Categorie
Guide e manuali Informazioni

Animali, la LIPU lancia una webapp per soccorrere la fauna in difficoltà

Aiuterà a capire cosa fare nel caso di ritrovamento di uccelli o altri animali selvatici feriti.

Ogni anno sono decine di migliaia gli animali soccorsi e ricoverati presso i centri recupero fauna selvatica di tutta Italia. “Cinque richieste della Lipu per migliorare il sistema recupero in tutta Italia”. “Il soccorso della fauna selvatica è una prova della grande sensibilità degli italiani ma al tempo stesso una materia complicata e impegnativa, tra informazioni carenti, amministrazioni non sempre presenti e una normativa che va migliorata. Per questo l’impegno della Lipu crescerà, anche con il nuovo portale informativo per tutti i cittadini”. Lo dichiara la Lipu nel presentare animaliferiti.lipu.it, la webApp realizzata con il contributo della Nando and Elsa Peretti Foundation (https://perettifoundations.org), a disposizione delle persone che trovano un animale selvatico in difficoltà e desiderano prestare soccorso.

Ogni anno sono in effetti decine di migliaia gli uccelli e gli altri animali selvatici, tra cui specie migratrici, a rischio o di particolare interesse conservazionistico, ricoverati nei centri recupero della Lipu e di altre organizzazioni, al fine di curarli e restituirli alla libertà. Molto spesso la filiera del recupero parte da comuni cittadini che, specie in primavera ed estate, si imbattono in rondoni caduti dal nido, falchi feriti, volpi con traumi e molti altri casi analoghi. In queste circostanze, sovente le persone non sanno come comportarsi, tentando a volte invano di rivolgersi direttamente alle amministrazioni pubbliche, che pure dovrebbero disporre di servizi ad hoc, o intervenendo laddove la natura sta semplicemente facendo il proprio corso e ogni ingerenza umana può essere dannosa per l’animale. Ne sono esempio i cuccioli di capriolo o lepre, che devono essere lasciati dove si trovano e non essere in alcun modo toccati, o la maggior parte dei pulcini di uccelli selvatici, che abbandonano naturalmente il nido quando sono ancora incapaci di volare e alimentarsi autonomamente. Contrariamente alle apparenze, questi uccelli continuano a essere seguiti, accuditi e alimentati dai genitori, finché non sono in grado di volare ed essere autonomi.

Per far sì che si evitino errori e in generale si disponga delle informazioni necessarie, è nata la webApp della Lipu animaliferiti.lipu.it, pensata secondo un processo algoritmico che risponderà alle domande più frequenti che i cittadini si pongono: il tipo di animale, le cause della difficoltà in cui versa, il dubbio se raccoglierlo o meno, il pronto soccorso e l’alimentazione di emergenza, le cose assolutamente da non fare e, soprattutto, il centro specializzato più vicino al quale consegnarlo. In questo senso, il sito elenca, divisi per regione, tutti i centri recupero fauna selvatica operanti in Italia, specificando il tipo di attività svolta, gli orari e i contatti, in modo da mettere in condizione i cittadini di svolgere al meglio l’opera meritoria del soccorso e far sì che gli animali siano consegnati ai centri il prima possibile.

“La materia del recupero della fauna in difficoltà è tra le più complicate e impegnative – dichiara Laura Silva, responsabile del Recupero della Fauna della Lipu – pur a fronte della grande sensibilità delle persone che sempre più desiderano aiutare gli animali. Solo nel 2021 la Lipu si è presa cura di 32mila animali selvatici, rispondendo a qualcosa come 107mila richieste telefoniche. I nostri 10 centri recupero sono costantemente impegnati, così come molti dei nostri 100 gruppi e delegazioni locali. “La webApp della Lipu – continua Laura Silva – cui ha contribuito la Nando and Elsa Peretti Foundation, rappresenta uno strumento di grande utilità e persino conforto per le persone, che talvolta si sentono abbandonate a sé stesse. Lo aggiorneremo e arricchiremo costantemente, anche con specifici tutorial, e intensificheremo i corsi di formazione per operatori e volontari. E’ tuttavia necessario che il sistema recupero cresca e migliori in generale, sia sotto il profilo di una normativa uniforme e più efficace, sia sotto quello del sostegno alle associazioni.

“Un passo importante è stata la creazione del Fondo nazionale per il recupero della fauna, previsto dalla legge di Bilancio 2021 e confermato anche quest’anno, che va esteso alle organizzazioni di volontariato che tutelano la fauna e integrato con fondi regionali. Serve tuttavia – conclude Silva – anche un maggiore riconoscimento da parte delle regioni dell’enorme lavoro svolto dai centri, così come un maggior raccordo dei recepimenti normativi regionali, linee guida omogenee nazionali, magari un patentino per gli operatori dei Centri recupero, che potrebbe essere rilasciato da Ispra, e un’attenzione agli aspetti scientifici, di raccolta ed elaborazione dei dati, che possono essere davvero importanti ai fini della conoscenza, della lotta alle illegalità e della conservazione della natura”.

Le 5 richieste della Lipu per migliorare il recupero della fauna selvatica
1. Una cabina di coordinamento tra le regioni italiane sul recupero della fauna selvatica.
2. Un regolamento con linee guida omogenee nazionali emanato dal Ministero della Transizione ecologica.
3. La creazione della figura dell’Operatore del recupero, con patentino rilasciato da Ispra, che supporti veterinari e tecnici esperti.
4. La stabilizzazione del Fondo nazionale per il recupero della fauna, esteso alle organizzazioni di volontariato e ai centri recupero che tutelano la fauna selvatica, ad integrazione dei fondi regionali.
5. L’attenzione agli aspetti scientifici, con l’utilizzo di un database unico per tutti i centri recupero e l’opportuna raccolta ed elaborazione dei dati.

Il recupero della fauna selvatica in 10 cifre

32.719 gli uccelli e altri animali selvatici curati nei centri recupero della Lipu e soccorsi dalle sue oasi, gruppi e delegazioni locali nel 2021.

107.018 le risposte date dalla Lipu alle richieste dei cittadini sul tema della cura e della protezione degli uccelli animali selvatici feriti o in difficoltà nel corso del 2021

10 i centri recupero fauna selvatica gestiti dalla Lipu

706 i volontari attivi all’interno dei Centri recupero della Lipu nel 2021

95.918 le ore dedicate da operatori e volontari della Lipu alla cura della fauna selvatica nel 2021

180 le richieste scritte inviate alle amministrazioni pubbliche competenti in materia nel corso del 2021

36% il tasso di risposta delle amministrazioni pubbliche

1971 l’anno di inaugurazione del primo centro recupero della Lipu (Roma)

1992 l’anno di entrata in vigore della legge nazionale (la n. 157 dell’11 febbraio 1992) che regolamenta la materia

90 i centri recupero presenti nella webApp della Lipu con contatti utili per i cittadini

L’indirizzo della nuova webApp della Lipu per la fauna selvatica in difficoltà animaliferiti.lipu.it.

Categorie
Informazioni

SOS Fauna


Tutto quello che occorre sapere su come comportarsi, cosa fare e chi chiamare quando si trova un animale selvatico in difficoltà.

La legge 157/92 “Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per prelievo venatorio” che ha recepito interamente la direttiva CEE n.409 del 1979 nota come la “Direttiva Uccelli”, ripresa dalla L.R.del Veneto n.50/1993, vieta la cattura e la detenzione di nidi, uova e piccoli nati di mammiferi ed uccelli appartenenti alla fauna selvatica, salvo alcuni casi specifici previsti e comunque sempre preventivamente autorizzati.

Con determinazione dirigenziale n. 371 del 7.2.2017 l’incarico in oggetto è stato assegnato alla Clinica Veterinaria del Benvenuto del dott. Tarricone Luciano a partire dal 1° marzo 2017.

L’impresa aggiudicataria si è impegnata a prendere in consegna gli esemplari entro 24 ore dalla segnalazione, effettuandone il prelievo in tutti i comuni del territorio della città metropolitana di Venezia, sia su segnalazione del Corpo di Polizia metropolitana, sia su segnalazione di cittadini ed Enti terzi, con l’intesa che gli animali oggetto del recupero devono essere già nell’effettivo possesso della persona che richiede l’intervento e non in condizioni di libertà sul territorio;

Al di fuori delle giornate e degli orari di reperibilità si dovrebbe cercare di tenere l’animale in casa, al sicuro.

Prima di chiedere il soccorso l’animale deve essere già nell’effettivo possesso della persona che chiede il soccorso. L’animale catturato dovrà essere, in attesa del soccorso, collocato in una scatola di cartone chiusa, con dei fori per la circolazione dell’aria e collocato in un locale al di fuori dei rumori e maneggiato il meno possibile. E’ opportuno che la persona che cattura l’animale usi dei guanti protettivi e, per uccelli dotati di becchi particolari (come ad esempio gli aironi) usi un telo e tenga l’animale a distanza dal viso.
Delucidazioni o chiarimenti anche per il primo soccorso, qualora non fosse reperibile il soccorritore sopra indicato, possono essere richiesti alla nostra Associazione ai numeri presenti nel sito.

Per problemi o altre segnalazioni, per competenza rivolgersi all’Ufficio Caccia e Pesca della Regione Veneto, al numero 041 2795419.

Qualche precisazione per chi trova giovani uccelli non volanti:

Se si trova un giovane uccello con tutte le piume ma ancora inabile al volo, che non sembra avere traumi evidenti, pur essendoci la possibilità che   questo venga mangiato da gatti o altro, andrebbe posto comunque nelle immediate vicinanze del luogo di ritrovamento in un posto rialzato (meglio se albero o cespuglio) in modo che possa essere nutrito dai genitori.

L’uscita dal nido prematura è spesso cosa abbastanza consueta, in molte specie; detenere un uccellino in gabbia, anche per poco, vuol dire condannarlo ad una vita in cattività. Ma certo questo non deve essere letto “guai a toccarli”, perché l’aiuto di un essere umano  – in certi casi – può  essere fondamentale per allontanare un gatto (basta poco a spaventarli senza fargli alcun male) e/o a fare raggiungere all’uccellino un ramo bello alto,  lontano da cani e ruote d’auto.

Categorie
Informazioni Notizie dal territorio

Lupo Canis lupus, una corretta coabitazione: comunicato stampa a cura del Coordinamento Lipu Veneto

Il lupo (Canis lupus) è un mammifero appartenente all’ordine dei Carnivori comprendente la famiglia dei Canidi. Di questa famiglia fanno parte anche altri mammiferi della nostra fauna, quali la volpe (Vulpes vulpes) e lo sciacallo dorato (Canis aureus).

La sottospecie C. lupus italicus (Altobello, 1921), che abita la penisola italiana, presenta caratteristiche differenti rispetto al lupo transalpino. Esso è caratterizzato da dimensioni inferiori rispetto al lupo euroasiatico, mantello grigio rossastro variabile a seconda della stagione, stria nera su dorso e zampe anteriori, “mascherina” facciale bianca estesa alla gola e coda lunga al tallone con punta nera.

Il comportamento è caratterizzato da una spiccata vita sociale. Il gruppo è organizzato in un nucleo familiare, costituito dalla coppia riproduttiva, dai giovani dell’anno e da individui “helpers”, ovvero giovani che hanno superato l’anno di vita, ma che restano nel gruppo per aiutare la coppia dominante a crescere i cuccioli. L’attività di caccia si svolge in maniera organizzata ed è sostenuta dalla coppia dominante, a volte aiutata dagli helpers. L’estensione del territorio di caccia varia in maniera inversamente proporzionale alla quantità di prede presente in esso. Il territorio è in ogni caso difeso dal branco contro invasioni di individui estranei. Marcature con fatte e urine, ma anche gli ululati, servono a delimitarne i confini. Nel peggiore dei casi, l’invasore può essere aggredito e ucciso dal branco.

Prede elettive del lupo sono gli ungulati (cervi, cinghiali, caprioli, daini); la dieta, tuttavia, è onnivora, non disdegnando piccoli mammiferi (lepri, conigli selvatici, roditori) e uccelli. Anche frutti selvatici rientrano nell’alimentazione di questo canide.

