche“, nota come Direttiva Habitat attuata in via con D.P.R. 8 settembre 1997, n. 357, integrato e modificato dal D.P.R. 12 marzo 2003, n. 120.


Sulla base delle norme citate è quindi vietato abbattere, catturare, detenere e commerciare esemplari di qualsiasi specie di Chirottero italiano (artt. 21 e 30 della L. 157/92; art. III del Bat Agreement – EUROBATS; art. 6 della Convenzione di Berna; art. 8 del D.P.R. 357/1997 e ss.mm.).
Deroghe possono essere ottenute per catture a scopo di studio, attraverso la richiesta specifica alle autorità predisposte.
Le violazioni sono sanzionate penalmente in base all’art. 30 della L. 157/92 ed alle successive modifiche ed integrazioni.

E’ inoltre vietato arrecare disturbo agli esemplari, in particolare durante le varie fasi del periodo riproduttivo e durante l’ibernazione, nonché alterare o distruggere i siti di rifugio (art. 6, cap. III della Convenzione di Berna; art. 8 del D.P.R. 357/97 modificato con D.P.R. 120/2003). Relativamente a quest’ultimo aspetto, sono citati i “siti di riproduzione”, “di sosta” e “di riposo”, e quindi tutte le tipologie di siti di rifugio utilizzate dai Chirotteri risultano interessate dalla disposizione.

Per una esaustiva comprensione, all’uopo si riporta il Regolamento Edilizio del Comune di Bergamo:

“Nell’ultima modifica, avvenuta il 26/07/2021, al regolamento comunale edilizio 22/10/2001, n. 46, art. 98 si parla delle prescrizioni per la tutela della fauna e avifauna di manutenzione ordinaria e straordinaria, di restauro e risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia.

L’art. 98 riporta quanto segue:

“Gli interventi edilizi su edifici di qualsiasi tipologia previsti dal Decreto del Presidente della Repubblica 06/06/2001, n. 380, art. 3, interventi di rimozione dell’amianto, interventi in materia energetica, da realizzarsi negli edifici dove siano presenti nidi di rondone comune, rondone pallido, rondone maggiore, rondine, balestruccio, rondine montana 79 o chirotteri, sia durante il periodo riproduttivo che al di fuori di esso, dovranno essere di norma eseguiti prevedendo la conservazione dei siti riproduttivi presenti. Nel rifacimento delle coperture si suggeriscono le seguenti soluzioni:

tetti a coppi – lasciare libere le cavità venutasi a creare nella giustapposizione dei coppi, in particolare quelle della prima fila

evitare l’occlusione di tali nicchie con cemento o altro materiale o il posizionamento di pettini parapassero o aghi antipiccione

i fermacoppi, se presenti possono essere laterali, per lasciare l’accesso libero alla nicchia centrale

la grondaia, se presente, può essere posizionata al di sotto delle aperture dei coppi o comunque rispettando l’altezza della vecchia grondaia.

Qualora per ragioni progettuali debbano essere occluse cavità, fessure, nicchie o buche pontaie ospitanti nidi, o asportati nidi costruiti si dovrà procedere, come compensazione, con l’apposizione di altrettanti nidi artificiali previo accertamento e asseverazione dell’assenza di nidificazione in atto. In periodo di nidificazione (rondone comune dal 25 marzo al 30 luglio; rondone pallido e rondone maggiore dal 25 marzo al 30 settembre), qualora i lavori non fossero procrastinabili, si suggerisce di montare i ponteggi e le reti di protezione prima dell’inizio del periodo di nidificazione (15 marzo) e si applicano le prescrizioni seguenti:

chiudere tutti gli accessi con rete di protezione così da evitare totalmente il tentativo, spesso mortale, di accesso della fauna ai nidi esistenti (a titolo di esempio reti a maglia di 1cm x 1cm o più fitta, a teli giustapposti e senza fessure superiori a 1-2 cm)

montare all’esterno delle impalcature, vicino ai vecchi nidi, cassette nido tanto numerose quanto lo sono i nidi attivi, rispettandone il più possibile le sembianze.

In caso di assoluta necessità di lavori urgenti a nidificazione in corso, è auspicabile non applicare i teli protettivi o comunque è necessario lasciare ampie aperture in corrispondenza dei nidi occupati per permettere l’accesso agli adulti in accudimento di uova e nidacei. Ove i lavori di manutenzione o di ristrutturazione abbiano comportato la occlusione di spazi-nido dei rondoni, è auspicabile porre dei nidi di compensazione non provvisori per consentire la ricolonizzazione del luogo”

Sicuri di un Vostro cortese riscontro, si resta a disposizione per ogni necessità.   

Cordialmente.

Coord. regionale Lipu per il Veneto 
Dr. Gianpaolo Pamio

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Notizie dal territorio Pubblica amministrazione

A Stra (VE) potatura dei Tigli in periodo di nidificazione

Alla c.a. dell’Ufficio Tecnico del Comune di Stra VE

Venezia, 11 Marzo 2026

Spett.le Ufficio Tecnico

è giunta alla scrivente Associazione Lipu, da parta di un socio, la  comunicazione che in località Mira è in corso un’attività di potatura di un filare di Tigli, detta potatura  viene documentata da  una fotografia che si allega. Tale operazione,  rimane in contrasto con le “Linee guida  per la gestione del verde urbano e prime indicazioni per una pianificazione sostenibile” redatto dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare” Comitato per lo sviluppo del verde pubblico” edito nel 2017. 

