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Opere di manutenzione sulle strutture arginali e sponde dei fiumi di competenza

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Chioggia, lottizzazione via del Boschetto. La Lipu scrive al sindaco

Questa Associazione è stata interessata da parte di un socio circa l’imminente costruzione a seguito approvazione di un progetto di urbanizzazione – nuova edificazione, con destinazione residenziale, commerciale, direzionale in località Via Boschetto – Viale Padova – Viale Umbria in Chioggia – Sottomarina. Volontari dell’Associazione hanno effettuato un censimento arboreo ed hanno individuato elementi vegetali di un certo interesse: si annoverano in ottimo stato di salute Tigli, Bagolari, Platani, Olmi, Aceri, Carpini bianchi: oltre la presenza di piante da bacca come  Biancospino,  Rosa canina,  Prugnolo. Tra gli uccelli sono stati censiti il Picchio rosso maggiore, il Picchio rosso minore, il Picchio verde, il Gufo reale, l’Assiolo, la Civetta, la Cinciallegra, la Cinciarella, l’Usignolo, ecc. Tra gli anfibi e rettilli la Raganella, il Rospo smeraldino, la Rana dalmatina, la Rana verde, nonché il Biacco e l’Orbettino“, scrive il delegato Lipu Sez. Venezia, Dott. Gianpaolo Pamio.                                              

“Alcune di queste specie sono inserite negli allegati  della Direttiva Habitat 92/43/CEE e relativa normativa nazionale di recepimento, il cui scopo all’art. 2  è “salvaguardare la biodiversità mediante la conservazione degli habitat naturali, nonché della flora e della fauna selvatiche nel territorio europeo degli Stati membri al quale si applica il trattato”.Da quanto riferito dalla cittadinanza questo sito rappresenta uno dei pochi punti di naturalità nella città di Chioggia che da un esame cartografico appare densamente antropizzata con costruzioni di vario genere, dal residenziale al commerciale, all’artigianale. Viene riportato che i lavori di preparazione del terreno per l’urbanizzazione sono già in corso, arrecando notevole disturbo agli uccelli in pieno periodo di nidificazione, costoro sono tutelati, in detto periodo, dalla Legge 157-1992.

Da un approfondimento delle conseguenze di tale sottrazione dell’area verde in centro città, questa Associazione invita codesta Amministrazione ad una nuova considerazione in quanto:

– sottrarre  aree verdi comporta l’aumento della riflettenza dei raggi solari che non avrebbero l’attuale schermo del verde che evita una loro riverbero;

– un aumento delle aree cementate in luogo del verde porterebbe ad un aumento diretto delle temperature della Città ed al suolo al punto di renderla non usufruibile durante il giorno nel pieno della calura estiva;

– sottrarre vegetazione farebbe aumentare la temperatura di diversi gradi determinando un possibile aumento di richiesta di energia elettrica da parte dei residenti per il funzionamento dei condizionatori, questo potrebbe portare in piena estate ad un diffuso blackout;

– studi di mercato  hanno accertato che il valore delle abitazioni in zone private del verde, perde consistenza anche del 10-15%, le aree alberate od adiacenti  ai punti adibiti a verde hanno rilevanza in termini economici e più facilmente commerciabili;

– maggiore impermeabilizzazione del suolo si traduce in alte criticità in caso di nubifragi intensi che possono accelerare il collassamento della rete acque di bianche di scolo;

– l’ impermeabilizzazione del terreno anche in ambito urbano porta ad un abbassamento naturale delle falde acquifere mancando della necessitata ricarica, con la conseguenza,  nel caso della città di Chioggia di un avanzamento e stabilizzazione del cuneo salino nella acque di falda;