Generalmente i giovani, superato l’anno di vita, vanno in dispersione percorrendo in alcuni casi anche centinaia di chilometri alla ricerca di un territorio dove stabilirsi e di un partner con cui costituire una coppia e riprodursi. Per effettuare questi spostamenti, gli individui possono utilizzare corridoi ecologici costituiti, ad esempio, dal corso dei fiumi (vedi il caso dell’estate 2024, riferito alla lupa diventata confidente e recuperata nel medio corso della Piave). Anche le strade asfaltate costituiscono linee preferenziali di spostamento. Ciò è causa di un alto numero di incidenti fatali per impatto con i veicoli (c.d. “road killing”).

Fig. 1 – Predazione di lupo su nutria in area di pianura. Foto archivio Lipu Treviso.

La riproduzione avviene per accoppiamento della femmina e del maschio dominanti tra gennaio e febbraio. I cuccioli nascono a maggio in una tana ben riparata dai disturbi, solitamente una cavità naturale o una tana abbandonata da altri animali. Nel corso dell’estate i cuccioli vengono trasferiti in luoghi appartati e tranquilli, chiamati siti di rendez-vous. Qui i cuccioli sono accuditi da uno dei fratelli nati nell’anno precedente, mentre i genitori sono impegnati nelle battute di caccia.

Intorno ai 4 mesi di età i cuccioli cominciano a seguire il resto del branco anche durante le battute di caccia.

Le dimensioni di un branco variano nel corso dell’anno: tra maggio e giugno, quando avvengono i parti, il branco raggiunge la sua numerosità massima che poi, nei mesi seguenti, si riduce per un naturale processo di mortalità e per la dispersione, che spingerà buona parte dei giovani che hanno raggiunto la maturità sessuale ad abbandonare il branco alla ricerca di un nuovo territorio e di un partner con cui formare una nuova coppia.

Quando un territorio è interamente colonizzato il numero dei branchi rimane stabile.

Il lupo svolge un ruolo ecologico importante, in quanto è in grado di regolare numericamente le prede (ungulati) presenti nel suo territorio di caccia. Ciò impedisce agli ungulati di ridurre eccessivamente la produzione primaria (piante), facendo sì che l’habitat si mantenga in equilibrio.

Il ritorno del lupo nell’arco alpino e nel territorio del Veneto è stato favorito dalla tutela legale riconosciuta alla specie, dall’abbandono delle aree montane da parte dell’uomo, con conseguente avanzamento del bosco e dall’aumento numerico degli ungulati.

In particolare, nella nostra regione l’incontro avvenuto nel 2012 in Lessinia tra la lupa Giulietta, proveniente dalle Alpi occidentali, ed il maschio Slavc, di origine dinarica, ha dato vita ad un primo branco la cui discendenza formata ha poi colonizzato l’Altopiano di Asiago,  I Colli Euganei, il Massiccio del Monte Grappa, le Prealpi trevigiane, il Cansiglio, il Bellunese. L’espansione dell’areale è avvenuta fino a raggiungere aree naturalistiche nella gronda della Città Metropolitana di Venezia, quali l’Oasi di Vallevecchia (Caorle) l’entroterra Sandonatese, nonché l’area del Rodigino, il sito del Delta del Po, nel Trevigiano, aree collinari più prossime alla pianura, quali il Montello e le Grave di Ciano (Crocetta del Montello). 

L’arrivo del lupo in aree di pianura conferisce a questa specie l’importante ruolo di ristabilire condizioni di equilibrio ecosistemico. Infatti, è documentato che la nutria (Myocastor coipus), roditore alloctono invasivo, è entrata nella catena alimentare del lupo, che così può regolarne le popolazioni finora rimaste prive di un predatore naturale. Questo servizio ecosistemico, naturale e gratuito, è di notevole supporto agli operatori, ai portatori di interessi, ai consorzi e agli enti che si occupano di gestione idraulica e tutela del territorio. 

Una delle criticità che possono emergere è l’ibridazione degli individui di lupo (Canis lupus) geneticamente puri con cani domestici (C. lupus familiaris). Ciò comporta un indebolimento della specie e un conseguente pericolo per la sopravvivenza della stessa. È opportuno, in tal senso, che le autorità preposte riducano i casi di randagismo e di cani vaganti, fenomeno che interessa anche alcune aree collinari e rurali dei nostri territori.

Più complessa è la questione che emerge dal rapporto tra il ritorno del lupo nei suoi antichi areali e le attività umane, in particolare la pastorizia e l’allevamento. Il potenziale conflitto che ne scaturisce, si risolve quasi completamente attraverso l’adozione di misure di prevenzione e di dissuasione incruente, come dimostrato, ad esempio, con esperimenti condotti nel Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi o nel Massiccio del Monte Grappa. Si è, infatti, dimostrato come l’impiego di reti elettrificate, l’utilizzo di cani da guardiania e la presenza umana (pastori) riducano notevolmente il tasso di predazioni da parte dei lupi su armenti e greggi al pascolo. Inoltre, politiche di indennizzo per danni da predazione, – soprattutto con modalità non farraginose ed in tempi celeri,- subiti dagli allevatori che abbiano adottato le suddette misure, costituiscono un valido supporto fornito dalla Regione e dagli Enti gestori delle aree protette.

Un ulteriore sistema di difesa incruenta è costituito dall’adozione di sistemi di gestione proattiva attraverso l’apposizione di radiocollari su individui di lupo appositamente catturati, come è stato sperimentato da uno studio finanziato dalla Regione Veneto e condotto dall’Università di Sassari sul Massiccio del Monte Grappa (vedi il docufilm “Lupo Uno” di B. Boz e I. Mazzon, 2023).

Individui di lupo geneticamente ibridati con cani domestici sono più propensi alla predazione sugli animali domestici. Anche alcuni contesti in cui gli ungulati selvatici sono numericamente ridotti a causa di attività venatoria troppo intensa, fanno sì che la frequenza di predazioni sui domestici aumenti.

È bene qui ricordare l’importanza delle prove genetiche, ricavate dalle autorità competenti e da personale specializzato, indispensabili per determinare se l’autore di predazione sia effettivamente da ricondurre alla specie lupo, o se invece si tratti di cane domestico o altro carnivoro.

È fondamentale tenere a mente che il lupo è un animale selvatico, che per sua natura teme l’uomo e che per questo cerca di tenersene lontano. L’uomo deve, quindi, evitare comportamenti errati che inducano il lupo ad avvicinarsi troppo agli insediamenti umani e a diventare confidente. Un lupo che venga alimentato dall’uomo, anche indirettamente (si pensi, ad esempio, al caso di rifiuti organici non correttamente gestiti e lasciati nei pressi delle abitazioni), perde la sua naturale diffidenza e può diventare potenzialmente pericoloso per l’uomo stesso.

Anche basilari accortezze nella corretta gestione degli animali domestici e di affezione è importante per ridurre il conflitto.

La riduzione del conflitto tra uomo e lupo (e la fauna selvatica in generale) è alla base degli obiettivi di conservazione della specie prefissati dalle normative varate dall’Unione Europea (Direttiva Habitat, Convenzione di Berna) e recepite dall’Italia (Legge n. 157/1992 sulla tutela della fauna selvatica e la regolamentazione dell’attività venatoria). In tal senso, Lipu e le altre associazioni ambientaliste sono impegnate da tempo in campagne di sensibilizzazione e corretta informazione rivolte ai cittadini, attraverso incontri a tema tenuti da relatori qualificati.

Le recenti modifiche alla Convenzione di Berna, che hanno portato la Commissione europea a declassare la specie lupo da “strettamente protetta” a “protetta” (dicembre 2024), hanno dato il via alla possibilità per le singole regioni di abbattere una quota percentuale di lupi, calcolata sui dati ufficiali della consistenza numerica delle popolazioni presenti nei rispettivi territori, previo parere positivo dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA).

Lipu ritiene che questa misura non soddisfi le effettive esigenze di conservazione della specie, né costituisca un metodo sostenibile per contenere le predazioni di bestiame. Infatti, studi condotti negli Stati Uniti e in Svizzera e Svezia hanno dimostrato che l’abbattimento di alcuni individui di lupo porta alla disgregazione dei branchi, ad un maggior tasso di riproduzione dei lupi e all’aumento del numero di predazioni sugli animali domestici. 

La disgregazione dei branchi, dovuta all’abbattimento di esemplari  dominanti e di femmine riproduttrici, porta alla dispersione dei componenti, nel caso delle femmine, costoro sono maggiormente propense all’accoppiamento con cani inselvatichiti, fatto che sarebbe contemplato quando il branco è completo, sarebbe impossibile solo l’avvicinamento di un cane selvatico. Tracce di ibridazione nel Centro – Sud Italia sono riscontrabili su circa il 65% degli esemplari di Lupo italico, di qui l’importanza della mappatura genetica per comprendere la reale entità e grado del fenomeno su scala nazionale.

Di fondamentale importanza, inoltre, è il “numero sommerso” di individui di lupo vittime di bracconaggio (abbattimenti illegali con armi da fuoco, lacci, tagliole, bocconi avvelenati), di road killing e di cause legate alla frammentazione dell’habitat. Questi numeri, che devono essere assolutamente fatti emergere, non sono stati presi in considerazione nella scelta di declassamento della specie e nella conseguente determinazione delle quote percentuali di abbattimento.

La rimozione deve quindi restare l’ultima opzione, da utilizzare solo dopo aver adottato tutti i metodi preventivi a disposizione e, in ogni caso, va applicata solo ed esclusivamente nei confronti di singoli individui problematici od eccessivamente confidenti probabilmente frutto di un errato comportamento da parte dell’uomo:  erché un abbattimento indiscriminato anziché prevenire potenziali problemi di convivenza, rischia di crearli, amplificando delle condotte sinora marginali e gestibili.

Il coordinatore regionale Lipu
Dr. Gianpaolo Pamio

Venezia, 11 marzo 2026

Fig. 2 – Resti di nutria predata. Foto archivio Lipu Venezia.
Fig. 3 – Impronta di lupo. Foto archivio Lipu Venezia.
Categorie
Notizie dal territorio Pubblica amministrazione

Cittadella (PD): i lavori presso il Duomo mettono a rischio rondini e rondoni in nidificazione

Venezia, lì 10 marzo 2026

Sig. sindaco del Comune di Cittadella PD
Via Indipendenza, 41
Cap 35013 – Cittadella PD
PEC cittadella.pd@cert.ip-veneto.net

Spett.le Omissis

Spett.le Diocesi di Padova
Via Dietro Duomo 15
Cap 35135 Padova
PEC beniculturali.direzione@pec.diocesipadova.it

Spett.le Omissis

Spett.le Regione del Veneto
Ufficio Biodiversità 
Calle Priuli 99
Cap 30121 – Cannaregio – Venezia
Indirizzo e mail turismo@regione.veneto.it

e, p.c.

Gruppo Carabinieri Forestali di Padova
Via Michelangelo Bonarroti, 11
Cap 35135 Padova
PEC fpd43665@pec.carabinieri.it

Oggetto: lavori di restauro e manutenzione straordinaria presso il Duomo dei Santi Prosdocimo e Donato sito in Via Guglielmo Marconi nr. 5 nel Comune di Cittadella (PD), criticità per la presenza di avifauna in nidificazione, cantiere in esecuzione, tempi di realizzazione opere.

Spett.li Enti in indirizzo, per le rispettive competenze, 

con la presente si vuole ringraziare per l’azione di tutela posta in essere nell’anno  2025,  al fine di tutelare le specie in argomento. 

Volontari Lipu hanno provveduto in questo periodo a svolgere un sopralluogo esterno al cantiere, finalizzato a verificare lo stati dei luoghi deputati  alla nidificazione di Rondoni comuni, Rondini montane, Chirotteri: nell’eseguire tale attività con l’ausilio di binocoli, hanno potuto  accertare che i lavori di consolidamento delle murate procedono con tempi non aderenti all’imminente stagione migratoria, quando, dall’Africa Subsahariana giungeranno nel Comune di Cittadella (Padova)  centinaia di Rondoni. Si rammenta che la specie del Rondone, soprattutto il riproduttore dimostra una particolare fedeltà al nido, costituito da fessure, buche pontaie, sottocoppi, ovunque ci sia una cavità retrostante ad uno spazio minimo per poter entrare e nidificare: percorrono circa 12.000 chilometri in volo continuo per ritornare fedelmente a quella cavità-nido.