In primis  come ripotato a pagina 41 del suddetto documento: viene segnalato che “una potatura senza criterio porta alla disorganizzazione completa della ramificazione; puo’ provocare forti reazioni vegetative e quindi non serve a ridurre le dimensioni della chioma”. 

Oltreche’ eseguire potature nel periodo di nidificazione,  quale da marzo a fine luglio arreca danno anche se il nido non è ancora costruito, soprattutto  ai piccoli uccelli, attualmente in forte regressione in tutta la Pianura Padana.

Cordialmente

Il delegato Lipu Sezione di Venezia

Dr. Gianpaolo Pamio

Regolo © Bruno Zavattin

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Aeroporto Marco Polo di Venezia Notizie dal territorio Pubblica amministrazione

Fenicotteri all’aeroporto Marco Polo di Venezia: SAVE trasmette i dati di monitoraggio sul fenomeno del Wildlife Strike

Facendo seguito alla richiesta del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti di trasmissione dei dati di monitoraggio relativi al wildlife strike presso l’aeroporto Marco Polo di Venezia, SAVE fornisce i dati di monitoraggio avifaunistico corredati da un’analisi del rischio del fenomeno.

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Notizie dal territorio Pubblica amministrazione

Richiesta tutela dormitorio – roost per Aironi nei pressi dell’Ospedale di Portogruaro (VE)

                                                                                                 

Venezia, lì 20 ottobre 2025

ALLA CORTESE ATTENZIONE DI 

Direttore AULSS nr. 4 Portogruaro
Veneto Orientale
Piazza Alcide De Gasperi 5
30027  San Dona’ di Piave VE 
PEC: protocollo.aulss4@pecveneto.it

Sindaco del Comune di Portogruaro
Piazza della Repubblica, 1
30026 Portogruaro VE
PEC: comune.portogruaro.ve@pecveneto.it 

Polizia Metropolitana della Provincia di Venezia
Via Forte Marghera, 191
30173 Venezia – Mestre protocollo.cittametropolitana.ve@pecveneto.it

Spett.le Regione del Veneto
Ufficio Biodiversità 
Calle Priuli 99
30121 Cannaregio – Venezia
Indirizzo e mail turismo@regione.veneto.it

Oggetto:  Ospedale di Portogruaro VE, dormitorio – roost, costituito da una trentina di alberature di alto fusto, funzionale al ricovero di un centinaio di esemplari di Garzetta (Egretta garzetta) e Gardabuoi (Bubulcus ibis) , area contermine al sito sic – zsc Parco  del Fiumi Reghena – Lemene e dei Laghi di Cinto Caomaggiore, codice IT3250013, richiesta tutela del sito.

Spett.li  in indirizzo, per le rispettive competenze,

è giunta alla scrivente Associazione la segnalazione, da parte di un socio,  poi con il sopralluogo di volontari, accertata come fondata, di imminenti lavori riguardanti il parco dell’Ospedale di Portogruaro  VE sito in  via Piemonte nr. 1.

Nell’area verde in oggetto sono presenti una trentina di alberatura di medio ed alto fusto soprattutto di Bagolaro Celtis australis, Ginkgo biloba Ginkgo biloba, Acero campestre Acer campestre, Farnia Quercus robor, Leccio Quercus ilex, , Platano Platanus occidentalis, Olmo comune Ulmus minor, Cedro del Libano Cedrus libani, ed altri.

Negli anni questo sito è diventato un punto di riferimento per la fauna ornitica della zona, dopo il sopralluogo dei volontari Lipu è stato censito un roost – dormitorio per un centinaio di Aironi Guardabuoi Bubulcus ibis e Garzetta Egretta garzetta, oltre qualche esemplare in misura minoritaria, di Airone grigio Ardea cinerea (specie inserite  in allegato I Direttiva Uccelli 2009/147/CE). L’area in oggetto si trova contermine al Parco Fluviale dei Fiumi Reghena -Lemene e dei Laghi di Cinto Caomaggiore codice IT3250013, tale sito sebbene collocato in un contesto urbano ed antropizzato quale può essere un giardino di un Ospedale, ha sviluppato nel tempo le caratteristiche idonee per l’accoglienza, nelle ore serali notturne, funzionale ad un ricovero. 

Garzetta Egretta © Raffaello Pellizzon

La superficie del Parco Fluviale e dei Laghi non ha un areale così esteso da garantire una varietà di habitat necessitati per le varie specie di uccelli, le macroaree intorno al parco, frammentate,  sono oggetto di una attività di agricoltura e soprattutto viticoltura, intensiva con ridotto margine di destinazione a  grandi siepi e boschetti e comunque presenti con un’ estensione insufficiente, di qui la necessità da parte di alcune specie di uccelli di allocarsi in aree più favorevoli alla loro etologia, quanto avvalorato dalla consistenza della colonia. 

Visto quando espresso, si richiede se è stata prodotta la valutazione VINCA Valutazione di Incidenza Ambientale, art. 6 Direttiva Habitat (92/43/CEE) al fine di valutare incidenza negative e significative dirette ed indirette al mantenimento dell’habitat in oggetto.

Distinti saluti

Il delegato Lipu Sezione Venezia 
Dr. Gianpaolo Pamio


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Notizie dal territorio Pubblica amministrazione

Dj set nella Foresta del Cansiglio: disturbo della fauna selvatica nel sito protetto Rete Natura 2000

Belluno, lì 04 ottobre 2025

Spett.le Regione del Veneto
Palazzo Balbi – Dorsoduro, 3901
30123 Venezia
infobl@regione.veneto.it

Spett.le Provincia di Belluno
via Sant’Andrea, 5
32100 Belluno, BL
urp@provincia.belluno.it

Spett.le Comune di Tambre
Piazza 11 Gennaio 1945, 1
32010 Tambre, BL
segreteria@comune.tambre.bl.it

Oggetto: Segnalazione di disturbo della fauna selvatica causato da un evento all’interno dell’area Rete Natura 2000 Foresta del Cansiglio, con preghiera di trasmissione agli uffici/personale preposti.