– la sottrazione di spazi verdi in ambito urbano è  in contrasto con le   indicazioni fornite dal WHO Word Health Organization, (Agenzia Speciale dell’ONU).  Viene riportato nel documento interamente reperibile nel sito del WHO (…) lo stile di vita urbano moderno è associato a stress cronico, attività fisica insufficiente, ed esposizione a rischi ambientali antropici. Gli spazi verdi urbani come parchi, parchi giochi, e vegetazione residenziale, possono promuovere la salute mentale  fisica e ridurre la malattia e la mortalità dei residenti urbani offrendo rilassamento psicologico e alleviamento dello stress, stimolando la coesione sociale, sostenendo l’attività fisica e riducendo l’esposizione agli inquinanti, rumore e calore eccessivo. Le nuove scoperte mostrano che gli interventi per aumentare o  migliorare lo spazio verde urbano possono fornire risultati positivi in termini di salute, sociali e ambientali per tutti i gruppi di popolazione, in particolare tra i gruppi di status socio economico inferiore (..).

-Innumerevoli poi sono i benefici delle alberature in Città solo per citarne alcune dal Documento Verde Urbano redatto dalla LIPU sede Nazionale nel 2016(…) Valutazioni economiche, oltre alla quantificazione dei servizi ecosistemici in termini di benefici svolti dal verde urbano, dagli anni ’90 del secolo scorso si sono affermate anche le valutazioni di tipo economico e monetario, che si sono sviluppate soprattutto negli Stati Uniti (McPherson et al., 1997) per poi approdare anche in Europa (Soares et al., 2011).

Oggi esistono software in grado di determinare il valore economico ed ambientale dei benefici apportati dagli alberi e dalla foresta urbana, nonché i modelli dell’impatto economico derivante dai diversi scenari di gestione, di cui un esempio è il CITYgreen©5.0 prodotto nel 1996 da American Forests, che lavora in ambiente GIS. Un altro approccio è il modello UFORE (Urban FORest Effects) uno strumento di calcolo sviluppato alla fine degli anni 1990 dal Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti, sempre per descrivere la struttura del verde urbano e stimare gli effetti della vegetazione sull’ambiente (Siena e Buffoni, 2007). Oggi UFORE è stato ulteriormente sviluppato nel software i-Tree per analizzare la foresta urbana e valutarne i benefici.

Citando qualche esempio applicativo, gli alberi e le foreste urbane negli Stati Uniti rimuovono 17,4 milioni di tonnellate di inquinanti atmosferici, prendendo il 2010 come anno di riferimento (range: 9,0-23,2 milioni di tonnellate). Gli effetti positivi sulla salute umana vengono valutati in 6,8 miliardi di dollari (range: 1,5-13,0 miliardi $). Le conseguenze positive sulla salute pubblica includono la prevenzione di oltre 850 morti, di 670.000 casi di sintomi respiratori acuti, di 430.000 attacchi di asma, ma anche di 200.000 giorni di scuola persi (Nowak et al., 2014).A Chicago negli Stati Uniti gli alberi rimuovono gli inquinanti atmosferici, contribuendo a ripulire l’aria per un valore stimato in 9,2 milioni $/anno. Se la copertura arborea venisse incrementata del 10%, oppure se venissero piantati tre alberi per ogni edificio, si risparmierebbero da 50 a 90 $ per unità abitativa di costi energetici per il riscaldamento e la refrigerazione. Questo poiché gli alberi forniscono ombra, riducono la velocità del vento e inducono un abbassamento delle temperature estive. Considerando un lasso di tempo di 30 anni, il valore attuale netto dei servizi forniti dagli alberi è stimato in 402 $ a pianta e corrisponde a quasi tre volte i costi di manutenzione (McPherson et al., 1997). In California i 929.823 alberi lungo le strade rimuovono annualmente 567.748 t di COequivalente  a contrastare le emissioni di 120.000 auto, per un valore corrispondente a 2,49 miliardi di $. Il valore annuo di tutti i servizi ecosistemici è di 1,0 miliardi di $, pari a 110,63 $ per albero. Se si considera una spesa gestionale di 19,00 $ albero/anno, per ogni dollaro investito si ricavano benefici per 5,82 $ (McPherson et al., 2016).

