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Notizie dal territorio

Abbattimento filari di alberi di pioppo a Casale sul Sile

E’ giunta alla LIPU Lega Italiana Protezione Uccelli, Sezione di Venezia la segnalazione preoccupata di un iscritto, inerente l’abbattimento di filari di Pioppo bianco in località Casale sul Sile nel percorso pedonale nel lungargine del Fiume Sile, area destinata a Parco Regionale.

Un sopralluogo svolto da nostri volontari ha appurato che l’area già nota, è di particolare pregio naturalistico per la presenza di diverse specie di uccelli, soprattutto di Picchi: in questo ambito si annoverano esemplari di Picchio verde, Picchio nero, Picchio Muratore, Picchio rosso maggiore, Picchio rosso minore, tutte specie sottoposte rigorosa tutela. La banalizzazione e l’impoverimento degli habitat del territorio della Pianura Padana ha fatto sì che aree che preservino un minimo di caratteristiche necessarie per la sopravvivenza per le specie di uccelli selvatici, rappresentano una “ciambella di salvataggio” per costoro. l’articolo prosegue dopo la pubblicità

Dal momento la Regione del Veneto si trova in piena rotta migratoria, la maggiore tra Nord – Sud Europa, l’area del Parco del Sile assume una valenza particolare soprattutto nella salvaguardia dei piccoli uccelli, passeriformi in primis. Da un primo esame esperito dai volontari della LIPU alcuni tronchi dei Pioppi bianchi presentano delle cavità estese, a giustificarne il taglio per motivi di sicurezza, altri invece, perfettamente sani. Tagliare sistematicamente un centinaio di Pioppi bianchi di oltre 40 anni di età, rappresenta un significativo disvalore al biotopo legato al Parco del Fiume Sile ed alla biodiversità: le conseguenze in termini di sottrazione di habitat si avranno per tutta l’asta Sud del Fiume: pensiamo all’importanza dei grandi alberi per i rapaci che li usano come rifugio e stazione di caccia anche direttamente sul Fiume Sile: richiamandoci ad esempio al Falco pescatore.

Si sottolinea che il periodo scelto per il taglio degli alberi coincide con quello della nidificazione sugli gli alberi stessi, i Picchi soprattutto usano le cavità degli alberi per nidificare, e qui i volontari ne hanno trovato di diversi diametri, a più altezze: la consuetudine di utilizzare le cavità degli alberi, anche piccole, per formare un nido, è anche caratteristica dello Storno, della Cinciallegra, dell’ Assiolo, ecc. Non si trascuri il disturbo in tutta l’area per l’impiego di motoseghe e mezzi d’opera, tale attività interferisce anche nelle aree adiacenti con la nidificazione in atto, al punto di portare i genitori all’abbandono del nido con conseguente morte dei nidiacei.

Alla luce della considerazioni esposte, si richiede a codeste Autorità di sospendere il taglio degli alberi rimandandolo al periodo tardo estivo, a nidificazione conclusa, nonché di valutare il mantenimento dei alberi in buona salute onde limitare il danno derivato dalla sottrazione di habitat.

Cordialmente

Il delegato LIPU Sezione di Venezia
Dr. Gianpaolo Pamio

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Notizie dal territorio Oasi e riserve

Segnalazione incendi nell’Oasi di San Nicolò

Buongiorno, con la presente segnaliamo due episodi di incendio della vegetazione dunale e retrodunale rilevati rispettivamente il 27 marzo e in data odierna. L’incendio del 27/03 ha interessato un’area di prateria a Spartina versicolor nella fascia di duna. L’incendio è vicino ad un punto in cui è stata fatta una grigliata e potrebbe essere divampato per sbaglio; aggravante il fatto che il punto scelto per la grigliata sia all’interno della recinzione dedicata alla tutela della nidificazione di fratino e fraticello.

L’episodio rilevato in data odierna ha avuto luogo la sera/notte del 2 aprile, dal momento che nella mattina dello stesso giorno l’area era integra. L’incendio ha invece interessato, con più inneschi, un’area di mosaico tra Eriantho-scoeneto (habitat 6420 direttiva 43/92/CE) e Tortulo-scabioseto (2130*), ovvero uno degli habitat più importanti del sito. La presenza di più inneschi evidenzia in modo netto la natura dolosa del fenomeno.