Spett.li Uffici in indirizzo,

è stato segnalato alla Delegazione locale di questa Associazione da parte di alcuni cittadini lo svolgersi in data 28 settembre 2025 di un “DJ set” / spettacolo musicale presso il piazzale tra l’ex Albergo San Marco e il Golf Club Cansiglio, BL.

Tale evento avrebbe rappresentato, a causa dell’elevato volume della musica e delle luci da esso propagatesi, un concreto disturbo della fauna selvatica circostante.

È importante ricordare come l’intera zona si collochi all’interno del sito Rete Natura 2000 denominato Foresta del Cansiglio (codice sito IT3230077), istituito nel 1995 a protezione dei rilevanti siti ecologici, botanici e naturalistici e delle specie rare ivi presenti.

Ogni manifestazione organizzata all’interno delle aree Rete Natura 2000 deve essere preceduta da autorizzazione da parte dell’Ente di competenza, comprensiva di una Valutazione d’Incidenza (VIncA) per accertare se questa possa causare incidenze negative significative all’integrità di tali siti e, in caso affermativo, stabilire misure per evitarle, correggerle o compensarle. Introdotta dalla Direttiva Habitat europea (92/43/CEE) e recepita in Italia con il D.P.R. 357/1997, la VIncA è strumento fondamentale per la tutela della biodiversità.

L’area considerata, che rappresenta un unicum naturalistico, è piuttosto contenuta e morfologicamente delimitata; pertanto, la fauna presente non ha molte possibilità di distanziarsi dagli elementi di eventuale disturbo per portarsi verso zone sicure: capita facilmente, non avendo alternative, che essa si distribuisca su siti marginali antropizzati attraversati da strade ed altre vie di comunicazione, creando situazioni di ulteriore stress e pericolo, non solo per se stessa ma per i cittadini.

Si fa altresì presente, quale ulteriore aggravante rispetto quanto sopra riportato, che il suddetto evento si è svolto in piena stagione riproduttiva dei cervi (Cervus elaphus), specie animale, com’è noto, fortemente presente in Cansiglio.

L’illiceità delle modalità di svolgimento del summenzionato evento musicale è comprovata dall’intervento, a seguito di segnalazioni da parte dei cittadini, dei Carabinieri; intervento, come ci viene riferito, che ha comportato l’abbassamento del volume della musica e lo spegnimento delle luci della festa.

Che l’autorizzazione all’evento in questione si sia ottenuta quantomeno in seguito all’adempimento del dovuto iter e che, in ogni caso, in futuro non si ripresentino simili circostanze – nell’interesse della fauna selvatica, della biodiversità in generale e, per esteso, della cittadinanza (la quale ha il pieno diritto di vedere salvaguardata la natura del territorio), nonché nel rispetto delle norme vigenti (quali la Direttiva 92/43/CEE “Habitat” e la Direttiva Uccelli) – sono le speranze della Delegazione che rappresento.

Distinti saluti,

Il Delegato Lipu della Provincia di Belluno
Niccolò Sovilla                                                             

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Bosco di Carpenedo: in Via del Tinto lavori ricadenti entro il vincolo paesaggistico del Bosco. Regione e Comune rispondono

Venezia, 23 settembre 2025 

OGGETTO: Segnalazione di lavori in corso in Via del Tinto (laterale di Via Trezzo a Carpenedo-Mestre), con interessamento del fossato che si interpone a Villa Matter, ricadenti entro il vincolo paesaggistico del Bosco di Carpenedo di cui al D.M. 1 Agosto 1985, oltre che altre opere in corso e manufatti eseguiti sul fossato posto sull’altro lato della medesima via. 

 Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna San Marco, 1 – Palazzo Ducale 30124 VENEZIA sabap-ve-lag@pec.cultura.gov.it

Al Comune di Venezia – Area Sviluppo del Territorio e Città Sostenibile; Area Lavori Pubblici, Mobilità e Trasporti Ca’ Farsetti-S. Marco 4136 30124 VENEZIA edilizia@pec.comune.venezia.it dirlavoripubblici@pec.comune.venezia.it

Alla Regione Veneto – Area Tutela e Sicurezza del Territorio Direzione Valutazioni Ambientali, Supporto Giuridico e Contenzioso Calle Priuli, 99 – Palazzo Linetti 30121VENEZIA valutazioniambientalisupportoamministrativo@pec.regione.veneto.it

Alla Regione Veneto – Ufficio Tutela della Biodiversità Calle Priuli, 99 – Palazzo Linetti 30121VENEZIA turismo@pec.regione.veneto.it