A Lisbona è stato applicato il programma i-Tree Stratum per quantificare la struttura e le funzioni degli alberi ed il valore dei servizi forniti. Sono stati censiti 41.247 alberi che insieme producono servizi valutati in 8,4 milioni di $/anno. I costi di manutenzione ammontano a 1,9 milioni di $/anno, quindi per ciascun dollaro investito i residenti ricevono 4,48 $ di vantaggi. Il valore del risparmio energetico (6,16 $/albero), la riduzione della CO2 (0,33 $/albero), la riduzione dell’inquinamento atmosferico (5,40 $/albero) e l’incremento di valore della proprietà immobiliare (145 $/albero), portano ad un beneficio complessivo annuale di 204 $/albero, pari ad un beneficio netto di 159 $/albero (Soares et al., 2011).

A Roma Attorre et al. (2005) stimano che i 704.720 alberi portano un vantaggio economico alla città, legato alla rimozione dell’inquinamento dall’aria, di € 1.674.942 l’anno (€ 2376/albero) e che gli alberi immagazzinano nella propria biomassa circa 320 mila tonnellate di carbonio, sequestrando circa 2000 tonnellate di carbonio l’anno.

Una valutazione preliminare dei servizi ecosistemici compromessi in conseguenza di una potatura drastica in aree verdi del lungomare è stata effettuata a Livorno, dove è stata calcolata una presenza di alberi compresa tra 2285 e 8185 esemplari. È stato ipotizzato che la potatura abbia asportato circa metà del volume di vegetazione che era presente, portando ad una perdita di servizi ecosistemici compresa in una forbice tra circa 160.000 a oltre 590.000 euro/anno. A questo sarebbero da aggiungere e quantificare le conseguenze negative al paesaggio, al valore immobiliare, la perdita di biodiversità e il danno in termini educativi, considerando che l’operato di un ente pubblico funge da esempio da seguire per la cittadinanza (Ascani et al., 2016).

Il valore di un albero può essere quantificato anche dal punto di vista economico (monetario), considerando il valore estetico e paesaggistico, quello emotivo e per il benessere dei cittadini, quello storico, sociale, ecologico, ed infine educativo. A Bologna è stato fatto un calcolo da Tugnoli (2010, 2012) riguardante alcuni degli esemplari più prestigiosi (Ippocastano, Cedro dell’Atlante, Bagolaro, Frassino, Platano, Leccio, ecc.) e le cifre  sono comprese da un minimo di 3635 ad un massimo di 27.732 euro. Applicando il metodo C.A.V.A.T. (Capital Asset Value for Amenity Trees) ad alberi monumentali si raggiungono valori economici ornamentali fino a 806.539 euro.(..)

– gli alberi posti in ambito urbano assolvono allo scopo di incamerare anche a terra, inquinanti di ogni categoria favorendo la vivibilità della popolazione, problematiche particolarmente sentite in questo particolare momento storico – sociale per i noti eventi pandemici – bellici. In vista della Giornata Mondiale della Salute, l’OMS, ha pubblicato il 4 aprile2022 lo Status report del Database sulla qualità dell’aria, il più ampio del suo genere, coprendo oltre 6,000 città/insediamenti umani di 117 paesi, e indicando dove i livelli di inquinamento atmosferico e i relativi rischi per la salute sono più elevati,che viene aggiornato ogni 2-3 anni e che per la prima volta inserisce anche le misurazioni al suolo delle concentrazioni medie annuali di biossido di azoto (NO2), un diffuso inquinante urbano, precursore del particolato e dell’ozono.“Le attuali preoccupazioni energetiche sottolineano l’importanza di accelerare la transizione verso sistemi energetici più puliti e sani – ha dichiarato  il Direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus – Gli alti prezzi dei combustibili fossili, la sicurezza energetica e l’urgenza di affrontare le due sfide sanitarie dell’inquinamento atmosferico e del cambiamento climatico – sottolineano la pressante necessità di muoversi più velocemente verso un mondo che sia molto meno dipendente dai combustibili fossili”.