Le migrazioni annuali del Rondone abitualmente che coincidono con la fine del mese di marzo, prima decade di aprile,  stanno subendo anticipi, causa cambiamenti i climatici in atto. Qualora per la seconda metà del mese di marzo, i lavori in corso non fossero conclusi, al fine di salvaguardare il processo di  nidificazione, si chiede che i ponteggi siano smontati in toto ed ogni attività di lavoro ed antropica in generale, sospesa.

In subordine,si richiede che i ponteggi siano lasciati in loco e liberati da ogni elemento ostativo come teli antipolveri, reti, cavi,  funi, stringhe, ecc, che i parapiedi  interni ai ponteggi non siano posizionati contro o coprenti le cavità, che le passerelle degli stessi non siano allineate contro le cavità, così pure che ancoraggi in parete e la posizione degli elementi afferenti non siano addossati alle cavità. 

Tutto ciò può costruire impedimento per le traiettorie di accesso dei Rondoni alle loro cavità-nido. 

Nel caso i ponteggi rimanessero sul posto, comunque ogni attività antropica deve essere interdetta sino al termine della nidificazione, stimata alla fine del mese di luglio e comunque da monitorare in loco.

Un  grazie anticipato per l’attenzione.

Cordialmente

Il Coordinatore Regionale Lipu Veneto
Dr. Gianpaolo Pamio

N.B.: per praticità, si inoltra in  calce, la missiva inoltrata in precedenza

Venezia, lì 22 maggio 2025

Sig. sindaco del Comune di Cittadella PD
Via Indipendenza, 41
Cap 35013 – Cittadella PD
PEC cittadella.pd@cert.ip-veneto.net

Spett.le Omissis

Spett.le Diocesi di Padova
Via Dietro Duomo 15
Cap 35135 Padova
PEC beniculturali.direzione@pec.diocesipadova.it

Spett.le Omissis

Spett.le Regione del Veneto
Ufficio Biodiversità 
Calle Priuli 99
Cap 30121 – Cannaregio – Venezia
Indirizzo e mail turismo@regione.veneto.it

e, p.c.

Gruppo Carabinieri Forestali di Padova
Via Michelangelo Bonarroti, 11
Cap 35135 Padova
PEC fpd43665@pec.carabinieri.it

Oggetto:  lavori di restauro e manutenzione straordinaria presso il Duomo dei Santi Prosdocimo e Donato sito in Via Guglielmo Marconi nr. 5 nel Comune di Cittadella (PD), criticità per la presenza di avifauna  in nidificazione.

Spett.li  in indirizzo, per le rispettive competenze,

è giunta alla scrivente Associazione la segnalazione di imminenti lavori di restauro  e manutenzione presso il Duomo dei Santi Prosdocimo e Donato sito in Via Guglielmo Marconi nr. 5 Cittadella (Padova).  Volontari dell’Associazione, dopo un attento esame esterno dell’area interessata, in orario diurno  e serale – notturno, hanno accertato la presenza di specie di uccelli oggetto di particolare tutela stante dei lavori di manutenzione 

Viene segnalato nello stabile in oggetto, la presenza in fase di nidificazione, di un  nutrito numero di esemplari di   Rondine montana (Ptyonoprogne rupestris ),  di Rondone  (Apus apus), nonché di Chirotteri, tra cui si annovera il Pipistrello Ferro di Cavallo Minore (Rhinolophus hipposideros) viene descritto che l’attività delle suddette specie  continua attivamente, soprattutto per quanto riguarda i Rondoni le cui coppie possono quantificarsi in almeno una ventina, per l’altra specie non è stato possibile un computo esatto se non per i Chirotteri quantificati in una dozzina.  

Tutte le specie suddette  si trovano in uno stato di conservazione precario, con trend di popolazione negativo. Tra le varie cause di questo declino, oltre alla sottrazione di habitat, all’uso intensivo dei pesticidi in agricoltura,  vi sono tutti quegli interventi edilizi che non tengono conto della loro conservazione.

E’ opportuno qui ricordare che i nidi degli uccelli sono tutelati da normativa vigente secondo quanto previsto dall’articolo 21, comma 1, lettera o), della Legge n. 157 del 11 febbraio 1992, nonché dall’articolo 635 del codice penale. E’ altresì indispensabile richiamare l’attenzione sulla Direttiva CE n. 43/1992, cosiddetta “Direttiva Habitat”, sulla Direttiva CE n. 147/2009, cosiddetta “Direttiva Uccelli”, e sulle Convenzioni internazionali (Convenzione di Bonn e Convenzione di Berna) 

Al fine di evitare ulteriori insorgenze di potenziali conflitti tra le esigenze di conservazione della biodiversità    – esigenze sempre più pressanti e inderogabili, data l’assodata, attuale e scientifica acquisizione dello stato di crisi della biodiversità su scala globale e locale  –   e gli interessi della collettività, si prendano concretamente ed efficacemente in considerazione i tempi di nidificazione e le esigenze biologiche delle specie in questione. 

Al fine di una più approfondita conoscenza, si rimanda all’articolo “Inquilini con le ali” pubblicato nella rivista “Natura” edita dai Carabinieri (numero 124, settembre-ottobre 2021, pagina 46): https://www.carabinieri.it/media—comunicazione/natura/la-rivista/archivio-natura/anno-2021/natura-n-124-settembre—ottobre

All’uopo si rammenta che i Chirotteri sono  tutelati da Leggi nazionali e da Direttive e Convenzioni Internazionali:

La Legge 11 febbraio 1992, n°157  “Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio“, la legge quadro in materia di fauna selvatica e attività venatoria, che identifica i Chirotteri come appartenenti alla fauna “particolarmente protetta”.

La Convenzione di Berna, “Convenzione per la conservazione della vita selvatica e dei suoi biotopi in Europa”, elaborata nel 1979 e resa esecutiva in Italia dalla Legge 5 agosto 1981, n°503. Per questa convenzione le specie “minacciate d’estinzione e vulnerabili” meritano particolari attenzioni di conservazione (art. 1, comma 2) e vengono individuate nell’Allegato II (“Specie di fauna rigorosamente protette”). In tale Allegato sono elencati tutti i Chirotteri europei ad eccezione di Pipistrellus pipistrellus.

La Convenzione di Bonn sulle specie migratrici appartenenti alla fauna selvatica, resa esecutiva in Italia dalla Legge 25 gennaio 1983, n. 42, che promuove la periodica valutazione dello stato di conservazione delle specie, le attività di monitoraggio e di approfondimento delle conoscenze sulle popolazioni.

Il Bat Agreement, “Accordo sulla conservazione delle popolazioni di pipistrelli europei – EUROBATS“, reso esecutivo in Italia con la Legge 27 maggio 2005, n. 104. È un testo normativo nato per concretizzare gli obiettivi della Convenzione di Bonn relativamente alle specie di Chirotteri europei, definite “seriamente minacciate dal degrado degli habitat, dal disturbo dei siti di rifugio e da determinati pesticidi”.

La Direttiva 92/43/CEE relativa alla “Conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche“, nota come Direttiva Habitat attuata in via con D.P.R. 8 settembre 1997, n. 357, integrato e modificato dal D.P.R. 12 marzo 2003, n. 120.


Sulla base delle norme citate è quindi vietato abbattere, catturare, detenere e commerciare esemplari di qualsiasi specie di Chirottero italiano (artt. 21 e 30 della L. 157/92; art. III del Bat Agreement – EUROBATS; art. 6 della Convenzione di Berna; art. 8 del D.P.R. 357/1997 e ss.mm.).
Deroghe possono essere ottenute per catture a scopo di studio, attraverso la richiesta specifica alle autorità predisposte.
Le violazioni sono sanzionate penalmente in base all’art. 30 della L. 157/92 ed alle successive modifiche ed integrazioni.

E’ inoltre vietato arrecare disturbo agli esemplari, in particolare durante le varie fasi del periodo riproduttivo e durante l’ibernazione, nonché alterare o distruggere i siti di rifugio (art. 6, cap. III della Convenzione di Berna; art. 8 del D.P.R. 357/97 modificato con D.P.R. 120/2003). Relativamente a quest’ultimo aspetto, sono citati i “siti di riproduzione”, “di sosta” e “di riposo”, e quindi tutte le tipologie di siti di rifugio utilizzate dai Chirotteri risultano interessate dalla disposizione.

Per una esaustiva comprensione, all’uopo si riporta il Regolamento Edilizio del Comune di Bergamo:

“Nell’ultima modifica, avvenuta il 26/07/2021, al regolamento comunale edilizio 22/10/2001, n. 46, art. 98 si parla delle prescrizioni per la tutela della fauna e avifauna di manutenzione ordinaria e straordinaria, di restauro e risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia.

L’art. 98 riporta quanto segue:

“Gli interventi edilizi su edifici di qualsiasi tipologia previsti dal Decreto del Presidente della Repubblica 06/06/2001, n. 380, art. 3, interventi di rimozione dell’amianto, interventi in materia energetica, da realizzarsi negli edifici dove siano presenti nidi di rondone comune, rondone pallido, rondone maggiore, rondine, balestruccio, rondine montana 79 o chirotteri, sia durante il periodo riproduttivo che al di fuori di esso, dovranno essere di norma eseguiti prevedendo la conservazione dei siti riproduttivi presenti. Nel rifacimento delle coperture si suggeriscono le seguenti soluzioni:

tetti a coppi – lasciare libere le cavità venutasi a creare nella giustapposizione dei coppi, in particolare quelle della prima fila

evitare l’occlusione di tali nicchie con cemento o altro materiale o il posizionamento di pettini parapassero o aghi antipiccione

i fermacoppi, se presenti possono essere laterali, per lasciare l’accesso libero alla nicchia centrale

la grondaia, se presente, può essere posizionata al di sotto delle aperture dei coppi o comunque rispettando l’altezza della vecchia grondaia.

Qualora per ragioni progettuali debbano essere occluse cavità, fessure, nicchie o buche pontaie ospitanti nidi, o asportati nidi costruiti si dovrà procedere, come compensazione, con l’apposizione di altrettanti nidi artificiali previo accertamento e asseverazione dell’assenza di nidificazione in atto. In periodo di nidificazione (rondone comune dal 25 marzo al 30 luglio; rondone pallido e rondone maggiore dal 25 marzo al 30 settembre), qualora i lavori non fossero procrastinabili, si suggerisce di montare i ponteggi e le reti di protezione prima dell’inizio del periodo di nidificazione (15 marzo) e si applicano le prescrizioni seguenti:

chiudere tutti gli accessi con rete di protezione così da evitare totalmente il tentativo, spesso mortale, di accesso della fauna ai nidi esistenti (a titolo di esempio reti a maglia di 1cm x 1cm o più fitta, a teli giustapposti e senza fessure superiori a 1-2 cm)

montare all’esterno delle impalcature, vicino ai vecchi nidi, cassette nido tanto numerose quanto lo sono i nidi attivi, rispettandone il più possibile le sembianze.

In caso di assoluta necessità di lavori urgenti a nidificazione in corso, è auspicabile non applicare i teli protettivi o comunque è necessario lasciare ampie aperture in corrispondenza dei nidi occupati per permettere l’accesso agli adulti in accudimento di uova e nidacei. Ove i lavori di manutenzione o di ristrutturazione abbiano comportato la occlusione di spazi-nido dei rondoni, è auspicabile porre dei nidi di compensazione non provvisori per consentire la ricolonizzazione del luogo”

Sicuri di un Vostro cortese riscontro, si resta a disposizione per ogni necessità.   

Cordialmente.

Coord. regionale Lipu per il Veneto 
Dr. Gianpaolo Pamio

Categorie
Notizie dal territorio Pubblica amministrazione

A Stra (VE) potatura dei Tigli in periodo di nidificazione

Alla c.a. dell’Ufficio Tecnico del Comune di Stra VE

Venezia, 11 Marzo 2026

Spett.le Ufficio Tecnico

è giunta alla scrivente Associazione Lipu, da parta di un socio, la  comunicazione che in località Mira è in corso un’attività di potatura di un filare di Tigli, detta potatura  viene documentata da  una fotografia che si allega. Tale operazione,  rimane in contrasto con le “Linee guida  per la gestione del verde urbano e prime indicazioni per una pianificazione sostenibile” redatto dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare” Comitato per lo sviluppo del verde pubblico” edito nel 2017. 