Nelle pagine seguenti si riportano la mappa con l’ubicazione delle aree percorse da incendio e le immagini relative.
Si segnalano gli episodi a codesto ufficio per condividere la serietà della situazione, che sta evidenziando una crescente minaccia all’ecosistema della ZPS e ZSC presso San Nicolò e un conseguente aumento del rischio ambientale. 
ùSi rimane a disposizione per un eventuale sopralluogo.

Cordiali saluti

Dr. Gianpaolo Pamio
Delegato Lipu di Venezia

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Notizie dal territorio

Abbattimento alberi a Favaro Veneto

Sono giunte alla scrivente Associazione, segnalazioni poi verificate come corrispondenti, circa l’abbattimento in terreni privati di alberi dalle discrete dimensioni, soprattutto Pioppi neri e Platani in località Favaro Veneto, Via Vallenari e Via Ca’ Colombara. Venivano informati i cittadini che tali piante abbattute non avevano nessun vincolo normativo alla loro tutela, essendo su area privata, se non la sussistenza di nidi, visto il periodo di nidificazione in corso. Tuttavia, la presenza di alberature, arbusti, tratti di siepe in ambito urbano e periurbano assolvono ad importanti funzioni ecosistemiche, creando dei micro – habitat funzionali alla presenza e rifugio di piccoli uccelli, anfibi, rettili nonché piccoli invertebrati ed insetti necessari alla catena alimentare della suddetta fauna. Nell’areale della Val Padana, l’impoverimento e la banalizzazione delle zone agricole, private di elementi funzionali alla biodiversità come boschetti, prati incolti, siepi hanno portato ad una sistematica riduzione delle specie selvatiche presenti, soprattutto uccelli. Le cause della spoliazione di elementi naturali in ambito agricolo sono da ricondurre ad errate pratiche agricole su base intensiva, che non tengono conto delle misure di compensazione cui la UE dota a mezzo la PAC e i relativi  Piani di Sviluppo Rurale le Regioni, per mantenere in naturalità le aree oggetto di coltivazione. Buona parte dei fondi se non la totalità, nella Regione Veneto, non vengono utilizzati, le misure disattese, perché non richiesti dagli aventi diritto. Il risultato è evidente, le aree agricole non hanno nessun elemento di naturalità residua. La Commissione Ambiente della UE è a conoscenza di questa inosservanza dell’Italia, ma nonostante i richiami, siamo al nulla di fatto. Le aree coltivate, diventando inospitali spingono la fauna verso i centri abitati, qui emerge l’importanza del mantenimento di siepi e filari di alberi. Tra le specie di uccelli maggiormente presenti nelle siepi annoveriamo  la Tortora dal collare, il Colombaccio, il Canapino, il Pigliamosche, l’Averla piccola, il Picchio rosso maggiore, il Rigogolo, la Passera mattugia, l’Usignolo, il Picchio verde, il Pettirosso, la Passera scopaiola, il Luì piccolo, la Sterpazzola, la Cinciallegra, la Cinciarella, la Capinera, il Merlo, lo Scricciolo, il Cardellino, ecc.

Si richiede a  codesta Amministrazione di attivarsi nei confronti dei Privati cercando di salvaguardare le alberature residue; nonché si fa istanza del ripristino delle alberature abbattute posizionandole a dimora a lato della strada delle vie summenzionate, facendole cadere così sotto la competenza comunale. I cittadini che hanno contattato la LIPU Sezione di Venezia, chiedevano anche che le strade a bassissima percorrenza di Via Ca’ Colombara e Via Litomarino a Favaro Veneto, entrambe a carreggiata ridotta, siano aperte al traffico veicolare esclusivamente ai residenti quanto per garantire un grado di tranquillità e sicurezza ai podisti e camminatori che frequentano assiduamente la zona.

Considerando i diversi appelli da parte di iscritti alla scrivente Associazione e più generalmente dalla cittadinanza, onde affrontare le criticità sul Verde in maniera organica, si richiede a codesta Amministrazione il ripristino del FORUM del Verde, aperto ad Enti, Comitati, Associazioni, Categorie, ecc.