Il presidente Lipu, quindi, chiede una diversa valutazione in accordo con la cittadinanza proponente.

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Calendari venatori regionali, la LIPU diffida le regioni

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Cave di Gaggio Nord Eventi Oasi e riserve

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Notizie dal territorio

Venezia BW, tagli vegetazione sponde di fiumi e canali

Venezia, li 5 giugno 2022

Spett.le Genio Civile Regione Veneto geniocivileve@regione.veneto.it

Spett.le Polizia Metropolitana di Venezia
protocollo@cittametropolitana.ve.it

Oggetto: LIPU Sezione di Venezia – Venezia BW, tagli vegetazione sponde di fiumi e canali

Spett.li Enti in indirizzo,

sono giunte alle istanti Associazioni,  segnalazioni da parte di soci delle scriventi Associazioni del preoccupante taglio della vegetazione a bordo su fiumi e canali. Sono stati documentati con fotografie dei tagli su vegetali  incompatibili con la preservazione di specie ed habitat. Tale attività apporterebbe grave pregiudizio alla conservazione di molte specie di uccelli,  invertebrati, rettili, insetti, piante. La banalizzazione del territorio, la sua frammentazione, la parcellizzazione, l’urbanizzazione, la cementificazione dell’area della Val Padana e l’attività agricola intensiva, hanno determinato che molte specie animali e vegetali, sono sospinte, trovando un minimum di habitat nei pressi dei corsi d’acqua: sovente rimangono gli unici elementi per garantire la loro sopravvivenza. Il taglio della vegetazione riparia nel periodo primaverile e di prima estate ha conseguenze negative nel ciclo biologico della vegetazione medesima in quanto interferisce nell’attività di sviluppo – evolutiva – produzione di semi, per perpetuare il ciclo naturale riproduttivo nonché indispensabile anello biologico del processo alimentare per varie specie animali. 

La vegetazione spontanea ai bordi di fiumi, canali, stagni, rogge rimane indispensabile per la presenza e riproduzione di specie come l’usignolo di fiume, cannareccione, cannaiola comune, cannaiola verdognola, martin pescatore, tarabusino, gallinella d’acqua, ecc.

L’Italia per la propria conformazione orografica è attraversata dalle principali rotte migratorie per Eurasia ed Africa, ogni anno milioni di esemplari di uccelli ripetono il ciclo delle migrazioni e di frequente i corsi dei fiumi rappresentano dei naturali siti ove sostare  per  rifocillarsi oltreché nidificare.

Quanto rappresentato, come il taglio a bordo dello specchio d’acqua, trinciatura di vegetazione acquatica come Carici, Cannuccia e Canna Comune, sfangamento di sedimenti di fondale non hanno nessun fondamento nel controllo dello stato dei manufatti ed acclarata bibliografia in merito ha riportato che la crescita della vegetazione  non rappresenta un ostacolo al deflusso delle acque meteoriche. I fenomeni di piena e riempimento dei corsi d’acqua ed  invasi si verificano dall’autunno in poi,  non troviamo, indi nessuna giustificazione al taglio della vegetazione nel periodo considerato, fermo restando la tutela degli uccelli intenti alla nidificazione cui alla Legge 157/1992 nonché dalla Direttiva 92/43 CEE “Habitat” con relative normative nazionali di recepimento. Alla luce di quanto evidenziato si richiede non sia tagliata la vegetazione in argomento nel periodo dal primo di marzo almeno sino al 15 del mese di agosto.