In primis  come ripotato a pagina 41 del suddetto documento: viene segnalato che “una potatura senza criterio porta alla disorganizzazione completa della ramificazione; puo’ provocare forti reazioni vegetative e quindi non serve a ridurre le dimensioni della chioma”. 

Oltreche’ eseguire potature nel periodo di nidificazione,  quale da marzo a fine luglio arreca danno anche se il nido non è ancora costruito, soprattutto  ai piccoli uccelli, attualmente in forte regressione in tutta la Pianura Padana.

Cordialmente

Il delegato Lipu Sezione di Venezia

Dr. Gianpaolo Pamio

Regolo © Bruno Zavattin

Categorie
Informazioni

Ambienti agricoli: dai nuovi dati Fbi -LIPU, 33% di uccelli in meno in 26 anni. “Ora Piano di ripristino anche per questo habitat”

I nuovi dati della LIPU per il Farmland Bird Index (Fbi) confermano il grave declino e impongono un forte impulso ai piani di ripristino della Nature Restoration Law anche in ambito agricolo.

Il drammatico calo di Torcicollo (-76%), Calandro (-73%) e Saltimpalo (-71%),  sempre più rari.
Lipu: “Agire subito per salvare la biodiversità. L’FBI relativo agli ambienti agricoli e l’FBIPM, praterie montane, sono indicatori chiave per monitorare lo stato di salute delle nostre campagne”

Meno 33% sul territorio nazionale, ma con punte di -50% nelle pianure alluvionali. Prosegue il drammatico calo degli uccelli selvatici che vivono e si riproducono negli ambienti agricoli italiani, un trend fortemente negativo certificato dall’ultimo monitoraggio condotto dalla Lipu nell’ambito del progetto del Farmland Bird Index, ossia l’indicatore che descrive l’andamento delle popolazioni degli uccelli delle aree agricole italiane, finanziato dal ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste nell’ambito della Rete nazionale della Pac.

Secondo i dati 2025, delle 28 specie tipiche degli agroecositemi, utilizzate per il calcolo dell’indicatore, il 71% presenta un declino significativo; in particolare il torcicollo, nell’arco di soli 26 anni ha perso oltre tre quarti della sua popolazione (-76%). 
Non da meno è il calo del calandro (-73%) e del saltimpalo (-71%), così come di altre specie tra cui l’allodola, l’averla piccola, la passera mattugia e la passera d’Italia (vedi scheda).
L’analisi conferma il declino più marcato degli uccelli selvatici nelle pianure (-50%), a dimostrazione di un ambiente che ha fortemente necessità di diffuse azioni di ripristino ambientale. 

I dati descrivono un ambiente agricolo dove le pressioni
 sia sulle specie più rare che su quelle un tempo comuni, così come la scomparsa degli elementi naturali, come siepi e filari, e l’utilizzo di pesticidi e fertilizzanti, non accennano a diminuire. L’intensificazione, con la conseguente banalizzazione del paesaggio, sta progressivamente colpendo anche nelle zone collinari e pedemontane dove, negli ultimi anni, gli indici risultano in discesa più rapida.

Il campanello di allarme che ci lancia la diminuzione di queste specie non può essere ignorato, poiché esse sono lo specchio del negativo stato di salute dell’intero ambiente che ha conseguenze dirette anche su di noi.

Insieme all’indice delle specie “agricole” (Fbi) la Lipu ha inoltre calcolato quello per le specie delle praterie montane (Fbipm), risultato anch’esso in calo, con punte negative per l’organetto (-69%), il beccafico (-68%), e lo zigolo giallo (-40%). Queste specie sono spesso vittime dell’abbandono colturale delle nostre aree montane che porta alla scomparsa dei prati-pascoli contornati da cespugli radi, loro habitat di elezione.

“Di fronte ai dati drammatici del nuovo Farmland bird index, che peraltro confermano il trend negativo in atto da molti anni – dichiara Roberta Righini, coordinatrice Fbi per la Lipu – il nuovo Regolamento europeo per il Ripristino della natura rappresenta un’importante opportunità per invertire la tendenza al declino degli uccelli degli ambienti agricoli: in particolare gli articoli 10 e 11 prevedono misure per migliorare la diversità degli impollinatori e la messa in campo di pratiche ‘agroecologiche’ per rafforzare la biodiversità degli ecosistemi agricoli. 
“Auspichiamo dunque che nel Piano nazionale in corso di elaborazione vi sia una particolare attenzione a questi articoli, nonché una loro piena attuazione negli anni a venire, pena un ulteriore e definitivo impoverimento dell’habitat e scomparsa della biodiversità che viene ospitata.

“Ma il ruolo dell’Fbi – prosegue Roberta Righini – riveste un ruolo chiave anche per Politica agricola comune, essendo l’indicatore fondamentale per misurare l’efficacia degli interventi previsti nel Piano Strategico Nazionale della Pac. Siamo ora, nel pieno dei negoziati per il rinnovo di questa politica post 2027  ed è dunque di primaria importanza, sia scientifica che culturale – conclude – che tutti gli indicatori ambientali, Fbi in testa, vengano mantenuti anche nella futura programmazione”.

I dati del Farmland bird index 2025 verranno ufficialmente presentati in un incontro online mercoledi 25 febbraio 2026, realizzato anch’esso grazie al progetto Farmland Bird Index. Censimento ornitologico 2025-2029.

La partecipazione al webinar è libera, previa registrazione, compilando il modulo al seguente link:
https://www.eventbrite.it/e/biglietti-farmland-bird-index-censimento-ornitologico-2025-2029-annualita-2025-1980623358783?aff=oddtdtcreator

FOTOGRAFIE delle specie uccelli più colpite dal declino (citare il nome autore in caso di pubblicazione):

https://drive.google.com/drive/folders/1UiO9j5QTYcEDu9IiUMFZDCz1TCiY7KLc?usp=sharing

LO STUDIO  Uccelli comuni delle zone agricole in Italia è scaricabile all’indirizzo www.reterurale.it/farmlandbirdindex

11 febbraio 2026
Ufficio Stampa LIPU-BirdLife Italia


SCHEDA

I numeri del Farmland bird index (Fbi) 2025

-33,5%
Il declino del valore dell’indicatore Fbi in 26 anni di monitoraggio  (2000-2025) 

-38%
Il declino del valore dell’indicatore Fbi nelle aree collinari

71%
delle 28 specie degli ambienti agricoli considerate nell’indicatore sono in declino

93.000
I minuti di ascolto sul campo (oltre 1,8 milioni tra il 2000 e il 2025)

140
Gli esperti/e sul campo (538 dal 2000 al 2025)

Le 10 specie di uccelli “agricole” più colpite dal declino (2000-2025) 

  • Torcicollo – 76%    
  • Calandro – 73%
  • Saltimpalo – 71%    
  • Averla piccola -65%    
  • Passera mattugia – 61%
  • Passera d’Italia – 60%
  • Verdone – 59%
  • Allodola – 54%
  • Cutrettola – 49%
  • Verzellino – 47%

-58%
l’Fbi in Europa nel periodo 1980-2024

-52%
L’Fbi nei Paesi dell’Unione europea nel periodo 1980-2024

Fonte dei dati: Rete nazionale della Pac & Lipu (2025). Uccelli comuni delle zone agricole in Italia. Aggiornamento degli andamenti di popolazione e del Farmland bird index per la Rete nazionale della Pac.

Categorie
Aeroporto Marco Polo di Venezia Notizie dal territorio Pubblica amministrazione

Fenicotteri all’aeroporto Marco Polo di Venezia: SAVE trasmette i dati di monitoraggio sul fenomeno del Wildlife Strike

Facendo seguito alla richiesta del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti di trasmissione dei dati di monitoraggio relativi al wildlife strike presso l’aeroporto Marco Polo di Venezia, SAVE fornisce i dati di monitoraggio avifaunistico corredati da un’analisi del rischio del fenomeno.

Categorie
Eventi

LIPU e WWF Venezia, conferenza nazionale su Rondoni ed edifici

Sabato 28 febbraio si è tenuta, presso il centro culturale Candiani a Mestre (VE), la conferenza a carattere nazionale su Rondoni ed edifici.

Presenti diverse associazioni e rappresentanti politici e di centri di recupero per uccelli feriti e nidiacei, da tutto il territorio nazionale. Si è sviscerato sotto varie prospettive le problematiche di Rondini, Rondoni, Balestrucci, circa la criticità con le nuove formule costruttive che non prevedono ambiti di nidificazione per queste specie. Specie bandiera da preservare visto la loro importanza ecosistemica anche in ambito urbano e periurbano. Suggerite le  misure da intraprendere per salvaguardare queste specie alle luce dei cambiamenti climatici in atto.

Categorie
Pubblica amministrazione

Lipu, Coordinamento regionale: Osservazioni VIA Masterplan 2037 Aeroporto Marco Polo – Osservazioni Ecoistituto del Veneto

Problematiche attuali dell’ambiente lagunare: fattori di pericolosità per coste, popolazioni ed infrastrutture

Gli studi dell’IPCC (International Panel for Climate Change) sul riscaldamento climatico portano a previsioni sull’innalzamento dei mari e conseguenti rischi di inondazione costiera. Un articolo dell’INGV (istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia) pubblicato su “Environmental Research Letters” nel dicembre 2023, afferma come l’alto Adriatico, e quindi la zona lagunare, siano affetto da problemi quali:

1) subsidenza del suolo

2) erosione delle coste 

3) inondazioni

4) ritiro e salinizzazione della falda freatica (avanzamento del cuneo salino) 

5) pressione antropica

La pressione antropica quindi è un fattore di rischio che va considerato e che si aggiunge a quelli relativi all’ambiente naturale.

La subsidenza è riscontrata in tutto il comprensorio lagunare e nelle zone limitrofe, conseguenza dello sfruttamento di acque sotterranee, e causa a sua volta dei processi erosivi costieri. Per ostacolare la progressione salina, soprattutto in aree poste a quote basse o sottoil livello del mare, è necessaria la presenza di acqua dolce in maggiore quantità nel suolo,sottosuolo, nei canali della bonifica e nei fiumi. Il riscaldamento climatico inoltre, riduce le precipitazioni nell’arco dell’anno (carenza idrica dei fiumi) e fa aumentare il livello medio del mare (eustatismo).

Venezia e la Litorale, avanzata cuneo salino e subsidenza

Il Presidente di ANBI (Associazione Nazionale Bonifiche) Veneto lanciava l’allarmante messaggio in occasione della “Giornata Mondiale della Terra 2021: ”i lunghi periodi siccitosi comportano una riduzione della portata dei fiumi a vantaggio dell’acqua di mare che dalla foce risale per molti chilometri. La contaminazione da sale nelle falde acquifere delle zone costiere dipende invece più direttamente dall’attività dell’uomo: l’aumento dei prelievi di acqua dolce per uso potabile e produttivo lascia infatti spazio nelle falde alle infiltrazioni di acqua marina.  

Già nel 2003, infatti, la pubblicazione della Provincia di Venezia, tuttora in rete, titolo “Intrusione Salina e Subsidenza nei Territori di Padova e Venezia”, autori Carbognin-Tosi (del CNR), rilevava l’incremento della subsidenza sulla fascia litoranea e le sue cause: l’”effetto dell’intrusione salina proveniente direttamente dalla linea di costa o dalla conterminazione, lagunare, deve tenere conto anche dei processi che favoriscono la contaminazione, quali: la risalita dell’onda di marea lungo le foci dei fiumi e canali; la risalita dell’onda di marea lungo la rete di bonifica attraverso manufatti (botti a sifone, porte vinciane, sostegni, ecc.) in contatto con corpi idrici salati, che periodicamente o perennemente consentono riflusso verso monte; la risalita di acque sotterranee salate per l’azione di mantenimento del franco di bonifica delle idrovore; la contaminazione causata dall’intercettazione dei livelli salati sotterranei durante il dragaggio o scavo di canali della rete di bonifica e la risalita delle acque fossili profonde.” e inoltre “È stato inoltre appurato un aggravamento dei tassi di abbassamento lungo il cordone litorale di Cavallino-Jesolo dove i nuovi sfruttamenti di acque sotterranee (dagli inizi del ‘90 si concedono nuovamente i permessi per l’apertura di pozzi artesiani) sembrano giocare un ruolo non trascurabile nella dinamica del processo. … La subsidenza della struttura litoranea potrebbe comportare anche l’aumento dei processi erosivi costieri.”. Era indicato da mantenere il livello freatico (acqua dolce) sotto il piano campagna e pure il pericolo: ”Si sa che la vita della laguna di Venezia è legata allo stato dei litorali i quali, è noto, non hanno una altimetria che possa proteggere la laguna da mareggiate veramente eccezionali”. Da allora la quota del suolo si è ridotta (subsidenza) di 15-20 cm. rispetto al medio mare, progrediti l’intrusione/cuneo salino e l’erosione del litorale, mentre permangono lunghi periodi di carenza idrica nel suolo e sottosuolo.