Spett.li Enti, 

per le rispettive competenze, 

ricordando la precedente comunicazione agli Enti in indirizzo datata 18.03.2025 (vedere allegato 1), si segnala che il giorno 24.08.2024 è stata rilevata la presenza di cantiere per lavori in corso all’inizio di Via del Tinto (da Via Trezzo – si vedano le foto allegate, nn. 1-7) e adiacente fascia sterrata sul lato destro, dove sono state installate reti di protezione del cantiere ed è aperta la trincea di alcuni metri più l’accumulo del terreno di escavo e a seguire evidenti segni di movimentazione del suolo; è presente inoltre tra la sovrastante vegetazione una condotta in materiale plastico di alcune decine di metri, che ad una estremità si raccorda ad un armadietto sostenuto dal palo della tabella stradale, e giunge all’altra estremità in corrispondenza della sommità della scarpata del fossato presente. Non è rilevabile la “tabella di cantiere” con le informazioni sull’opera, i committenti, ecc. a differenza di quanto previsto dal DPR 380/01 e dal D.lgs. 81/08. L’area interessata è area sottoposta a vincolo paesaggistico (“Dichiarazione di notevole interesse pubblico riguardante il bosco di Carpenedo e l’ecosistema dei prati umidi circostanti nel comune di Venezia”) di cui al decreto richiamato in oggetto. Per l’esecuzione di tali opere, l’art. 146 del D.lgs. n. 42/2004 richiama l’obbligo della acquisizione preventiva dell’autorizzazione paesaggistica. 

La fascia sterrata interessata dai lavori, che accompagna la sede stradale in tale tratto iniziale, corrisponde al sedime del fossato oggetto di vincolo paesaggistico che risulta tombato per circa 20 metri e che poi accompagna il confine di Villa Matter e relativo parco, oggetto di vincolo storico-artistico di cui al citato D.lgs. n.42/2004, e più oltre delimita il Bosco di Carpenedo nel quale è contenuta la parte storica del bosco planiziale originariamente parte del parco della Villa. L’occlusione del tratto di fossato deriva da un pregresso scarico di materiali di risulta, consolidato nel tempo e utilizzato per un periodo come ubicazione dei cassonetti per la raccolta dei rifiuti comunale in presenza del vincolo paesaggistico. Tale stato di fatto riduce il sedime oggetto di vincolo paesaggistico e penalizza una componente significativa del paesaggio richiamato nel decreto di vincolo in modo puntuale, con il rischio di omologazione alla più banale e diffusa urbanizzazione della periferia mestrina. Si pone pertanto l’interrogativo se il tombamento del tratto di fossato sia stato regolarmente autorizzato dal Comune previa acquisizione della necessaria autorizzazione paesaggistica. 

E’ infatti la particolare importanza di tutelare un insieme paesaggistico di estremo interesse, tantopiù “in quanto rappresenta una delle poche aree con valori floro-faunistici, storici, ambientali superstiti in un territorio ormai molto compromesso come quello della terraferma mestrina” alla base del vincolo che la Soprintendenza richiama nella lettera datata 4.03.2020 (vedere allegato 2), indirizzata alla LIPU e al Comune di Venezia (vedi allegato), nella quale si legge la conferma della delimitazione del vincolo paesaggistico, che si attesta “sul margine del sedime carrabile, includendo all’interno dell’area tutelata qualsiasi canale, scolo, argine o cortina arbustiva che corre lungo la strada, sul lato oggetto a tutela.” La lettera evidenzia la rilevanza dei corpi idrici e della vegetazione presenti quale indispensabile corredo del Bosco di Carpenedo e del suo intorno, sia per l’aspetto morfologico e di caratterizzazione formale del luogo sia per gli aspetti di funzionalità ambientale, naturalistica e idraulica essenziali per la permanenza/sopravvivenza delle peculiarità che caratterizzano il paesaggio naturale richiamato nel vincolo paesaggistico. 

Si segnalano inoltre, a un centinaio di metri dal cantiere di cui sopra, posizionate in quel che resta dell’altro fossato sul lato opposto della considerata Via del Tinto, due condotte lunghe circa 200 m. (vedere foto 8-9) anche in questo caso prive della “tabella di cantiere” oltre che della perimetrazione dell’area con posizionamento delle protezioni di sicurezza. Una presenza forse riconducibile alle opere di cui al Permesso di costruire (P. di c.) in data 04/07/2023 che ha autorizzato il completamento delle opere di urbanizzazione del Piano di lottizzazione (P. di L.) di iniziativa privata C2 RS 99, riguardanti l’area limitrofa perimetrata dalla recinzione. Opere di urbanizzazione che risultavano incomplete alla scadenza del precedente P. di c. del gennaio 2019, data la sua validità triennale dall’inizio lavori datato 29.12.2019. 

La citata più recente autorizzazione non contiene le “CONDIZIONI” attuative per la vicinale Via del Tinto e relativi fossati invece prescritte nel P. di c. 2019 e come di seguito riassunte: “-Siano rispettate le ulteriori prescrizioni inerenti l’ambito naturalistico esistente: conservazione e ripristino del fossato ad acqua dolce … e delle componenti faunistiche e floristico vegetazionali … sia mantenuta l’attuale larghezza ed assetto viario del viottolo denominato via del Tinto… siano conservati i fossati laterali, biotopi fondamentali per la relitta fauna e flora connessa al SIC … venga rispettata la vegetazione arboreo-arbustiva posta sugli argini ai lati”. Queste ultime prescrizioni impedivano opere invece ugualmente eseguite nei tre anni di validità del primo P. di c., quali: accesso stradale al nuovo insediamento da Via del Tinto (larga m.3) con sovrappasso (larghezza 11 metri) del fossato previa eliminazione di alberature (vedere foto 10-11) e altra vegetazione presente; sulla rimanente estensione del medesimo fossato l’eliminazione di buona parte delle alberature e l’eliminazione totale della vegetazione minore presente (vedere foto 12-13), oltre ad altro accesso all’area e opere varie con manufatti in c.a. (vedere foto 14-19) incompatibili con il mantenimento dell’integrità preesistente di Via del Tinto, dei relativi fossati e della vegetazione preesistente. 