 Cordialmente,

Il presidente di Venezia BW                Il delegato LIPU Sez. Venezia                                                                

Emanuele Stival                                          Gianpaolo Pamio

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Biacco, il serpente da non temere

Il Biacco (Coluber viridiflavus), è un grande serpente slanciato la colorazione dell’adulto, nelle nostre campagne, è generalmente completamente nera (melanica), da cui il nome dialettale di Carbonasso.  E’ un serpente non velenoso (è completamente sprovvisto di veleno e di denti atti ad iniettarlo) può raggiungere la lunghezza di 150 cm. è amante della luce ed è attivo soprattutto nelle ore diurne. Si difende principalmente con una velocissima fuga. Nel periodo tra aprile e giugno avviene l’accoppiamento e a luglio depone le uova (5-15 deposte sotto le pietre, nelle cavità di tronchi o in buche scavate nel terreno). A fine agosto e durante settembre le uova schiudono e nascono dei piccoli biacchi lunghi 20-25 cm.

Il Biacco (Coluber viridiflavus), è un rettile molto agile e veloce (fino a 11 km all’ora), caccia a vista inseguendo la preda si cibano di lucertole, di piccoli mammiferi, di rane uccelli o di altri serpenti. è il serpente più comune delle nostre regioni e riveste un ruolo nel controllo biologico di insetti, vermi e roditori.

le foto che seguono ritraggono due meravigliosi esemplari di Biacco (Coluber viridiflavus) intenti in un complesso rituale di corteggiamento, una sorta di danza che precede l’accoppiamento.

Specie rigorosamente protetta (Convenzione di Berna all. II)

Foto e testo di Bruno Zavattin

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Informazioni Notizie dal territorio

Mortalità uccelli da impatto su strada

Gia’ dall’inizio di primavera sono giunte alla Sezione LIPU di Venezia diverse segnalazioni di uccelli di varie specie, feriti o uccisi nella viabilità  soprattutto periurbana ed extraurbana. Le famiglie di uccelli più colpite sono gli Ardeidi quale appartengono le specie degli  Aironi, la famiglia dei Rallidi quale ad esempio appartiene la Gallinella d’acqua, investita in quanto cammina a bordo strada in prossimità di aree umide, la famiglia degli Strigidi cui appartiene la Civetta, cui avendo abitudini crepuscolari e notturne rimane abbagliata dai fari dei veicoli. Per quanto riguarda la famiglia degli Ardeidi tra le specie più conosciute annoveriamo l’Airone cenerino, il Tarabuso, il Tarabusino, la Nitticora, la Garzetta, l’Airone guardabuoi, l’Airone bianco maggiore.  Gli Ardeidi hanno la criticità di essere particolarmente vulnerabili nelle collisioni da traffico veicolare, in quanto nell’alzata in volo non hanno inizialmente una traiettoria ben definita e si manifesta incerta, questa rimane una caratteristica della specie. La frammentazione degli habitat, la sottrazione di siepi ed alberi a bordo strada, la vicinanza di canali, rogge, stagni, fiumi rispetto alle strade: tutti fattori che determinano fattori di alta mortalità per gli Aironi. Prendendo in esame l’Airone grigio, questa è una specie svernante e nidificante, è un migratore di medio raggio e la Val Padana ospita tra le più numerose colonie dell’Europa Meridionale, si ciba di pesci, anfibi, bisce l’acqua, piccoli invertebrati. La mortalità di un esemplare adulto in periodo di nidificazione può compromettere l’intera nidiata di giovani aironi che si troverebbero senza sostentamento.

La costruzione di nuove strade,  la crescente urbanizzazione del territorio senza adottare misure di mitigazione e corridoi ecologici per lo spostamento di animali tra territori, sta mettendo in serio pericolo il futuro di alcune specie. Cosa può fare l’automobilista? In prossimità di aree verdi ed umide, cercare di ridurre la velocità del proprio veicolo e nel caso noti un uccello la cui traiettoria incrocia quella della strada percorsa, indipendentemente dal senso di marcia,  ridurre ulteriormente la velocità, anche fermandosi, se notiamo soprattutto uno Strigide che abitualmente si posiziona a terra, in piena carreggiata. In caso di investimento di un animale fermarsi e chiamare un numero di emergenza oppure direttamente di soccorso animali, numero presente nel sito di Sezione www.lipuvenezia.it.