Delegato LIPU Sezione di Venezia

Dr. Gianpaolo Pamio

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Cave di Gaggio Nord Oasi e riserve

Dodici esemplari di Ibis sacro all’Oasi Gaggio

In questi giorni stanno confluendo i dati totali dei censimenti effettuati nel periodo invernale 2020, di particolare interesse la presenza di 12 esemplari di Ibis sacro Threskiornis aethiopicus. Questa specie, dalla sagoma caratteristica, di origine africana, in Egitto è estinta. Introdotta in Europa ai fini degli anni ’70 a scopi ornamentali, presso dei Giardini zoologici nel Sud della Francia, alcuni esemplari liberati si sono acclimatati e riprodotti. L’Ibis frequenta le garziaie ( grandi roost dove si aggregano in fase riproduttiva gli aironi), abitualmente si aggrega in compagnia  Garzette, Aironi maggiori, Aironi cenerini, Mignattai. Specie particolarmente vorace si nutre di piccoli invertebrati, rane, rettili, topi ed occasionalmente di pulli di altre uccelli. Visto il suo espandersi in tutta l’area sud Europea del Mediterraneo sta rappresentando una minaccia per alcune specie di uccelli cui sta occupando la nicchia ecologica, soprattutto Aironi, nonché rappresenta un pericolo per i Tritoni, le Rane soprattutto di Lataste e Dalmatina già in forte calo soprattutto in Val Padana per sottrazione di habitat. Le indicazioni dell’ISPRA Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, a titolo di precauzione, sono di attuare misure atte al contenimento di questa specie. L’Ibis sacro, sebbene sia un uccello alloctono si sta integrando benissimo nel territorio al punto da diventare una specie opportunista, così da sviluppare in poco tempo una capacità di predazione anche nei confronti di altre popolazioni alloctone ed alquanto infestanti come il Gambero rosso della Louisiana, vero e proprio flagello dei corsi d’acqua europei, specie introdotta in Europa per scopi alimentari e rilasciata accidentalmente in natura.

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Avvistati falchi di palude all’Oasi di Gaggio

In questi giorni, nell’Oasi di Gaggio è stata avvistata dai volontari una coppia di Falco di palude Circus aeruginosus, un rapace migratore. Questa specie è tutelata dalla Direttiva Uccelli dell’Unione Europea ed è considerata vulnerabile in Italia. Da censimenti non aggiornati, si stima che nell’intera provincia di Venezia vi siano solo circa 40 coppie nidificanti. Gran parte della popolazione europea di falco di palude sverna nel sud del Sahel africano e nell’area subequatoriale e nel mese di marzo intraprende la migrazione. Attraversando il deserto del Sahara giunge nel continente europeo dove nidifica spingendosi fino alla penisola Scandinava e alla Russia.

In Italia, il Falco di Palude si concentra soprattutto nella Val Padana, privilegiando habitat naturali a canneto, tifeto, lagune costiere e lanche fluviali. Il nido viene costruito nei canneti che devono essere particolarmente folti per mimetizzarne la presenza. Il falco di palude si nutre di piccoli mammiferi come ratti e piccoli di nutria, pulli e giovani di uccelli acquatici come folaga, germano reale, gallinella d’acqua, ma anche rane e rettili. Le minacce maggiori per questo rapace nelle aree di nidificazione sono rappresentate dalla sottrazione di habitat, dalla caccia anche accidentale, dal disturbo antropico e dall’inquinamento delle acque. Un’ulteriore minaccia è costituita dalle alterazioni strutturali degli ambienti naturali dei luoghi di svernamento africani, soprattutto per la regimentazione delle risorse idriche, nonché per l’espansione del deserto del Sahara che ne rende sempre più difficoltoso il suo attraversamento. Grazie alle norme di tutela questa specie in Italia è stabile e viste le cautele adottate, come la sospensione dei lavori di manutenzione in programma e la parziale chiusura del percorso visitatori, rimane la speranza che il falco di palude possa nidificare presso l’Oasi di Gaggio.