Si demanda ad una approfondimento sulla presenza di un’autorizzazione regolarmente rilasciata per il tombamento del fossato come pure per le citate opere segnalate in corso di esecuzione in adiacenza dell’inizio di Via del Tinto, ricadenti in ambito di vincolo paesaggistico. Si richiede una chiarificazione circa il rilascio di autorizzazioni per l’esecuzione dei lavori per la posa delle condotte nel secondo fossato della medesima Via, oltre che relativamente ai manufatti e opere presenti lungo Via del Tinto di recente realizzazione, in vigenza delle citate prescrizioni riguardanti la puntuale salvaguardia di viabilità e fossati presenti. Il P. di c. 29.12.2019 riporta pure le penalizzazioni conseguenti a eventuale omissione degli obblighi applicativi di prescrizioni e norme vigenti, come segue: “Il Permesso di Costruire viene rilasciato … Qualora i lavori non siano condotti secondo il progetto approvato, le norme vigenti e le prescrizioni del presente atto, saranno applicate le sanzioni previste dal Titolo IV del D.P.R. 6/6/2001 n. 380 modificato dal D.lgs. 27/12/2002 n. 301, dalla Legge Regionale 27/06/1985 n. 61, dalle successive modifiche e/o integrazioni nonché dai Regolamenti Comunali. Il titolare del Permesso di Costruire, il committente, il costruttore sono responsabili, ai fini e per gli effetti delle norme contenute nel presente capo della conformità delle opere alla normativa urbanistica, alle previsioni di piano nonché, unitamente al direttore dei lavori, a quelle del Permesso di Costruire e alle modalità esecutive stabilite dal medesimo (Art. 29 D.P.R. 6/6/2002 n. 380).” E relativamente alle opere già realizzate il successivo P. di c. del 04/07/2023 riporta: “Il presente atto non costituisce sanatoria ai sensi del titolo IV del D.P.R. 06/06/2001 n. 380”. 

Da rilevare inoltre che non risulta che le opere autorizzate dal P. di c. 2019, come pure quelle poi realizzate sebbene non consentite, siano state assoggettate alla valutazione ambientale VINCA ai fini della conservazione del Bosco di Carpenedo, della sua biodiversità (zona ZSC) e dell’avifauna (zona ZPS) in applicazione delle relative direttive C.E., del D.P.R. 357/1997 e delle conseguenti “Linee guida”. Inoltre, non risulta applicata la dovuta sospensione dei lavori da osservare nel periodo riproduttivo dell’avifauna, come previsto dalla citata normativa vigente, data la prossimità delle opere al Bosco. 

Tanto si segnala per ottenere informazione del rilascio dei pareri per l’autorizzazione paesaggistica da parte della competente Soprintendenza, oltre che delle autorizzazioni paesaggistiche rilasciate dagli Uffici del Comune di Venezia, relativamente al citato cantiere in Via del Tinto e al precedente tombamento del fossato a quest’ultima adiacente, ricadenti nel vincolo paesaggistico. Dai competenti Uffici Comunali e della Regione si resta in attesa della conferma applicativa delle citate norme in materia edilizia e ambientale relativamente al segnalato cantiere e alle opere già realizzate in vigenza delle prescrizioni del P. di c. datato 29.12. 2019. 

Si allegano inoltre alcune immagini (contenute nell’allegato 3) riportate nella documentazione prodotta dalla Ditta richiedente al Comune il P. di c. ottenuto dal comune nel 2019, che documentano lo stato di fatto di Via del Tinto prima dell’inizio dei lavori nel 2020. 

Viene rammentato altresì che il corpo del fossato di Via del Tinto, rappresenta un elemento costitutivo del sito SIC – ZPS Bosco di Carpenedo ed in quanto contermine ottiene le stesse forma di tutela del sito medesimo, art. 6 Direttiva Habitat 92/43/CEE con relativa normativa di recepimento ed oggetto di novazione. 

Ringraziando per la cortese attenzione, si porgono distinti saluti. 

Italia Nostra – Sezione di Venezia
Il Presidente
(Prof. Alvise Benedetti)

LIPU – Sezione di Venezia
Il Delegato
(Dr. Gianpaolo Pamio)

WWF – Sezione di Venezia e Territorio
Il Presidente
(Dr. Roberto Sinibaldi)

Associazione La Salsola
Il Presidente
(Sig. Fabio Barillà)

Associazione Ecoistituto del Veneto “Alex Langer”
Il Presidente
(Prof. Michele Boato)


Risposta della Regione del Veneto


Risposta del Comune di Venezia

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Attività venatoria Notizie dal territorio Oasi e riserve

Inizio della stagione venatoria: comunicato stampa della LIPU Sezione di Venezia

Venezia, settembre 2025

La scrivente Associazione, trae delle considerazioni a seguito i giorni di preapertura della stagione venatoria prevista nel Calendario  2025 – 2026 per la Regione Veneto. I giorni considerati sono dal 7 al 14 settembre per la caccia in appostamento a Ghiandaia, Gazza, Cornacchia nera, Cornacchia grigia, Colombaccio.  La stagione venatoria si è aperta domenica 21 settembre, giorni di riposo venatorio il martedì e venerdì.  Nel territorio veneziano sono svariate le richieste di intervento e di lamentale dei cittadini giunte ai telefoni cellulari dei volontari  LIPU.  Chiamate in gran parte dovute al fatto che si sparava a distanza ravvicinata dalle abitazioni. Intensa attività veniva segnalata nella zona di Camponogara (VE) a ridosso delle valli da pesca. Nell’Oasi di Gaggio a Marcon sono stati segnalati dei danneggiamenti alla recinzione presumibilmente ad opera di bracconieri per portarsi all’interno per scovare la selvaggina impaurita che si era rifugiata.