Nelle foto un Airone cenerino Ardea cinerea investito con esiti letali nella zona di Caposile – Venezia, si noti il becco scheggiato da una collisione con un veicolo, che probabilmente viaggiava a forte velocità per cui l’esemplare non è riuscito a commisurare lo spazio – tempo.

Il delegato sezione LIPU Venezia
Dr. Gianpaolo Pamio

Venezia, li 10 maggio  2022

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Guide e manuali Informazioni

Animali, la LIPU lancia una webapp per soccorrere la fauna in difficoltà

Aiuterà a capire cosa fare nel caso di ritrovamento di uccelli o altri animali selvatici feriti.

Ogni anno sono decine di migliaia gli animali soccorsi e ricoverati presso i centri recupero fauna selvatica di tutta Italia. “Cinque richieste della Lipu per migliorare il sistema recupero in tutta Italia”. “Il soccorso della fauna selvatica è una prova della grande sensibilità degli italiani ma al tempo stesso una materia complicata e impegnativa, tra informazioni carenti, amministrazioni non sempre presenti e una normativa che va migliorata. Per questo l’impegno della Lipu crescerà, anche con il nuovo portale informativo per tutti i cittadini”. Lo dichiara la Lipu nel presentare animaliferiti.lipu.it, la webApp realizzata con il contributo della Nando and Elsa Peretti Foundation (https://perettifoundations.org), a disposizione delle persone che trovano un animale selvatico in difficoltà e desiderano prestare soccorso.

Ogni anno sono in effetti decine di migliaia gli uccelli e gli altri animali selvatici, tra cui specie migratrici, a rischio o di particolare interesse conservazionistico, ricoverati nei centri recupero della Lipu e di altre organizzazioni, al fine di curarli e restituirli alla libertà. Molto spesso la filiera del recupero parte da comuni cittadini che, specie in primavera ed estate, si imbattono in rondoni caduti dal nido, falchi feriti, volpi con traumi e molti altri casi analoghi. In queste circostanze, sovente le persone non sanno come comportarsi, tentando a volte invano di rivolgersi direttamente alle amministrazioni pubbliche, che pure dovrebbero disporre di servizi ad hoc, o intervenendo laddove la natura sta semplicemente facendo il proprio corso e ogni ingerenza umana può essere dannosa per l’animale. Ne sono esempio i cuccioli di capriolo o lepre, che devono essere lasciati dove si trovano e non essere in alcun modo toccati, o la maggior parte dei pulcini di uccelli selvatici, che abbandonano naturalmente il nido quando sono ancora incapaci di volare e alimentarsi autonomamente. Contrariamente alle apparenze, questi uccelli continuano a essere seguiti, accuditi e alimentati dai genitori, finché non sono in grado di volare ed essere autonomi.

Per far sì che si evitino errori e in generale si disponga delle informazioni necessarie, è nata la webApp della Lipu animaliferiti.lipu.it, pensata secondo un processo algoritmico che risponderà alle domande più frequenti che i cittadini si pongono: il tipo di animale, le cause della difficoltà in cui versa, il dubbio se raccoglierlo o meno, il pronto soccorso e l’alimentazione di emergenza, le cose assolutamente da non fare e, soprattutto, il centro specializzato più vicino al quale consegnarlo. In questo senso, il sito elenca, divisi per regione, tutti i centri recupero fauna selvatica operanti in Italia, specificando il tipo di attività svolta, gli orari e i contatti, in modo da mettere in condizione i cittadini di svolgere al meglio l’opera meritoria del soccorso e far sì che gli animali siano consegnati ai centri il prima possibile.