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Progetto Montiron

L’associazione LIPU Lega Italiana Protezione Uccelli, manifesta molta preoccupazione per l’impatto ambientale inerente il progetto di terminal a Montiron per il collegamento veloce di Burano alla Terraferma.  Il terminal andrebbe a distruggere una porzione rilevante di habitat di specie di interesse comunitario, qui annoveriamo l’Albanella minore ed il Falco di Palude.  L’area del Montiron e parte del territorio circostante ospitano almeno due coppie di Falco di palude ed è l’ultima area di presenza dell’Albanella minore in provincia di Venezia. Il canale di collegamento che verrebbe utilizzato è un canale naturale a meandri tra le barene e le velme. Un contesto ambientale unico, anche per l’effetto delle acque dolci si versano in laguna dal fiume Dese. L’aumento del traffico acqueo lungo questo canale e il passaggio di scafi della stazza di quelli impiegati per il trasporto di merci e persone determinerebbe la demolizione del complesso barenale e delle velme circostanti il canale. Non è solo un problema di onde superficiali, ma soprattutto delle onde di dislocamento che qualsiasi scafo, anche i presunti natanti ad Onda Zero, generano transitando lungo un canale. La sospensione del sedimento determinerebbe l’interramento del canale l’innesco del ciclo periodico di scavo del canale ed erosione delle strutture adiacenti. Gravi le ripercussioni sia sull’habitat e sulle specie ittiche, sia sull’avifauna che si riproduce, sosta e si alimenta in questi ambienti. Un’ennesima, irreversibile, compromissione ambientale di una Laguna già semidistrutta dal dissesto idraulico e da un moto ondoso sempre più diffuso, aggressivo ed incontrollato. Intervento, inoltre, che sembra funzionale a facilitare ulteriormente un turismo mordi e fuggi e ad avvantaggiare i residenti di terraferma rispetto alle possibilità lavorative offerte da Burano oggi in mano ai residenti nell’isola. 

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La LIPU è partner di BirdLife International

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Notizie dal territorio

Ripristino alberatura nella strada Terraglio

La scrivente Associazione, a seguito la segnalazione di un associato, ha appurato che nella Strada  Regionale Terraglio nr. 13 nel tratto tra Mestre (Ve) e Treviso non è stata eseguita nessuna piantumazione di ripristino di alberature soppresse, per varie cause, negli anni passati. La Sezione LIPU di Venezia, sollecitata da un iscritto, era intervenuta dal 2009 al 2012 per segnalazione delle potature eseguite in maniera impropria cui hanno portato,  molto probabilmente, in progressione,  alla moria di interi filari. Come da nota della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le Provincie di Venezia, Belluno, Padova e Treviso con data 3.12.2012 prot. 33660  si legge: “A seguito della segnalazione della LIPU di cui alla nota in oggetto, acquisita in data 20/11/2012 con prot. 32802, questa Sopritendenza rammenta a tutti  gli enti in indirizzo, che le potature degli alberi sono un operazione estremamente delicata che deve essere effettuata da personale specializzato. Dalla documentazione fotografica trasmessa invece, si evince che la potatura che si configura come capittozzatura che annulla completamente il valore estetico dell’albero, elemento paesaggistico richiamato nel provvedimento di tutela emesso ai sensi del D.M. 24/1/1967. – Strada del Terraglio – (…)”.  Nello stesso documento si legge: “(…) Come più volte ribadito da questo ufficio inoltre, si invita l’ANAS a provvedere alla sostituzione degli esemplari abbattuti, (D.M. 412 del 03/09/1987 e D.G.R. nr. 291  del 26/1/.1988 inerenti la lotta obbligatoria contro il cancro colorato del platano) mediante la messa a dimora di altri esemplari di platano secondo  le indicazioni formulate al riguardo contenute nella nota prot. 33355 del 2/2/2011 (…)”. 

Alla luce di quanto riferito, si richiede venga ottemperato alla prescrizione del reimpianto dei filari mancanti di platano. In allegato si trasmette copia della nota della Soprintendenza ai BB.AA.AA.

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Cave di Gaggio Nord Oasi e riserve