Nell’Aprile 2016, a Jesolo, erano presenti anche gli Amministratori locali al convegno tenuto al Pala Arrex con titolo “IL FENOMENO DELLA SUBSIDENZA NELL’ALTO ADRIATICO CONNESSO CON L’ESTRAZIONE DAL SOTTOSUOLO”, relatori dell’Università di Padova e del CNR Ismar Venezia esponevano alcuni dati: la subsidenza con valori di 3-6 mm/anno e oltre in corrispondenza delle nuove edificazioni, dove la misura è  1 cm/anno; per l’eustatismo l’indicazione e di 3,7 mm/anno (dati ISPRA 1994-2016),  poi la problematica presenza salina sul litorale. La quota annua complessiva persa dal livello del suolo rispetto al medio mare misurava quindi circa 1 cm/anno e oltre per l’edificazione recente. Notizie non nuove ma certo non tranquillizzanti per i presenti. Come altrui fossero le problematiche, l’urbanizzazione è progredita con volumetrie rilevanti, pure i consumi idrici. Da allora, rispetto al medio mare la perdita di quota del suolo è di almeno 8 cm in un territorio posto estesamente tra la quota del medio mare e già sotto tale quota.

Conferma delle dinamiche in atto sul litorale arriva dall’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia), data dicembre 2023, come riportato su “Environmental Research Letters” visibile al link: https://iopscience.iop.org/article/10.1088/1748-9326/ad127e#erlad127ef7.  È segnalata la sottostima della subsidenza prevista dall’IPCC per gli effetti del riscaldamento climatico. Nello studio, riguardante le dinamiche evolutive del livello del suolo nel bacino del Mediterraneo, si legge : ”Vale la pena notare che la maggior parte della popolazione che vive lungo le coste del Mediterraneo non è a conoscenza dell’innalzamento della SL (livello del mare), della subsidenza del terreno e del relativo pericolo costiero che impattano sull’ambiente, sulle infrastrutture costiere e sulle attività umane (Loizidou et al 2023) … Gran parte delle coste di Italia … si sta abbassando, accelerando così l’ascesa della SL” (Sea Level). E, nel caso del litorale dell’alto Adriatico: “zone costiere basse come delta fluviali, lagune, aree di bonifica”, la perdita di quota indicata è di 4-6 mm/anno sulle aree del litorale veneziano e perilagunari, minore nell’area lagunare, circa 2 mm/anno, superiore a 6 mm nel Polesine; pure: “conseguente erosione costiera e ritiro e salinizzazione della falda freatica, rappresentando quindi un significativo fattore di pericolosità per le coste, popolazioni e infrastrutture”.

Negli anni scorsi, oltre al messaggio del Presidente ANBI, ripetutamente dai media venivano notizie allarmanti degli effetti dei prolungati periodi di scarse precipitazioni, del deflusso idrico pressoché assente nei fiumi dove il cuneo salino persisteva fiumi con misure inconsuete: 60 Km nel Po, 30-40 Km nel Livenza e Piave, poi variamente negli altri fiumi e canali con sbocco in mare o laguna; comparivano anche le difficoltà per le non più banali funzioni quotidiane e le pesanti ricadute sul sistema economico. Il più recente periodo primaverile-estivo piovoso (con eventi estremi tipici del riscaldamento climatico) ha rimosso il ricordo della carenza idrica, ma permangono gli effetti della persistente presenza salina, nel suolo e sottosuolo, sulla misura della subsidenza (perdita di quota rispetto livello medio-mare). Permane di circa 1 cm/anno la perdita di quota rispetto al medio mare della fascia litoranea, già estesamente posta sotto tale quota, e ancora maggiore nel Polesine sia la misura dello stato di fatto sia della dinamica. E permangono pure i consumi idrici a livelli incompatibili che hanno contribuito allo stato di penuria dei sistemi idraulico e idrogeologico dell’intera pianura alluvionale, stante l’apporto idrico annuo delle precipitazioni in riduzione e il suo regime variato per il riscaldamento climatico. E nemmeno aiuta l’aumento turistico nei mesi estivi, con cementificazione e consumo idrico aggiuntivi quando è al massimo pure il consumo agricolo/allevamenti, mentre il deflusso fluviale è al minimo (con cuneo salino nei fiumi in estensione). Approvvigionamento idrico? Relativamente alla subsidenza della laguna di Venezia, intorno a 2 mm/anno attuali, la misura è meno della metà dal suo intorno e dal litorale, che la separa dal mare; raggiungeva 1,5 cm/anno in presenza del prelievo idrico dal sottosuolo, attivo a P.to Marghera fino al 1970.

Consumo idrico e cementificazione sono da fermare, come segnala l’ANBI. Un indirizzo operativo che Regione e Comuni palesemente contraddicono, per perseguire l’aumento degli insediamenti e infrastrutture, come risulta dagli strumenti urbanistici e progetti autorizzati o in fase di autorizzazione. Un indirizzo che prospetta l’aggravamento degli effetti già segnalati per suolo e sottosuolo: progressiva contaminazione salina e degrado chimico-fisico del suolo con pesanti penalizzazioni per la presenza umana. Una prospettiva che l’applicazione della legge urbanistica regionale dovrebbe evitare, se applicata, stante l’obbligo della verifica di sostenibilità ambientale delle previsioni urbanistiche e infrastrutturali. Lo strumento sono le valutazioni ambientali VAS e VINCA, poi pure la valutazione VIA per i progetti con rilevanti ricadute ambientali. Il contenuto delle valutazioni risulta invece sostanzialmente indirizzato all’attestazione della sostenibilità, non contemplando argomenti essenziali. Esemplare il caso del Comune di Eraclea, con VAS regionale favorevole per l’utilizzazione insediativa di un’area agricola, nella quale si legge presente: “risalita del cuneo salino, la salinizzazione del suolo e l’eustatismo, e pericolo per la sicurezza idraulica, la stabilità degli edifici esistenti e di futura costruzione, fertilità del suolo e la biodiversità”. Conseguente è l’approvazione del piano per il villaggio turistico (12 mila persone), senza nulla eccepire sugli effetti dell’approvvigionamento idrico (fiume Livenza con presenza salina) e sul consumo di suolo. Non compare la problematica del prelievo idrico nel sottosuolo, nelle lunghe fasi di cantiere, e dell’interferenza delle opere sul sistema idrogeologico. Nel caso del progetto FS (lavori iniziati) per la connessione nessuna valutazione è stata svolta per gli effetti del drenaggio delle acque di falda e l’interferenza/destrutturazione dell’assetto idrogeologico in presenza di paleoalvei di prossimità lagunare, pure per il recapito idrico in laguna sebbene per la ZSC e ZPS “laguna superiore di Venezia” valga l’obbligo della conservazione della biodiversità. 

Il progetto per il collegamento ferroviario dell’aeroporto “Marco Polo” di Venezia, presentato da RFI S.p.A., ha acquisito il parere VIA della Regione (decreto del Direttore della Direzione Ambiente regionale n. 945, del 23 novembre 2020), ed è poi stato approvato dal Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica e lo Sviluppo Sostenibile il 3.11.2021. Le opere sono iniziate. Oltre 4 km interessano suolo e sottosuolo con galleria impostata a circa 20 metri dal piano campagna e connesso doppio diaframma verticale che raggiunge oltre 36 m di profondità, risultando interferiti i vari corpi idrici presenti, anche in pressione; nella galleria, che con un ampio arco sarà tangente all’area aeroportuale, è prevista la stazione. Nella “Relazione geologica geomorfologica, idrogeologica e sismica” del progetto si legge (pag. 58), relativamente ai diaframmi laterali: “indicativamente previsti pari a circa 20/25 m da p.c.”. L’indicazione è palesemente errata rispetto al progetto, che è definitivo, e non depone per l’attendibilità della Relazione. Inoltre (pag. 81): “… la zona di studio è interessata … nella parte finale da una vulnerabilità alta con punteggi pari a 63 e a 50…”; pure: ”La salinizzazione delle falde nelle aree per i lagunari dell’entroterra è principalmente dovuta all’intrusione di acqua dal mare e dalla laguna, talora seguendo vie preferenziali di deflusso sotterraneo, spesso favorita dall’altimetria del terreno nelle aree di bonifica che è anche di 2-3 m inferiore al livello medio del mare, ma avviene anche per dispersione dai fiumi e dai canali in condizioni di magra e/o marea o quando l’acqua marina risale e s’insinua sotto quella fluviale.” e “depositi fini costituiti da argilla limosa debolmente sabbiosa con locali lenti di torba fino a 9 m … lenti limoso-argillose e locali lenti di torba fino a circa 30/35 m (10E-5 m/s<k<10E-6 m/s) sede di una falda localmente in pressione … argilla limosa debolmente sabbiosa con locali lenti di torba fino a circa 50 m (massima profondità raggiunta dai sondaggi) … La modellazione numerica implementata (cfr. Cap 9), evidenzia la presenza di un’interferenza tra le opere sotterranee previste (il riferimento erroneamente è alla galleria artificiale con diaframmai fino a 20/25 m di profondità, cfr. Cap. 10) e il deflusso naturale della falda mostrando come le linee isopieze indisturbate vengono innalzate dalla presenza dei diaframmi strutturali delle gallerie e delle trincee in progetto.”. In precedenza (pag. 26) si legge: “Nel caso della laguna di Venezia l’intrusione marina nei terreni superficiali coinvolge tutta l’area di gronda lagunare espandendosi verso l’entroterra da qualche centinaio di metri a qualche chilometro … comporta notevoli rischi ambientali in prossimità dei margini lagunari … potrebbe anche incrementare la subsidenza già in atto, che potrebbe accentuarsi sia in concomitanza di probabili cali piezometrici, sia per la sostituzione delle acque salmastre a quelle dolci negli interstizi dei sedimenti fini con conseguente destrutturazione e collasso degli stessi.”. Segnalata la presenza di paleoalvei (pag. 80), corrispondenti alle citate “vie preferenziali di deflusso sotterraneo” (e in sua carenza di flusso inverso di risalita salina), della falda in pressione compresa tra 9 e 35 metri dal piano campagna (quali gli effetti della sua depressurizzazione? Per l’intrusione salina in fase di cantiere e poi in presenza della galleria?) e di lenti di torba a varie profondità (con presenza salina che favorisce “destrutturazione e collasso” dei sedimenti per cedimenti differenziali del suolo. Sono confermati gli effetti paventati nelle premesse ma non seguono le dovute valutazioni della scelta progettuale, la ricerca di soluzioni progettuali alternative. Emerge la rilevanza delle criticità paventate e la prospettiva di pesanti penalizzazioni per l’economia agricola, per la sicurezza idraulica dei suoli già prossimi al livello medio-mare, per la stabilità dei manufatti diffusamente presenti nelle vicinanze (l’abitato di Tessera, oltre all’aeroporto ma e l’urbanizzazione diffusa, comprese attività produttive). 

Esemplificativo l’articolo sul portale di ISPRA Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale del Ministero dell’Ambiente in merito al fenomeno straordinario della marea del 12.11.2019.

Alla luce dei cambiamenti climatici in atto nonché di quanto dettagliato, potrebbe portare, se ripetuto, effetti ben maggiori.