“La materia del recupero della fauna in difficoltà è tra le più complicate e impegnative – dichiara Laura Silva, responsabile del Recupero della Fauna della Lipu – pur a fronte della grande sensibilità delle persone che sempre più desiderano aiutare gli animali. Solo nel 2021 la Lipu si è presa cura di 32mila animali selvatici, rispondendo a qualcosa come 107mila richieste telefoniche. I nostri 10 centri recupero sono costantemente impegnati, così come molti dei nostri 100 gruppi e delegazioni locali. “La webApp della Lipu – continua Laura Silva – cui ha contribuito la Nando and Elsa Peretti Foundation, rappresenta uno strumento di grande utilità e persino conforto per le persone, che talvolta si sentono abbandonate a sé stesse. Lo aggiorneremo e arricchiremo costantemente, anche con specifici tutorial, e intensificheremo i corsi di formazione per operatori e volontari. E’ tuttavia necessario che il sistema recupero cresca e migliori in generale, sia sotto il profilo di una normativa uniforme e più efficace, sia sotto quello del sostegno alle associazioni.

“Un passo importante è stata la creazione del Fondo nazionale per il recupero della fauna, previsto dalla legge di Bilancio 2021 e confermato anche quest’anno, che va esteso alle organizzazioni di volontariato che tutelano la fauna e integrato con fondi regionali. Serve tuttavia – conclude Silva – anche un maggiore riconoscimento da parte delle regioni dell’enorme lavoro svolto dai centri, così come un maggior raccordo dei recepimenti normativi regionali, linee guida omogenee nazionali, magari un patentino per gli operatori dei Centri recupero, che potrebbe essere rilasciato da Ispra, e un’attenzione agli aspetti scientifici, di raccolta ed elaborazione dei dati, che possono essere davvero importanti ai fini della conoscenza, della lotta alle illegalità e della conservazione della natura”.

Le 5 richieste della Lipu per migliorare il recupero della fauna selvatica
1. Una cabina di coordinamento tra le regioni italiane sul recupero della fauna selvatica.
2. Un regolamento con linee guida omogenee nazionali emanato dal Ministero della Transizione ecologica.
3. La creazione della figura dell’Operatore del recupero, con patentino rilasciato da Ispra, che supporti veterinari e tecnici esperti.
4. La stabilizzazione del Fondo nazionale per il recupero della fauna, esteso alle organizzazioni di volontariato e ai centri recupero che tutelano la fauna selvatica, ad integrazione dei fondi regionali.
5. L’attenzione agli aspetti scientifici, con l’utilizzo di un database unico per tutti i centri recupero e l’opportuna raccolta ed elaborazione dei dati.

Il recupero della fauna selvatica in 10 cifre

32.719 gli uccelli e altri animali selvatici curati nei centri recupero della Lipu e soccorsi dalle sue oasi, gruppi e delegazioni locali nel 2021.

107.018 le risposte date dalla Lipu alle richieste dei cittadini sul tema della cura e della protezione degli uccelli animali selvatici feriti o in difficoltà nel corso del 2021

10 i centri recupero fauna selvatica gestiti dalla Lipu

706 i volontari attivi all’interno dei Centri recupero della Lipu nel 2021

95.918 le ore dedicate da operatori e volontari della Lipu alla cura della fauna selvatica nel 2021

180 le richieste scritte inviate alle amministrazioni pubbliche competenti in materia nel corso del 2021

36% il tasso di risposta delle amministrazioni pubbliche

1971 l’anno di inaugurazione del primo centro recupero della Lipu (Roma)

1992 l’anno di entrata in vigore della legge nazionale (la n. 157 dell’11 febbraio 1992) che regolamenta la materia

90 i centri recupero presenti nella webApp della Lipu con contatti utili per i cittadini

L’indirizzo della nuova webApp della Lipu per la fauna selvatica in difficoltà animaliferiti.lipu.it.