Sono anche arrivate notizie che non si sono rispettati i giorni di preapertura, e si è sparato anche in altri giorni non consentiti. La pratica della caccia in preapertura anche solo nei confronti  di specie che non rappresentano criticità numeriche, se non il fatto che molti esemplari sono giovani od addirittura appena usciti dal nido, come per il Colombaccio che ha una tempo di riproduzione molto ampio, rimane un forte elemento di disturbo per tutte le specie, valutando anche possono essere colpite accidentalmente. Il territorio della penisola italiana si presta per vocazione morfologica all’accoglienza e transito di centinaia di specie di uccelli, trovandosi in piena rotta migratoria dal Nord Europa al Sud Mediterraneo, Africa e Medio Oriente e viceversa. La caccia di pre-apertura va ad incidere sul patrimonio aviario in migrazione in maniera significativa, anche su specie particolarmente protette, uccelli già stremati dalla sottrazione di habitat, incendi, alluvioni, da corridoi sicuri sempre più ridotti, da estremi climatici come trombe d’aria, che possono distruggere migliaia di esemplari in volo in pochi minuti, a questo si aggiunge un’azione di disturbo a terra: al punto che gli esemplari non possono riposare od alimentarsi in tranquillità. Nelle migrazioni di migliaia di chilometri verso il sito di svernamento, l’insufficiente forma fisica, uno stress prolungato, un’alimentazione insufficiente, anche esemplari giovani che si trovano alla loro prima traversata, possono disperdersi dal gruppo o dallo stormo e disorientati possono perire a breve, vengono altresì segnalate le riprese di attività sistematiche di bracconaggio in altri Paesi oggetto di sosta degli uccelli migratori, quali Malta e Libano, ma soprattutto Cipro. Per i motivi su elencati l’ISPRA l’Istituto Superiore di Protezione e la Ricerca Ambientale del Ministero dell’Ambiente, nel parere obbligatorio, ma non vincolante, richiesto nella stesura dei Calendari Venatori  come previsto dall’art. 18 comma 4 Legge 157-1992 si esprime negativamente nell’esecuzione di questa pratica. 

Circa le criticità nelle migrazioni dovute ai cambiamenti climatici rimane esaustiva la scheda aggiornata al 31.12.2023 dell’ ISPRA sullo “STATO DI SALUTE DELLE POPOLAZIONI DI UCCELLI MIGRATORI” autori Jacopo G. Cecere, Simona Imperio:

“(…) L’indicatore fornisce un quadro dello stato di salute delle popolazioni di uccelli passeriformi migratori comuni in Europa attraverso una valutazione della resilienza delle specie migratrici al cambiamento climatico. L’aumento delle temperature primaverili dovute al riscaldamento globale comporta un anticipo stagionale dell’attività vegetativa e quindi del picco di presenza di insetti. Di conseguenza, se i migratori non anticipano in ugual misura l’arrivo ai siti riproduttivi non trovano abbondanza di prede nel momento in cui devono alimentare i pulcini. Un mancato anticipo della data di migrazione si traduce quindi in una bassa resilienza delle popolazioni migratrici ai cambiamenti climatici, con effetti negativi sulla loro sopravvivenza. Viene quindi analizzatala la variazione temporale della data di arrivo dei passeriformi migratori presso i siti di sosta utilizzati dopo l’attraversamento del Sahara e del Mar Mediterraneo durante il viaggio primaverile dall’Africa verso i siti riproduttivi europei. Sulla base dell’analisi della data di migrazione di 10 specie di uccelli contattate in 26 stazioni di inanellamento aderenti al Progetto Piccole Isole di ISPRA nel periodo 1988-2022 (35 anni), si rileva che il 50% delle specie prese in considerazione mostra un anticipo della data di migrazione troppo lento (di circa 1 giorno ogni 7+ anni) per essere definito sufficiente a contrastare gli effetti del cambiamento climatico”.

Principali riferimenti normativi e obiettivi

Direttiva Uccelli (2009/147/CE). Obiettivo: mantenere le specie di uccelli in uno stato di conservazione soddisfacente. 

Convenzione di Bonn – CMS – Convenzione sulle Specie Migratrici appartenenti alla fauna selvatica. Obiettivo: garantire alle specie migratrici un buon stato di conservazione. 

Legge 157/92 – Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio. Obiettivo: mantenere le specie di uccelli in uno stato di conservazione soddisfacente (…).

I cambiamenti climatici, l’esteso conflitto in Ucraina, le aperture all’attività venatoria nei passi montani in certe regioni soprattutto nel Nord Italia, influenzano i tempi e le rotte migratorie di tanti piccoli passeriformi che si stanno rivelando particolarmente vulnerabili per le loro caratteristiche, ad esempio la Balia nera Ficedula hypoleuca, migratore di lungo raggio (dai 5000 ai 9.000 km.) proveniente dalla Penisola Scandinava e dalla Russia e diretta nell’Africa Subsahariana. 