Il 2019 verrà a lungo ricordato per il numero straordinario eventi meteo-marini eccezionali che si sono susseguiti tra novembre e dicembre. Le immagini dell’Aqua granda del 12 novembre hanno fatto il giro del mondo. Un evento dovuto a una sovrapposizione di quattro fenomeni: il picco della marea astronomica di sizigia; il livello medio insolitamente elevato del mare in Adriatico; il forte vento di Scirocco lungo il bacino Adriatico e non ultimo il passaggio nel Nord Adriatico e sulla laguna di Venezia di un ciclone di piccole dimensioni che ha provocato venti locali con raffiche di oltre 100 km/h.

Ma il livello di 189 cm raggiunto il 12 novembre, che rappresenta il secondo livello più alto dal 1872, anno di inizio delle registrazioni, è solo la punta dell’iceberg di un novembre eccezionale. In una sola settimana, tra il 12 e il 17 novembre, la marea ha superato per ben 4 volte il livello di 140 cm, registrando così livelli che entrano tra i primi 20 degli ultimi 150 anni. In tutto il 2019, il livello del mare ha superato per ben 28 volte i 110 cm, livello in cui si allaga il 12% della città di Venezia, con una permanenza complessiva pari a circa 50 ore nel solo mese di novembre. Numeri che superano ampiamente i valori massimi raggiunti nei 150 anni precedenti, pari a 18 eventi in un anno (2010) e 24 ore complessive di permanenza (2012) sopra i 110 cm.

Il Centro Previsioni e Segnalazioni Maree del Comune di Venezia (CPSM), l’Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale (ISPRA), e l’Istituto di Scienze Marine di Venezia del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR ISMAR), che da anni collaborano per garantire il massimo profilo tecnico-scientifico alle attività di monitoraggio e previsione del livello del mare, hanno messo insieme le forze per un’analisi approfondita delle dinamiche meteo-marine di questi eventi di portata storica. Un’analisi possibile grazie alla notevole mole di dati acquisiti dalle reti mareografiche integrate del CPSM e dell’ISPRA, che, con un totale di 42 stazioni, garantiscono un monitoraggio capillare e in continuo dei principali parametri meteo-marini in Laguna di Venezia e in Alto Adriatico.

Parere sulla creazione del parco fotovoltaico

Il masterplan dell’aeroporto prevede la creazione di un parco fotovoltaico da 68 ettari, 92 milapannelli per fornire la metà del fabbisogno elettrico del Marco Polo.

CIA agricoltori veneto: “ci chiediamo come questo progetto possa coesistere sia con il Piano per le aree di pregio che con il Prg, creando inoltre un impatto paesaggistico enorme”. CIAVenezia, aveva chiesto il ripristino dei 12.000 alberi tagliati negli anni precedenti e la realizzazione di una fascia boscata intorno al perimetro aeroportuale, sull’esempio dell’aeroporto di Bologna.

Un parco fotovoltaico esprime forti criticità per gli uccelli in migrazione, la rotta adriatica costiera è seguita dalla maggior parte degli uccelli che dall’Africa Subsahariana – Nord Africa si portano nel Centro Nord Europa. Bagliori notturni con riflettenza di altri componenti luminosi nonché naturali possono creare una pericolosa assenza di orientamento al punto di compromettere il progetto migratorio e portare a morte certa.

Ad   opera   completata   il   monitoraggio   non   tiene   conto   degli   effetti  su subsidenza,avanzamento del cuneo salino, cambiamenti sul microclima. 

Inoltre, il monitoraggio della componente biotica, prende in considerazione gli eventualiimpatti su flora, uccelli (avifauna) e rettili (erpetofauna), quando invece servirebbe unapproccio integrato che prenda     in considerazione l’ecosistema lagunare nella sua interezza egli effetti anche su microrganismi e altri organismi vegetali/animali utilizzabili comebioindicatori. L’opera in oggetto non analizza l’interconnessione strutturale geologica nelle aree contermini né più maniera, più ampia nell’Alto Adriatico.


Controdeduzioni prodotte dall’ECOISTITUTO DEL VENETO “Alex Langer”

Di seguito la trascrizione integrale del testo:

ECOISTITUTO DEL VENETO “Alex Langer”
Viale Venezia n.7 – 30171 Mestre – (VE)

Al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica
Direzione generale per le valutazioni ambientali
Via C. Colombo 44
00147 ROMA

Ogg.: MasterPlan 2037 Aeroporto di Tessera – Venezia- STUDIO DI IMPATTO AMBIENTALE in data 24.11.2025 – Osservazioni n.3

INQUINAMENTO ACQUE DI FALDA

Nelle osservazioni già trasmesse da codesto Istituto in data 13/11/2024 erano stati posti in evidenza i seguenti dati desunti da certificati analitici fornitici da SAVE, dai quali si evidenziava il superamento dei limiti normativi (CSC) per tre parametri: arsenico, ferro e solfati per i piezometri ASS 01-S1 (a monte) e ASS01-S2 (a valle) del sedime aeroportuale.
I valori riscontrati nei vari certificati analitici erano significativamente superiori ai limiti ammissibili previsti per scarico di reflui in Laguna di Venezia:

– Ferro: valori compresi tra 6.800 e 15.300 μg/l – limite consentito allo scarico 200 μg/l

– Solfati: valori compresi 0 e 4.300 μg/l – limite consentito allo scarico 250 μg/l

– Arsenico: valori compresi 13 e 64 μg/l – limite consentito allo scarico 10 μg/l

Il ferro e i solfati presentavano concentrazioni sempre più elevate nel piezometro a valle (ASS01-S2) rispetto a quello a monte (ASS01-S1), con i solfati che superavano i limiti solo a valle, mentre a monte restano nella norma (valore zero).
Le determinazioni analitiche relative ai due piezometri erano sempre effettuate in contemporanea e si confermavano per un periodo che durava, storicamente, già da sei anni, dal 30/11/2017 al 13/12/2023.
Nel commento di SAVE alle certificazioni analitiche esibite, si attribuiva la presenza dell’inquinamento dei piezometri, ad un non meglio individuato, movimento di trasporto imputabile all’azione del cuneo salino.

Non ritenendo questo Istituto, che da sempre si occupa della storia di Venezia e della sua laguna, quanto affermato da SAVE una giustificazione realistica, ha richiesto ulteriori e più attinenti spiegazioni.
SAVE in merito a questo particolare tipologia d’inquinamento, testualmente, risponde:

“Considerazioni sui superamenti riportati nel Masterplan 2021
b. In relazione ai superamenti della qualità chimico-fisica ed ecologica delle acque lagunari riportati nel precedente Masterplan 2021, si precisa che i picchi nelle concentrazioni di metalli (cadmio, mercurio, piombo, arsenico) sono stati registrati principalmente durante la stagione estiva, in alcuni casi oltre i limiti massimi consentiti. Tuttavia, tali superamenti non sembrano essere direttamente correlati alle attività di cantiere o al progetto in corso, ma piuttosto attribuibili alla naturale variabilità del sistema ambientale. Inoltre, l’analisi delle acque di scarico non ha evidenziato concentrazioni anomale che possano giustificare i picchi osservati nelle stazioni di monitoraggio. Il proseguimento del monitoraggio, come previsto nel PMA del Masterplan 2021, permetterà di raccogliere dati più accurati e di verificare se questi superamenti siano stabili nel tempo o se si trattino di fenomeni occasionali. Al momento, quindi, non si ritiene che i superamenti rappresentino un rischio significativo, ma piuttosto un aspetto da monitorare ulteriormente per valutarne eventuali effetti a lungo termine. Di conseguenza, non si considera necessario adottare misure di mitigazione specifiche in questa fase”

Appare chiaro che quanto proposto da SAVE sia una NON RISPOSTA.

La domanda posta verteva sull’inquinamento delle acque dei piezometri e non sull’inquinamento delle acque lagunari; in merito a quest’ultime avevamo, comunque, già rilevato la presenza di anomalie nelle nostre precedenti osservazioni.
Considerato che SAVE, come risulta dalle informazioni fornite, ha inviato regolare comunicazione del superamento di limiti previsti nei due piezometri agli Enti Competenti, si richiede, quali siano stati i controlli messi in atto dalla Pubblica Amministrazione e che venga resa nota la documentazione prodotta dalle indagini ambientali effettuate.

QUALITÀ DELL’ARIA ATTUALE E AL 2037

Per descrivere l’impatto sulla qualità dell’aria dell’attività aeroportuale, nonché il livello di inquinamento diretto e indotto, attuale e al 2037, sono stati utilizzati dal proponente due software di simulazione.
Il primo per simulazione e modellazione delle condizioni meteorologiche denominato AIRMEC, il secondo per la profilazione delle concentrazioni dei vari inquinanti che sono stati determinati mediante l’applicazione del software Upper Air Estimator.
E’ stato necessario per la modellazione teorica, come viene citato nello studio, ricreare l’esatto scenario che caratterizza il sito nell’arco di un intero anno, sia dal punto di vista delle attività svolte, intese come sorgenti inquinanti, sia dal punto di vista dei fenomeni atmosferici specifici.
Nel computo si è tenuto conto del numero dei movimenti aerei medi, non massimi per le tre settimane di maggior traffico come previsto dalla normativa. Sono state ipotizzate tutte le possibili fonti emissive e quantificati i relativi contributi diretti e indotti sulla qualità dell’aria.
Dalle considerazioni finali, desunte dalle analisi modellistiche proposte da SAVE, condotte per la componente atmosfera, è possibile il determinarsi di un miglioramento complessivo della qualità dell’aria, connessa all’operatività aeroportuale nello scalo di Venezia per lo scenario di Masterplan al 2037.

Non condividiamo quelle che sono conclusioni, a dir poco, ottimistiche proposte dalle analisi modellistiche, in quanto non tengono conto dello stato di fatto attuale e del reale inquinamento dell’aria provocato dall’attività aeroportuale e di traffico indotto dalla medesima.
Volendo fare un ragionamento di principio, ci si dovrebbe chiedere come possano ritenersi affidabili le conclusioni alle quali conducono i programmi di modellazione utilizzati, che confermano sostanzialmente l’invarianza dell’inquinamento atmosferico attuale rispetto a quello previsto per il 2037, a fronte del fatto che, sulla medesima area lagunare, sono previste parallelamente le seguenti attività:

– il raddoppio dell’attività aeroportuale da 10 a 20 milioni di passeggeri

– la costruzione di una intera nuova area dedicata al trasporto commerciale

– la costruzione di un eliporto

– il traffico indotto da e verso l’aeroporto

– un albergo da attribuire a SAVE del quale non si conoscono le cubature

– un parco fotovoltaico di circa 110 ettari

– i cantieri che saranno approntati per il Masterplan

– i cantieri già in essere del Bosco dello Sport che prevede uno stadio da 20.000 posti per il basket, il nuovo stadio di calcio per il Venezia Calcio e un corposo complesso alberghiero

– la linea ferroviaria dell’alta velocità

Un altro aspetto relativo al Masterplan SAVE che intendiamo sottolineare, e quello che, più volte e a più riprese, nel corso della trattazione, sono stati portati a giustificazione della attendibilità dei dati ottenuti dalla modellazione, il fatto che l’evoluzione tecnologica legata alla costruzione dei nuovi aerei, l’uso dei carburanti diversi dagli avio, la variazione del parco auto, che sarà sempre più composto da auto elettriche, influiranno positivamente sui dati dell’inquinamento.
Riteniamo tecnicamente scorretto considerare i miglioramenti della qualità dell’aria relativi a scenari futuri, non dipendenti dalla volontà del proponente; a maggior ragione quando si utilizzano programmi di modellazione teorica che hanno una affidabilità non certificata, come quelli utilizzati e che hanno l’ambizioso obiettivo di garantire il rispetto dei valori limite degli inquinanti ai limiti tabellari imposti dalla normativa vigente.
Se fosse lecito applicare questo criterio a tutte le altre attività imprenditoriali, si perderebbe completamente il controllo dell’impatto ambientale che qualsiasi attività tende a generare.