Presenza del Marangone nell’Oasi di Gaggio

In questi giorni stanno confluendo i dati dei censimenti della fauna ornitica presso l’Oasi di Gaggio, sito ZCS Zona di Protezione di Conservazione Speciale per Fauna e Flora. La presenza del Marangone (Phalacrocorax carbo) viene documentata in 19 esemplari, un numero sostenibile per il sito naturalistico, la peculiarità di questa specie rimane che la sua base alimentare è costituita prevalentemente da pesce. Per il suddetto motivo il Marangone rimane inviso dai pescatori e dagli allevatori vallivi di pesce che lo vedono come un terribile antagonista. Abilissimo pescatore nuota sotto il pelo dell’acqua ed una volta individuata la preda la cattura per la testa e la porta fuori dall’acqua per cibarsene. Successivamente usa mettersi con le ali aperte ad asciugare, con la caratteristica posa. Con la stagione invernale il Marangone abbandona le coste e tende a concentrarsi negli specchi d’acqua dell’entroterra e nei canali del centro della città di Venezia nei canali cittadini, grazie alla presenza della nutrita fauna ittica, soprattutto cefali, nonché incentivati dalle temperature più miti e riparati dal vento. La gran parte degli esemplari presenti in Val Padana come svernanti provengono dalla Danimarca, Olanda, Germania. Il Marangone abile pescatore, rimane l’unico uccello in grado di predare abitualmente il Pesce gatto, vero  e proprio flagello per la fauna ittica d’acqua dolce: pesce importato dagli Stati Uniti per fini ornamentali e per la pesca sportiva ha letteralmente colonizzato ogni specchio d’acqua dolce della Pianura Padana. Pesce voracissimo e resistente anche in acque inquinate e povere d’ossigeno, ha messo in difficoltà portandone alla rarefazione specie come la Tinca, il Luccio, il Cobite comune, il Ghiozzo, la Lampreda di fiume ed altri. Il Pesce gatto grazie ai sui potenti aculei situati nelle pinne dorsali e pettorali si rende inattaccabile da altri pesci. Il veleno trasmesso dagli aculei è innocuo per l’uomo anche se la puntura è molto dolorosa. Il Marangone si ciba del Pesce gatto con estrema facilità, sviluppando una specifica tecnica di pesca. Catturato il pesce se di piccole dimensioni, l’uccello lo lancia in aria, il Pesce gatto avendo la testa che pesa circa 1/3 del corpo, per via la forza di gravità si capovolge con la testa verso il basso permettendo al Marangone di aspettarlo a becco aperto ed inghiottirlo facendolo scivolare direttamente nello stomaco. Nella caduta, gli aculei si riflettono all’indietro facendo scivolare il corpo del pesce nell’esofago senza che questi si conficchino nelle pareti. Il Cormorano, grande pescatore, rimane un uccello molto utile per contenere le specie ittiche alloctone che stanno impoverendo i nostri corsi e specchi d’acqua dolce. Fra le specie introdotte nei nostri habitat, oltre il Pesce gatto, si annovera il Persico sole, il Persico trota, il Lucioperca, la Gambusia, il Siluro, ecc.

Nella foto un Marangone preda un Pesce gatto di notevoli dimensioni.

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Cave di Gaggio Nord Oasi e riserve

Oasi di Gaggio, un Airone guardabuoi abbattuto

Presso l’Oasi di Gaggio in Marcon VE nella tarda  mattinata di domenica 24 gennaio i volontari impegnati nell’ attività di accoglimento visitatori, accertavano la presenza nel sentiero più vicino ai confini dell’Oasi, di un esemplare di Airone guardabuoi, abbattuto con un colpo di fucile. L’animale presentava un foro ben visibile  su un ala riconducibile ad un pallino da caccia, ferita non mortale ma probabilmente l’esemplare è deceduto, una volta colpito con l’impatto sul suolo del camminamento. Per la tutta la mattina del 24 gennaio, come ogni domenica, l’attività venatoria all’esterno del sito naturalistico rimane  particolarmente intensa. L’Oasi vero  proprio punto di rifugio per la fauna selvatica soprattutto uccelli nella stagione venatoria,  quando viene  aperta al pubblico qualche uccello, spaventato dalla presenza di visitatori,  si allontana uscendo dall’Oasi, che pur essendo di 36 ettari, rimane una piccola superficie per gli esemplari selvatici: in questa circostanza  spesso gli esemplari vengono abbattuti. Nel caso in esame, questa specie protetta dalla vigente normativa è facilmente riconoscibile dalla sagoma e dalla livrea, l’autore di tale uccisione potrebbe ricondursi ad un bracconiere oppure, altra ipotesi, l’Airone guardabuoi è stato colpito poichè si trovava nella linea di tiro di un seconda specie, cacciabile. Informato il nucleo guardie venatorie della Sezione LIPU di Venezia, queste si portavano sul posto senza per rintracciare l’autore. L’Airone guardabuoi specie svernante e nidificante all’Oasi di Gaggio è stato appena censito nel numero di 80 esemplari.