Tanti sono i passeracei in transito nella nostra Penisola in questo periodo, anche poco noti come il Beccafico Sylvia borin, Forapaglie comune Acrocephalus schoenobaenus,  Saltimpalo Saxicola torquatus, Stiaccino Saxicola rubetra Codirosso spazzacamino Phoenicurus ochruros, Pettazzurro Luscinia svecica, Culbianco Oenanthe oenanthe, Salciaiola Locustella luscinioides, Sterpazzolina comune Sylvia cantillans, Bigiarella, Occhiocotto Sylvia melanocephala, Magnanina Sylvia undata, e molte altre.

Nei Piani Faunistici Venatori non vengono considerati i cosiddetti “effetti collaterali”: dati di BirdLife International e dell’IUCN Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, designano inconfutabilmente uno scenario di criticità ed un imminente rischio di rarefazione e successivamente  estinzione per molte specie di uccelli.

Il delegato della Sezione LIPU di Venezia

Dr. Gianpaolo PAMIO

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Notizie dal territorio Pubblica amministrazione

Mestre (VE): segnalazioni di potature in piena fase vegetativa

Spett.le Comune di Venezia

Ufficio Verde Pubblico
verdepubblico.rifiuti@comune.venezia.it

Spett.le Polizia Metropolitana della Provincia di Venezia
polizia.metropolitana@cittametropolitana.venezia.it

                                          Venezia, li 30 luglio 2025

Oggetto: Verde urbano, segnalazioni su potature eseguite in piena fase vegetativa, in contrasto con le buone pratiche di cura arboree ed in difformità a quanto previsto nel Regolamento del Verde nel Comune di Venezia

Spett.li Uffici,

per le rispettive competenze,

sono giunte alla nostra Associazione, segnalazioni, poi accertate come fondate, di potature sistematichedi alberi fuori dalla stagione preposta, ed in  periodo vegetativo, eseguite nel mese di luglio, in piena fase vegetativa e con temperature elevate. Potature svolte non in via emergenziale come a seguito di rotture accidentali di rami dovute al maltempo, od altro, come stabilito dal Regolamento sul Verde, bensì su interi filari di alberi. Siti interessati a nostra conoscenza in località Mestre – Bissuola nel Parco Pubblico “Alfredo Albanese”, nonché Via San Dona’ Venezia – Favaro Veneto prossimità incrocio con SR 14 Bis, Parco Pubblico in Carpenedo VE, Viale Giuseppe Garibaldi prossimità incrocio con Via Trezzo. 

Potature in periodo non consentito a Campalto

All’uopo si rammenta che il Regolamento Comunale per la tutela e promozione del Verde in Città adottato dal Consiglio Comunale nella seduta del 21.07.2003 con deliberazione nr. 111, e successive modificazioni, all’art. 14 comma 4 recita: “La potatura viene programmata con adeguato anticipo, nel rispetto dei cicli biologici e di sviluppo delle alberature. Viene definita straordinaria nei casi in cui si manifestino situazioni non prevedibili tali da creare scompensi strutturali alla pianta stessa, con conseguente pericolo di incolumità pubblica. In entrambi i casi quando si deve eseguire una potatura occorre agire tenendo presente che: n) la riduzione della superficie fogliare si traduce in una minore disponibilità di nutrienti per le radici e le altre parti dell’albero; o) l’esposizione frequente della corteccia  dei rami  più interni alla luce diretta del sole può provocare il surriscaldamento e conseguente indebolimento strutturale; p) il taglio dei rami si traduce in una successiva abbondante produzione di germogli inseriti debolmente, che con il tempo possono diventare pericolosi; q) il legno dei monconi dopo il taglio risulta vulnerabile all’attacco degli insetti e dei funghi patogeni.(…)

Si sottolinea che in nessuno dei tagli dei corpi vegetali, anche di notevoli dimensioni, è risulta sia stata applicate la corteccia artificiale per impedire l’esposizione e la possibile proliferazione di funghi e batteri.

Cordiali saluti 

Il delegato della LIPU di Venezia
Dr. Gianpaolo Pamio

Il presidente del WWF Venezia e Territori
Dr. Roberto Sinibaldi

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Attività venatoria Notizie dal territorio Pubblica amministrazione

Lettera aperta contro la modifica della normativa sui richiami vivi

[English version below]

Venezia, lì 14 luglio 2025

 Ai sigg.ri Consiglieri Regione del Veneto  Loro Sedi

Alle redazioni delle principali testate dei quotidiani in Gran Bretagna

Oggetto: Regione Veneto, Italia, Progetto di Legge Regionale nr. 313 del 3  febbraio 2025 “Modifiche alla legge regionale 1993 nr. 50” Norme per la protezione della fauna selvatica e prelievo venatorio” 

Sostituzione contrassegno in autocertificazione alla detenzione di piccoli uccelli da richiamo per l’attività venatoria

Perché le testate giornalistiche della G.B.? Perché BirdLife G.B. ha 3 ml di soci, ed a livello mondiale la Royal Society for the Protection of Birds (RSPB) è nata nel 1889. Nonché molti piccoli uccelli catturati in Italia provengono da altri Paesi europei tra cui la G.B. in quanto migratori.