Volendo poi approfondire tecnicamente il discorso sullo stato di fatto e sulle modellazioni teoriche utilizzate da Save, si ritiene errato dover ricorrere all’utilizzo, come valore di fondo, di una centralina localizzata nel parco di via Bissuola, come risulta da quanto affermato nello studio di valutazione ambientale.
Si sarebbero potuti utilizzare i dati ottenuti dalla centralina dalla ATM- S1, posizionata all’interno del sedime aeroportuale, che avrebbero descritto in maniera reale l’inquinamento attuale generato dell’aeroporto. Il parco di Via Bissuola a Mestre dista 6-7 km in linea d’aria dall’aeroporto.
I dati non ha nessun titolo per essere utilizzati in un programma di modellazione per la determinazione dei livelli d’inquinamento dell’aria nell’intorno al sedime aeroportuale, neanche come dati di base.
Rappresentano, unicamente, la qualità dell’aria in un parco di Mestre che nel periodo estivo evidenza un elevato livello di Ozono e il solito inquinamento di polveri sottili caratteristico della città in quella particolare zona. Si aggiunge a quanto affermato che la determinazione di un valore medio annuale per gli inquinanti, come viene utilizzato nell’analisi modellistica non ha alcun senso, perché la maggior parte dei parametri hanno limiti previsti dal Decreto Legislativo 13/08/2010 n.155 con modalità diverse dal valore medio annuale.

Facendo, ancora, riferimento al Decreto Legislativo 13/08/2010 n.155, relativamente alla normativa che regolamenta la qualità dell’aria ambiente, e più specificatamente all’Appendice III, che tratta le caratteristiche che devono avere i sistemi di modellazione, si ritiene che la tecnica di modellazione utilizzata non sia annoverata in quelle ritenute valide, in quanto mancante delle indicazioni che regolano l’incertezza delle tecniche di modellazione e quindi del livello di attendibilità e di variabilità dei dati ottenuti dalla modellazione stessa.

IMPATTO ACUSTICO AEROPORTO

Il proponente SAVE dichiara che la procedura, seguita per valutare gli effetti sulla popolazione in relazione all’impatto acustico dell’aeroporto, è stata quella utilizzata nell’ambito del progetto SERA ITALIA, “Studio sugli effetti del rumore aeroportuale”, effettuato in data 2014 e del quale ci preme proporre di seguito le conclusioni:

“Lo studio SERA ha evidenziato la presenza di una associazione tra esposizione al rumore di origine aeroportuale e livelli di pressione arteriosa sistolica nella popolazione residente nei pressi degli aeroporti di Torino-Caselle, Pisa-San Giusto, Venezia-Tessera, Milano-Linate, Milano-Malpensa e Roma-Ciampino. Il rischio di avere valori di pressione sistolica aumentata tende ad essere maggiore nelle ore serali. Esiste inoltre una robusta associazione tra rumore generato dal traffico aereo e annoyance lo studio ha evidenziato anche una chiara relazione tra disturbi del sonno e rumore di origine aeroportuale”

Le nostre conclusioni in merito, ci portano ad affermare che la metodologia utilizzata dal progetto SERA, non ha niente a che vedere con l’utilizzo della descrizione modellistica AEDT (Aviation Enviromental Design Tool) utilizzata dal proponente.
Lo studio SERA, al quale hanno partecipato le agenzie ARPA, ISPRA, Istituto di Fisiologia Clinica di Pisa, Istituto di Scienze dell’atmosfera e del clima, Direzione Integrata della prevenzione ASL Torino e varie Università, è stato una vera e propria indagine epidemiologica eseguita sul campo.
Sono stati condotti numerosi studi di laboratorio ed epidemiologici sugli effetti del rumore che hanno coinvolto sia lavoratori esposti in ambiente di lavoro, sia la popolazione in generale che vive nelle vicinanze degli aeroporti e strade ad alto traffico. In funzione all’esposizione del rumore aeroportuale, sono stati valutati gli effetti provocati sui soggetti componenti il gruppo di controllo, mediante misurazioni del livello pressorio, visite mediche, uso di farmaci.
Come anche in questo caso si è ricorsi riferendosi ad una modellazione AEDT tre FATO (Aviation Enviromental Design Tool) per la determinazione dei dati relativi all’impatto acustico aeroportuale al 2037.
Lo stato di fatto non esibisce i valori reali determinati alle centraline di controllo che quantificherebbero, allo stato attuale, i valori fonometrici connessi al disturbo provocato sui soggetti esposti.

Le conclusioni di SAVE a seguito riportate, anche per questo argomento rispetto all’inquinamento dell’aria, non sono da noi condivisibili:

“Dal confronto tra lo scenario attuale è lo scenario di progetto al 2037 si evince dunque un’espansione dell’area di influenza acustica indotta al dall’operatività del Marco Polo sul territorio limitrofo che tuttavia può ritenersi contenuta se rapportata al sensibile incremento del numero dei movimenti previsti dal masterplan 2037, che passa da 86.476 movimenti ai 143.260 movimenti previsti”.
I movimenti certi sono solo quelli attuali, mentre quelli riferibili al 2037 rappresentano solo previsioni e non certezze. Ci si chiede se questi ultimi potrebbero anche aumentare a discrezione di SAVE? Oppure se debba essere considerato un limite mediante una “restrizione operativa” come previsto dalle Linee Guida per la definizione della caratterizzazione acustica dell’intorno aeroportuale relativo alla Seduta del 01/12/2022 – Doc. n.192/22.

PIANO DI UTILIZZO DELLE TERRE E ROCCE DA SCAVO

Per questo argomento non abbiamo potuto avanzare alcuna osservazione, in quanto non risulta trattato.
Abbiamo comunque letto le puntuali osservazioni presentate da Arpa Veneto alle quali ci permettiamo di aggiungere questa ulteriore particolare informazione.
In considerazione che il quantitativo maggiore di particolato prodotto dai motori degli aerei, viene emesso durante le fasi di decollo e atterraggio e dall’attrito delle ruote e dei freni degli aerei nella fase di atterraggio, ai fini dell’utilizzo, come non rifiuti delle terre e rocce da scavo, è necessario verificare le eventuali presenze di inquinanti, generati dalle sopradescritte operazioni sulle terre che si intendono utilizzare, specialmente su quelle poste sui prolungamenti dei canali di decollo e di atterraggio.
Il set analitico dovrebbe prevedere la ricerca di tutti i metalli pesanti, dei prodotti di combustione dei carburanti degli aerei, compreso l’arsenico, visto l’inquinamento di cui abbiamo già parlato nella nota relativa alle analisi dei piezometri disposti a monte e valle del sedime aeroportuale.
Queste determinazioni, in linea con le procedure di campionamento e con i metodi analitici previsti dalle normative specifiche, garantiranno dall’utilizzo non idoneo delle terre e rocce da scavo, evitando quello che in gergo tecnico viene chiamato “esportazione dell’inquinamento”.

FATTORI AMBIENTALI POTENZIALMENTE INTERESSATI

Alle pagine 20-21, argomento “1.4”, sono esclusi effetti riguardanti la geologia, come pure il patrimonio culturale, sia nel corso della fase realizzativa del progetto sia nella successiva fase di esercizio aeroportuale.
Nulla compare nello Studio di Impatto (SIA) relativamente subsidenza e cuneo salino, dinamiche geologiche e idrogeologiche caratterizzanti l’evoluzione del territorio alluvionale della bonifica nel quale ricade l’area interessata dal progetto. Di dette criticità in atto, dettagliatamente ricordate nell’osservazione del giugno 2025 di Gianpaolo Pamio e segnalate dall’Associazione Movimento 5 Stelle, perdura l’omessa trattazione nonostante l’allarmante segnalazione contenuta neI documento dell’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia), pubblicato nella rivista scientifica “Environmental Research Letters” del dicembre 2023, dove per l’alto Adriatico si legge: “zone costiere basse come delta fluviali, lagune, aree di bonifica … subsidenza del suolo, erosione costiera e pressione antropica che accelerano il processo di inondazione … e ritiro e salinizzazione della falda freatica, … significativo fattore di pericolosità per le coste, popolazioni e infrastrutture”.

Nell’articolo è segnalata la necessità di revisione delle stime IPCC per gli effetti dell’innalzamento del mare (eustatismo), per l’aggiuntiva dinamica in atto, e pure di migliorare la divulgazione scientifica e ovviare alla perdurante disinformazione della popolazione, disinformazione che evidentemente si estende a chi informato dovrebbe essere, per le responsabilità tecnico-scientifiche del contenuto del documento SIA e di chi alla sua valutazione è preposto.

Sull’argomento numerosi i documenti e i dati pubblicati negli ultimi vent’anni anche dal CNR-ISAMAR, riguardanti la progressione dell’infiltrazione salina nel sistema idrogeologico litoraneo e perilagunare, sui conseguenti effetti di accelerazione della subsidenza indotta, sulle sue cause riconducibili alla carenza idrica nel suolo e sottosuolo che trova alimento nella impermeabilizzazione del suolo, oltre che nella ridotta portata fluviale, nella riduzione delle precipitazioni annue (riduzione del 30% negli ultimi 30anni) e nella sconsiderata gestione del patrimonio idrico, destinato all’espulsione con il potenziamento degli impianti idrovori o estratto dal sottosuolo per molteplici finalità.
Resta invece tralasciato l’indirizzo per la rinaturalizzazzione, fitobiodepurazione e allagamento delle aree di gronda lagunare limitrofe all’aeroporto del Piano Direttore 2000 ( per la prevenzione dell’inquinamento e il risanamento del bacino idrografico della Laguna di Venezia).

Per l’area aeroportuale resta pertanto omessa la verifica delle criticità in atto nel suolo e nel sottostante sistema idrogeologico e la valutazione delle prospettive evolutive delle medesime in presenza del Master Plan, nonostante l’inequivocabile rilievo pubblico di quanto compare nei documenti scientifici di INGV e CNR-ISAMAR di pubblico dominio.
Il processo di degrado del suolo in atto nelle aree della bonifica perilagunari e litoranee, generato dalla progressione di subsidenza e cuneo salino; ciononostante la SIA non rileva le criticità in atto riconducibili alla consolidata carenza idrica dolce nel suolo e sottosuolo, non valuta gli sviluppi derivati dall’ulteriore impermeabilizzazione del bordo lagunare e aree limitrofe che penalizza ulteriormente le già impoverite delle falde idriche; la prospettiva derivata è l’accelerazione ulteriore delle criticità di suolo e gli effetti sono segnalati dall’INGV (sopra tra virgolette) con connesse ricadute di natura economica e sociale di palese rilievo.

MODIFICA DELLE CARATTERISTICHE QUALITATIVE DELLE ACQUE – ACQUE SOTTERRANEE

Alla pag. 161, argomento 5.2.3, si legge che le opere di prossima realizzazione prevedono scavi per la realizzazione delle fondazioni con l’interessamento della falda: l’emungimento di quest’ultima precederà le lavorazioni per le opere di fondazione da realizzate senza contatto diretto con la falda. Di fatto è pertanto contraddetta l’esclusione degli effetti riguardanti la geologia. E’ infatti precisato che in fase di cantiere, al fine di consentire le lavorazioni all’asciutto, è prevista l’installazione di sistemi di aggottamento; per l’acqua di falda è previsto l’avvio diretto al trattamento – evitando quindi il contatto con i materiali di lavorazione -, per renderla compatibile allo scarico in acque superficiali, secondo i limiti tab. A, sez. 1, 2 e 4, allegata al D.M. 30/7/1999. Inoltre, si legge che per la fase di esercizio, dopo la dismissione dell’impianto di aggottamento, la falda andrà a interessare le parti interrate dei fabbricati e, data la loro realizzazione “solitamente in materiale inerte (i.e. calcestruzzo)”, non saranno conseguenti modifiche delle caratteristiche qualitative delle acque di falda. Della quantità dell’acqua da emungere nessuna notizia è data, neppure della durata nel tempo, e come già detto nessuna verifica dello stato del sistema idrogeologico risulta svolta.

QUANTIFICAZIONE DELLE AREE PERMEABILI E NON PERMEABILI

Alla pag. 146, Tabella 5-5 “– confronto stato di fatto e stato di progetto”, l’indicazione è di circa 382 ettari la superficie complessiva al 2037 dell’area aeroportuale, in aumento di circa 36 ettari rispetto all’attuale, e di circa 226 ettari la superficie non permeabile alla medesima data, in incremento di circa 43 ettari rispetto allo stato già autorizzato.
Nessuna considerazione e verifica è riscontrabile relativamente agli effetti della vasta impermeabilizzazione del suolo sulle dinamiche della subsidenza e infiltrazione salina dalla laguna, inevitabilmente alimentate dalla carenza di acqua dolce che l’impermeabilizzazione determina.
La necessità di pervenire già nella SIA, dove è tuttora mancante, e in ogni caso nella fase preliminare alla definizione del Master Plan, appare del tutto giustificata quando si ricordi che la presenza operativa dell’aeroporto inizia nel 1961 ed è conseguente alla bonifica del territorio barenicolo e soppressione del sistema di canali preesistenti.
Nessuna valutazione di compatibilità ambientale era allora richiesta ma neppure per i successivi ampliamenti e integrazioni delle opere aeroportuali, nel frattempo autorizzati, risultano svolte verifiche sulle dinamiche di suolo e sottosuolo di prossimità lagunare, nonostante le intervenute normative in materia di sicurezza idraulica e di tutela ambientale, oltre alle acquisizioni scientifiche di pubblico dominio da almeno un ventennio. E neppure tralasciabili dalla SIA, per la corretta valutazione del progetto, sono gli altri progetti che già risultano nella fase realizzativa in prossimità del sito aeroportuale.

L’obbligo di considerare l’impatto ambientale in relazione all’effetto cumulativo con altri progetti e opere inevitabilmente riguarda la connessione ferroviaria (circa 8 Km., opera delle Ferrovie dello Stato) dell’aeroporto M. Polo, comprendente circa 4 Km. entroterra e galleria (Km. 3,6) che ospiterà la stazione sotto il sedime aeroportuale. La galleria sarà supportata da diaframmi che raggiungono circa 36 metri di profondità (di fatto una barriera entro terra) che andranno a interferire pesantemente la struttura del sottosuolo dove sono state rilevate falde freatiche e in pressione, oltre a lenti di torba e paleoalvei; per la sua realizzazione è “stimata una produzione di acqua di drenaggio di 10.000 m3/giorno” (10 milioni di litri/giorno) da recapitare in laguna dopo il passaggio nell’apposito impianto di depurazione (di nuova realizzazione); il tutto anche in questo caso risulta autorizzato in carenza della verifica degli effetti derivati subsidenza e infiltrazione salina nonostante la segnalata “altimetria del terreno nelle aree di bonifica che è anche di 2-3 m inferiore al livello medio del mare”

Analogamente considerazione per l’atro progetto in corso di realizzazione su aree di prossimità, quello comunale denominato Bosco dello Sport, riguardante impiantistica per sport e spettacolo di rilievo nazionale e internazionale: decine di ettari di nuova urbanizzazione, parcheggi e infrastrutturazione viaria e decine di migliaia di pali di fondazione dei quali nessuno, quindi impermeabilizzazione del suolo e interferenza del sistema idrogeologico delle quali, anche in questo caso, l’autorizzazione del progetto non ha tenuto conto.

La valutazione dell’effetto cumulativo dei progetti di urbanizzazione e infrastrutturazione della fascia perilagunare di Tessera appare un atto dovuto quando si intenda svolgere l’attendibile valutazione ambientale degli effetti di consolidamento e ampliamento ulteriore dell’Aeroporto M. Polo.

IL RAPPORTO OPERA AMBIENTE: LE STRATEGIE DI MASTERPLAN PER LIMITARE GLI EFFETTI

ATTESI SULLE ACQUE

Alla pag. 164, argomento 5.3 “”, e “In riferimento al possibile rischio di allagamento del sito su cui insiste l’infrastruttura”, sono riportate le stime di innalzamento del livello del mare (eustatismo) di ISPRA e IPCCC per le quali andrebbe più correttamente considerata non solo la rilevanza della sua progressione nel tempo (effetto del riscaldamento climatico) ma l’aggiuntivo contributo derivato dallo sprofondamento (subsidenza) del suolo, come segnalato da INGV, oltre che dal CNR, con valori di circa 6 mm./anno nell’intorno laguna e dinamica anche questa in progressione con valori già ora analoghi all’eustatismo.

Misure della subsidenza ancora più alte, circa 1 cm/anno sono state rilevate dal CNR nelle aree di recente edificazione (nel litorale) per l’effetto dei carichi edilizi. Il riferimento alle citate stime è pertanto inattendibile ai fini della stima della perdita di quota del suolo rispetto al medio mare, come peraltro esplicitamente il citato documento INGV segnala per la necessità di revisione delle stime IPCC negli ambiti costieri alluvionali e di bonifica.

Pertanto, più ravvicinato di quanto indicato il pericolo di inondazione dipendente da dinamiche che rinviano non solo al riscaldamento climatico ma pure all’uso del territorio e alla presenza di acqua dolce nel suolo e sottosuolo, l’essenziale ostacolo alla salinizzazione del suolo e conseguente penalizzazione per l’agricoltura (sterilità/desertificazione) e delle caratteristiche meccaniche del suolo medesimo, dal quale dipende la stabilità di edifici e manufatti presenti.

Con il SIA pertanto resta omessa la considerazione delle ricadute generate dal Master Plan anche sull’abitato di Tessera e sul più ampio intorno nel quale sono presenti attività produttive, di servizio e altro ancora, pure territorio agricolo, dove presenza umana e valori economici restano privi di alcuna considerazione e tutela.

ANALISI DEGLI IMPATTI SUGLI HABITAT ACQUATICI

Alla pag. 126, argomento 3.2.5.1 “”, non risulta il seguito richiesto dal MASE relativamente a “una più approfondita analisi e quantificazione degli impatti derivanti dalla perdita di habitat e biocenosi”.
Non sono riscontrabili i rilievi aggiornati dello stato di fatto, degli habitat e specie presenti, indispensabili ai fini delle necessarie valutazioni da svolgere in via preliminare alla definizione del progetto e nel contesto della VINCA che non può prescindere dallo stato di conservazione, diffusamente “inadeguato” o “cattivo”, di habitat e specie e dalle relative note cause della pesante pressione antropica che lo sviluppo aeroportuale perseguito dal Master Plan certo non attenua. Gli incrementi del traffico, non solo aereo e stradale ma pure quello nautico/lagunare, da correlare all’incremento del flusso turistico con meta Venezia e all’indispensabile trasporto lagunare di persone e delle merci di contorno. Nonostante la carenza delle indispensabili premesse compare la negazione di “impatti negativi significativi sulla biodiversità”, sebbene risulti contraddittoria rispetto alla prospettata possibilità di previsione di mitigazioni, con funzione limitante degli impatti che invece saranno generati.

GIUDIZIO FINALE SULLO STUDIO DI IMPATTO AMBIENTALE DEL 24.11.2025

Il progetto presentato non affronta le ripercussioni che le opere potrebbero avere nell’area lagunare e perilagunare. Non ricorre ad analisi di dati desunti da stati di fatto reali ottenuti dall’attività pregressa dell’aeroporto, ma a riferimenti indiretti inseriti in programmi di modellazione di non dichiarata affidabilità.

I dati ottenuti per il rispetto dei limiti fissati per legge, di conseguenza, non sono attendibili e in certi casi neanche in linea con il buon senso (vedi rumore e inquinamento dell’aria).

Le risultanze degli studi proposti concludono quasi sempre con questo aggettivo assegnato all’impatto: trascurabile.

Presidente

Michele Boato

ECOISTITUTO DEL VENETO “Alex Langer”

Viale Venezia n.7 – 30171 Mestre – (VE) [n.1587 Albo Associazioni – Comune d Venezia]
micheleboato14@google.com Segr.329964323 – 041 950101

Categorie
Informazioni

NO ai botti di Capodanno: la LIPU rinnova l’invito alla cittadinanza

La Sezione Lipu/BirdLife Italy di Venezia, come di consueto, in merito ai botti di Capodanno, esprime preoccupazione chiedendo alla cittadinanza di abbandonare questa abitudine od in subordine di utilizzare fuochi pirotecnici solo luminosi. Il pensiero va agli uccelli selvatici, sempre più presenti nelle aree urbane e periurbane in quanto la banalizzazione del territorio e l’agricoltura intensiva, l’impoverimento dei siti di accesso al cibo,  li ha portati ad occupare spazi marginali di naturalità nei pressi delle nostre case. Ampia e riconosciuta   bibliografia a carattere scientifico evidenzia i danni operati dai botti nella fauna selvatica dalla pratica in argomento, le specie selvatiche in un periodo come quello invernale, ove hanno scarso accesso all’alimentazione, si trovano, a seguito lo sparo dei botti, spaventate, ad abbandonare i siti di rifugio ed a dover vagare verso località ignote, nella notte, anche per molti chilometri. Gli uccelli, sotto choc per i botti, con un battito cardiaco accelerato, con una pressione sanguigna elevata, con un inusuale carico ormonale dato dallo stress, si trovano a disperdere energie che difficilmente potranno recuperare in tempi rapidi: quanto sommato alle rigide temperature può portare per ipotermia alla morte del volatile. Non poco la dispersione del singolo uccello dallo stormo  o la divisione dalla coppia, anche questo fattore incide sulle possibilità di sopravvivenza. Gli uccelli selvatici, spaventati dai fuochi d’artificio, vaganti senza meta, colti dal panico, in luoghi a loro non noti, possono  facilmente urtare  con autoveicoli, abitazioni, cavi elettrici, tralicci della rete elettrica e telefonica,  reti metalliche, recinzioni, vetrate, ecc., con esiti spesso nefasti, se feriti e tramortiti, possono perire per le basse temperature o se nelle strade,  investiti dal traffico veicolare. E’ verosimile ritenere le perdite indirette di uccelli selvatici a seguito la pratica dell’utilizzo dei fuochi d’artificio siano ingenti, mancando però dei censimenti all’uopo.   Sotto choc, gli uccelli selvatici, possono restare per giorni senza alimentarsi, rischiando  conseguenze spesso letali. Con la stagione venatoria ancora aperta, questo potrebbe rappresentare un elemento suppletivo di decimazione in quanto si trovano debilitati e stressati, facili prede dei cacciatori.

Con le finalità di salvaguardare le specie in forte diminuzione risulta fattibile l’abbandono di una pratica, seppur tradizionale, del festeggiamento del nuovo anno con i fuochi d’artificio. Tali comportamenti ai danni della fauna selvatica rappresentano un elemento non trascurabile nella sommatoria di attività che portano alla decimazione della fauna selvatica, come emerge annualmente nei dati di BirdLife Europe, lasciando spazio sempre più a specie bandiera opportuniste che avvalorano l’impoverimento della Biodiversità. 

Venezia, li 26 dicembre 2025

Il delegato Lipu Venezia
Dr. Gianpaolo Pamio      

Categorie
Eventi

Evento Rondoni ed Edifici: il programma

28 febbraio 2026, ore 15:15 – Centro Culturale Candiani – Sala Conferenze
Piazzale Luigi Candiani 7 – Mestre (VE)

Ingresso gratuito con prenotazione consigliata fino ad esaurimento posti. Prenotazioni all’indirizzo e-mail eventorondoni2026@gmail.com.

Categorie
Eventi

Evento LIPU e WWF: Rondoni ed edifici. Scopriamo la biodiversità urbana – 28 febbraio 2026, Mestre (VE)

28 febbraio 2026, ore 15:15 – Centro Culturale Candiani – Sala Conferenze
Piazzale Luigi Candiani 7 – Mestre (VE)

Ingresso gratuito con prenotazione consigliata fino ad esaurimento posti. Prenotazioni all’indirizzo e-mail eventorondoni2026@gmail.com.

Introduzione
Presidente dell’associazione Lipu 

L’importanza della biodiversità urbana
Associazione WWF

Biologia ed ecologia del rondone
Associazione Liberi di Volare

Azioni a tutela del rondone
Associazione Monumenti Vivi

Recupero torre rondonara di Seriate
Associazione Lipu sezione Bergamo

Edifici come ecosistemi: censimenti dei nidi e tutela normativa 
Associazioni Venezia Birdwatching e Lipu sezione Venezia

Documentario «Nati per volare»
Proiezione e incontro col regista

Durante l’evento ci sarà un’esposizione di nidi artificiali.
Il programma completo verrà pubblicato prossimamente.