Gentili consiglieri regionali, gentili capo redattore,

queste Associazioni e molti soci ed iscritti, sono preoccupati per l’emendamento di modifica  alla L. 50/93 circa la fauna selvatica. La sostituzione dei contrassegni agli uccelli da richiamo a mezzo un autocertificazione de facto sarebbe l’introduzione di una sanatoria alla detenzione di detta fauna ornitica. Renderebbe possibile una regolarizzazione di uccelli acquisiti illegalmente a mezzo canali non consentiti. In Italia non sono più stati catturati richiami vivi da oltre un decennio, indi quelli attuali sono nati in cattività e considerata l’aspettativa di vita di dette specie si dovrebbe avviare all’esaurimento del contingente detenuto. I cambiamenti climatici in atto ed in repentino sistematico peggioramento, impongono alla collettività ed ai loro decisori delle scelte responsabili. I piccoli uccelli, i migratori di medio e lungo raggio sono in forte difficoltà, i pericoli più frequenti sono l’alterazione degli habitat, l’uso di fitofarmaci in agricoltura, i cambiamenti climatici, il bracconaggio, abbiamo uccelli come il Santimpalo Saxicola torquatus in calo del 72% negli ultimi 5 anni, fonte Farmaland Bird Index ed. 2024. Concedere un’autocertificazione significa riaprire tout court un epoca che si pensava trascorsa. Se la cattura di uccelli da richiamo aveva un senso in periodi passati nei dopoguerra quanto l’Europa soffriva la fame, e la popolazione  abbisognava di apporti proteici, ad ora, questa pratica barbara non ha più giustificazione. Questa attività atroce consiste nel catturare nel periodo di migrazione primaverile i piccoli uccelli, segregarli al buio tutta l’estate in gabbie grandi come un foglio di carta A4, spesso accecarli per migliorarne il canto, poi in autunno quanto la stagione venatoria riapre verranno messi all’esterno e scambiando la stagione autunnale per la primavera cantano attirando altri simili che verranno uccisi.  La maggior parte dei piccoli uccelli catturati non sopravvive alla detenzione nelle gabbie e moriranno, altri invece dalla specie non consentita verranno illegalmente inviati nelle sagre e cucinati come polenta ed osei, una volta tolte le piume la specie non è più riconoscibile. Consentire un autocertificazione sarebbe autorizzare  di fatto una sanatoria ed una riapertura di un periodo di bracconaggio non controllabile in quanto la norma aprirebbe molte difficoltà nell’attestare la provenienza legale o meno dell’uccello detenuto.

L’approvazione dell’emendamento in oggetto sarebbe in contrasto con le Direttive UE “Uccelli” ed “Habitat”

La Biodiversità è in forte sofferenza chiediamo ai decisori politici di non approvare provvedimenti che aggravano la tutela delle tante specie di uccelli pericolo di rarefazione ed estinzione.

Cordialmente 

Il coordinatore regionale Lipu Veneto
Dr. Gianpaolo Pamio

Il presidente provinciale WWF di Venezia e Territorio
Dr. Roberto Sinibaldi

Il coord. regione Veneto di ENPA 
Dr. Renzo Rizzi

Il responsabile regionale LAV
Dr. Massimo Vitturi

Uccelli utilizzati come richiami vivi in gabbiette. Fonte: Enpa archivio

English Version

Venice, 14th july 2025

To the Regional Councillors of the Veneto Region – their offices
To the editorial offices of the main newspapers in Great Britain

Subject: Veneto Region, Italy – Regional Bill No. 313 of February 3rd, 2025 –“amendments to Regional Law No. 50 of 1993 – Rules for the Protection of Wildlife and Hunting Activities”. Replacement of the identification tag with self-certification for the possession of small decoy birds for hunting purposes.

Why British newspaper outlets? Because BirdLife Great Britain has three million members and on a global level, the Royal Society for the Protection of Birds (RSPB) was founded in 1889, and many small birds captured in Italy come from other European countries, including Great Britain, as they are migratory.

Dear Regional Councillors, Dear Editors-in-chief,

These associations and many members and subscribers are concerned about the proposed amendment to Law 50, paragraph 93, regarding wildlife. The replacement of identification tags on decoy birds with self-certification would, de facto, introduce an amnesty for the possession of such ornithological fauna. It would make it possible to regularize birds acquired illegally through unauthorized channels. In Italy, no live decoy birds have been captured for over a decade. The current ones were born in captivity, and considering the life expectancy of these species, the current stock should eventually be depleted.

The ongoing and rapidly worsening climate changes require society and its decision-makers to make responsible choices. Small migratory birds, both medium- and long-distance, are in serious trouble. The most frequent dangers include habitat alteration, the use of pesticides in agriculture, climate change, and poaching.

There are birds like the Saltimpalo (Saxicola torquatus) that have declined by 72% in the last 5 years, according to the Farmaland Bird Index, 2024 edition.

Allowing self-certification means reopening a chapter that we considered closed. If capturing decoy birds made sense in the post-war period – when Europe was suffering from hunger and people needed protein intake – today this barbaric practice is no longer justifiable.

This atrocious activity consists of capturing small birds during their spring migration, confining them in the dark all summer in cages no larger than a sheet of A4 paper, often blinding them to improve their singing. Then, in autumn, when hunting season reopens, they are placed outside; mistaking the autumn season for spring, they sing and attract other birds of the same species, which are then killed. Most of the small birds captured do not survive the confinement and die in the cages. Others, belonging to protected species, are illegally sent to festivals and cooked as ‘polenta e osei’ (polenta and birds). Once plucked, the species is no longer recognizable. 

Allowing self-certification would effectively authorize an amnesty and reopen a period of uncontrollable poaching, as the regulation would make it very difficult to verify the legal origin of the detained birds. The approval of the proposed amendment would be in conflict with the European Union’s Birds and Habitats Directives. Biodiversity is already under severe threat; we urge policymakers not to approve such measures, which would worsen the protection of many bird species already at risk of decline and extinction.

Kindest Regards.

The regional Coordinator for Lipu Veneto 
Dr. Gianpaolo Pamio

The provincial President of WWF for Venice and the surrounding area
Dr. Roberto Sinibaldi